Il candore di Padre Brown
RECENSIONE DI: Giulia Capacchietti, Ilaria Galafassi e Michelangela Barba
TRAMA:
Il candore di padre Brown è l’antologia che raccoglie i primi 12 racconti delle avventure dell’umile e goffo prete cattolico della contea inglese dell’Essex. Apparentemente innocuo, padre Brown, che appare per la prima volta sulla scena del giallo poliziesco nel 1910, è dotato invece di uno straordinario acume e di rara intelligenza. Il piccolo prete non sembra, a un primo sguardo, avere la stoffa del grande investigatore. Si presenta infatti vestito di nero, con un cappello a larghe falde, con un ombrello che perde continuamente, “con il viso tondo e inespressivo e gli occhi slavati come il mare del Nord”.
Conoscendo però, per sua attitudine ‘professionale’ e per inclinazione personale, i drammi della vita e il genere di uomini pronti a farsi attrarre dal Male, riesce a svelare con la forza della Fede e della Speranza i più oscuri e arditi crimini. Questo personaggio letterario, che fu ispirato allo scrittore da un vero prete, l’irlandese padre O’ Connor, con umiltà e raziocinio osserva ogni dettaglio utile a incastrare il colpevole, spesso spingendolo a consegnarsi alla giustizia. Tra le sue più famose conversioni, la più clamorosa è quella del ladro gentiluomo Flambeau, il quale, abbandonata l’arte del furto per indossare i panni più tranquilli dell’investigatore, diventa grande amico di padre Brown, accompagnandolo in molte delle sue straordinarie avventure.
RECENSIONE:
Quando si affronta la lettura de Il candore di Padre Brown, il personaggio che colpisce subito l’attenzione del lettore è sicuramente quello di Padre Brown.
Inizialmente non sembra il classico protagonista di un libro poliziesco. È un prete basso, dall’aspetto semplice, che non dà per niente l’impressione di essere una persona particolarmente speciale. In alcune situazioni sembra quasi fuori posto. Poi, però, ci si rende conto che osserva tutto con molta attenzione e che spesso capisce cose che gli altri non riescono nemmeno a immaginare.
“Una piccola figura con una grossa testa ingenua, si avvicinò a loro ondeggiando nell’incerta luce lunare, parve per un momento un folletto, ma si rivelò poi l’innocente pretino che avevano lasciato nel salotto.”
Uno degli aspetti di Padre Brown che colpisce maggiormente è il suo modo di ragionare.
Padre Brown conosce il male semplicemente perché conosce gli uomini.
Ha raccolto confessioni, ascoltato giustificazioni e osservato autoinganni; ha imparato che quasi nessuno si considera davvero colpevole e che il criminale, molto spesso, è il primo a costruirsi una buona ragione per sentirsi innocente.
La figura di Padre Brown fu ispirata allo scrittore da un prete realmente esistito, padre O’Connor, un sacerdote cattolico romano di origine irlandese, parroco di San Cuthbert, che l’autore conobbe nel 1903 nello Yorkshire.
Accanto al personaggio di Padre Brown è importante soffermarsi sulla figura di Flambeau. Nei primi racconti è un criminale molto famoso e sembra quasi l’opposto di Padre Brown. È forte, sicuro di sé e molto furbo. La cosa che rende il personaggio più interessante è il suo cambiamento. Dopo aver conosciuto Padre Brown, decide di cambiare vita e alla fine diventa suo amico e collaboratore.
L’autore, Gilbert Chesterton, non presenta le persone come completamente buone o completamente cattive. Flambeau ha fatto delle cose sbagliate, ma questo non significa che debba rimanere per sempre un criminale. Una persona può rendersi conto dei propri errori e scegliere di cambiare.
Altro personaggio importante è Valentin, un investigatore molto intelligente e dotato del classico modo di ragionare degli investigatori. Si affida infatti molto alla logica, alle prove e agli indizi. Padre Brown, invece, arriva alla soluzione in un modo completamente diverso. Questo non vuol dire che sia una persona meno razionale, ma che osserva il comportamento delle persone per capire cosa stiano pensando e il motivo delle loro azioni.
Il confronto tra Valentin e Padre Brown è interessante proprio per questo. Da una parte c’è la logica dell’investigatore, dall’altra la conoscenza dell’animo umano. Forse nessuno dei due metodi è sufficiente da solo. Per risolvere un mistero bisogna avere delle prove, ma bisogna anche capire perché una persona avrebbe potuto comportarsi in un certo modo.
Gli altri personaggi della raccolta sono abbastanza diversi tra loro. Ci sono persone ricche e importanti, militari, aristocratici, persone comuni e personaggi che sembrano avere qualcosa da nascondere. Quasi tutti, in un modo o nell’altro, servono a far capire quanto sia facile sbagliarsi giudicando qualcuno dall’aspetto o dalla prima impressione. È un elemento che ritorna spesso nei racconti: il personaggio che sembra più sospetto magari è innocente, mentre quello che sembra rispettabile può nascondere qualcosa.
Padre Brown è molto interessante non tanto perché è un detective particolarmente geniale, ma perché guarda le persone in un modo diverso. Non si accontenta di quello che vede e non dà subito un giudizio, ma cerca di capire cosa ci sia dietro le azioni degli altri.
Non ha bisogno di dimostrare continuamente di essere intelligente. Osserva, ascolta e aspetta. Non cerca solo di scoprire chi è il colpevole: cerca di capire l’essere umano che c’è dietro al colpevole. E questa è una differenza importante tra lui e la maggior parte degli investigatori presenti nel panorama letterario.
I dodici racconti che compongono il primo libro delle indagini di Padre Brown potrebbero apparire slegati tra loro: non ci sono riferimenti temporali espliciti che li pongano in ordine cronologico, se non il rapporto tra i protagonisti, che appare via via più consolidato, racconto dopo racconto.
Tuttavia, nell’ambientazione e nelle atmosfere si può ravvisare un filo conduttore che li accomuna. Le vicende si svolgono prevalentemente nel Norfolk, tra cupe foreste e fiumi dalle rive paludose, in residenze prestigiose e castelli dai giardini elaborati. Non mancano riferimenti alla vita nelle grandi città, come Londra e Parigi.
Le atmosfere sono a tratti oscure e gotiche, con cieli temporaleschi a sottolineare la malvagità delle azioni (“In un cielo d’ardesia, verde-azzurro cupo, le stelle erano fredde e brillanti come pezzetti di ghiaccio”); a tratti sgargianti, dipinte con colori forti e bagliori dorati che esaltano la bellezza della natura (“il cielo era d’un vivido colore fra l’azzurro e il violetto, notturno ma luminoso”).
Su sfondi così nitidi risalta l’immagine di Padre Brown che Chesterton vuole dare al lettore: un personaggio insignificante, evanescente, che pare sempre fuori luogo e che, in realtà, osserva tutto con grande intelligenza e perspicacia. “Il piccolissimo prete cattolico proveniente da un villaggio dell’Essex” risolve ciascuna indagine strutturando ragionamenti dettagliati, che esplicita poi in monologhi a beneficio dei suoi compagni di viaggio. Casi apparentemente inverosimili trovano così una rapida risoluzione, che Padre Brown fa apparire addirittura come frutto di una semplice intuizione.
Chesterton fa uso di descrizioni molto dettagliate di ambienti e personaggi e la narrazione è ricca di dissertazioni filosofiche e religiose; il ritmo di lettura può quindi risultare poco scorrevole in alcuni passaggi.
Tra i pregi del libro c’è, anzitutto, l’originalità assoluta del protagonista. Padre Brown è piccolo di statura, miope, dimesso, apparentemente distratto. Insomma, è il tipo d’uomo che, in un romanzo poliziesco, potrebbe ambire al massimo al ruolo di vittima, ma G. K. Chesterton lo rende protagonista.
Il candore di Padre Brown è la prima raccolta dedicata al sacerdote-investigatore, il piccolo prete che dimostra di essere all’altezza e, anzi, per certi aspetti, di superare i detective della sua epoca. Il delitto è presentato come una possibilità inscritta nella natura umana.
Chesterton propone un’idea nuova del crimine, visto come un evento inscritto nella natura umana, e costruisce racconti in cui il mistero nasce da uno scarto di prospettiva: l’impossibile diventa possibile perché il lettore, esattamente come i personaggi, ha dato per scontato qualcosa che non avrebbe dovuto dare per scontato. Il meccanismo è quello del paradosso, in cui Padre Brown si muove con straordinaria naturalezza: un dettaglio apparentemente innocuo può rivelarsi decisivo e ciò che tutti hanno visto può essere, paradossalmente, la cosa che nessuno ha guardato davvero.
Padre Brown resta un detective irripetibile proprio perché la sua capacità investigativa coincide con la sua visione morale del mondo.
C’è poi la scrittura di Chesterton, capace di trasformare ogni racconto in un piccolo teatro dell’assurdo, dove atmosfere, ironia, ma anche riflessione etica e filosofica, convivono senza mai diventare “di troppo”. E, soprattutto, capace di lasciare al lettore la sensazione che dietro ogni delitto si nasconda una domanda esistenziale più grande del delitto stesso.
Il lettore contemporaneo, tuttavia, può trovare alcune soluzioni poco soddisfacenti sul piano della sfida investigativa. Non sempre possediamo tutti gli elementi necessari per arrivare alla risposta insieme a Padre Brown: spesso Chesterton preferisce sorprenderci piuttosto che metterci realmente in condizione di battere il detective. Alcuni racconti risultano inevitabilmente più efficaci di altri e certi personaggi, costruiti come figure quasi allegoriche, possono apparire oggi meno convincenti sul piano della verosimiglianza psicologica. Va infine ricordato che il libro conserva, com’è comprensibile, vari stereotipi e pregiudizi propri dell’epoca, che potrebbero risultare disturbanti per un lettore contemporaneo.
Eppure, Il candore di Padre Brown continua a meritare il suo posto tra i classici fondamentali del giallo.
TITOLO ORIGINALE: The Innocence of Father Brown
EDITORE: Newton Compton
PAGINE: 399
ANNO DI PUBBLICAZIONE originale: 1911
AUTORE: Gilbert Keith Chesterton

(Londra 1874 – Beaconsfield, Buckinghamshire, 1936) romanziere, giornalista e critico inglese. Scrittore attivissimo e assai popolare, si servì di uno stile ironico e ricco di paradossi per criticare, in nome dei valori tradizionali, il materialismo della società industriale. Oggi la sua fama è legata ai romanzi polizieschi, protagonista il sacerdote padre Brown.
Tra i più noti, L’uomo che fu Giovedì (The man who was Thursday, 1908), L’innocenza di padre Brown (The innocence of father Brown, 1911), La saggezza di padre Brown (The wisdom of father Brown, 1914), Il segreto di padre Brown (The secret of father Brown, 1927). In essi un bonario moralismo non nuoce alla verve dell’intreccio e delle situazioni. Notevoli anche gli scritti saggistici, tra cui L’età vittoriana nella letteratura (The victorian age in literature, 1913).





