La spinta

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La spinta

RECENSIONE DI: Beatrice Orrù

TRAMA:

È la Vigilia di Natale e Blythe è seduta in macchina a spiare la nuova vita di suo marito. Attraverso la finestra di una casa estranea osserva la scena di una famiglia perfetta, le candele accese, i gesti premurosi. E poi c’è Violet, la sua enigmatica figlia, che dall’altra parte del vetro, a sua volta, la sta fissando immobile. Negli anni, Blythe si era chiesta se fosse stata la sua stessa infanzia fatta di vuoti e solitudini a impedirle di essere una buona madre, o se invece qualcosa di incomprensibile e guasto si nascondesse dietro le durezze e lo sguardo ribelle di Violet.

Quando ne parlava con Fox, il marito, lui tagliava corto, tutto era come doveva essere, diceva. Era cominciata così, o forse era cominciata molto prima, quando era stata lei la bambina di casa. Blythe ora è pronta a raccontare la sua parte di verità, e la sua voce ci guida dentro una storia in cui il rapporto tra una madre e una figlia precipita in una voragine di emozioni, a volte inevitabili, altre persino selvagge. Un tour de force che pagina dopo pagina stilla tutto quel che c’è da sapere quando una famiglia, per preservare la sacralità della forma, tace. Viscerale, onesto fino alla brutalità, “La spinta” è un viaggio ipnotico e necessario nella psiche di una donna a cui nessuno è disposto a credere.

RECENSIONE:

Il romanzo si apre con un prologo in cui una donna osserva una famiglia riunita per la Vigilia di Natale. Fin dalle prime righe, la scena assume un’atmosfera inquietante, lasciando al lettore la sensazione che, fuori dalla casa, si nasconda uno stalker che sta osservando la famiglia. Dopodiché, “La Spinta” inizia ad addentrarsi nella vita di Blythe, la protagonista, conducendo il lettore in un viaggio a ritroso nel suo passato.

La sua storia, infatti, si intreccia inevitabilmente con quella delle donne della sua famiglia: prima la madre, poi la nonna, figure che hanno lasciato in lei ferite e modelli comportamentali difficili da spezzare. Ashley Audrain ricostruisce così, poco alla volta, una sorta di eredità familiare fatta di paure, aspettative e rapporti conflittuali, mostrando quanto il passato possa continuare a influenzare il presente. Arriviamo all’incontro con Fox, l’uomo che diventerà suo marito. La loro relazione segna l’inizio di una nuova fase nella vita di Blythe, quella in cui si trova a confrontarsi con l’amore, il matrimonio e, soprattutto, con l’idea di maternità.

Durante tutto il percorso della maternità, Ashley Audrain dà voce alle paure più profonde e spesso indicibili che possono attraversare una donna in una delle fasi più delicate della propria vita. La maternità, in “La Spinta”, non viene raccontata soltanto come un’esperienza di amore e complicità, ma anche come un territorio pieno di dubbi, insicurezze e timori. Blythe si confronta innanzitutto con la paura di non riuscire a creare un legame autentico con la figlia che porta in grembo. A questa si aggiunge il timore, ancora più doloroso, di non essere il genitore preferito, di vedere il proprio figlio cercare nell’altro genitore quella complicità e quell’affetto che lei non riesce a dare.

Le paure di Blythe, con il tempo, sembrano trasformarsi in realtà. La maternità si trasforma così in un’esperienza segnata dal senso di inadeguatezza, dalla solitudine e dal dubbio. Con la crescita di Violet, inoltre, le inquietudini di Blythe sembrano trovare nuove conferme. La bambina appare sempre più difficile da gestire e, agli occhi della madre, manifesta atteggiamenti meschini e crudeli, non soltanto nei suoi confronti, ma anche verso gli altri bambini. Questi episodi convincono Blythe che ci sia qualcosa di diverso, quasi di inquietante, nella figlia.

Ma è proprio qui che “La Spinta” diventa particolarmente interessante: “sembra” è la parola chiave. Il confine tra ciò che accade realmente e ciò che Blythe percepisce è estremamente sottile. Ashley Audrain costruisce infatti la narrazione attraverso il punto di vista della protagonista, costringendo il lettore a guardare Violet attraverso i suoi occhi e, di conseguenza, a mettere continuamente in discussione ciò che legge. Non possiamo mai essere completamente certi che gli episodi raccontati siano accaduti esattamente nel modo in cui Blythe li descrive o che siano filtrati dalle sue paure, dalle sue insicurezze e dalla fragilità psicologica che attraversa il periodo successivo alla nascita della figlia.

La sua esperienza della maternità “sembra” essere segnata anche dalla depressione post-partum, che rende ancora più difficile distinguere la realtà dalla percezione. Ed è proprio questa ambiguità a rendere la storia così inquietante: il lettore non sa mai fino a che punto può fidarsi dei racconti di Blythe. Ciò che racconta è la realtà dei fatti oppure la sua personale interpretazione degli eventi? Violet è davvero una bambina diversa e disturbante, oppure è Blythe a leggerne ogni comportamento in una determinata direzione? Il romanzo diventa sempre più claustrofobico e ancora una volta Ashley Audrain lascia il lettore sospeso tra ciò che realmente succede e ciò che Blythe crede, mantenendo fino alla fine quella sottile e inquietante ambiguità che attraversa tutta la storia.

In conclusione, “La Spinta” è un romanzo che va ben oltre il racconto di una maternità difficile. Ashley Audrain mette in discussione l’idea stessa che esista un istinto materno naturale, immediato e sempre accompagnato da un amore incondizionato. Attraverso Blythe, ci mostra invece tutte quelle emozioni che spesso vengono nascoste: il senso di inadeguatezza, la paura di non essere una buona madre e il timore di non amare abbastanza i propri figli. A rendere il tutto ancora più inquietante è il modo in cui la storia viene raccontata. Blythe è la nostra unica guida e, proprio per questo, non possiamo mai essere completamente certi di ciò che vediamo.

Il lettore è costretto a muoversi continuamente sul confine tra realtà e percezione, chiedendosi quanto di ciò che accade appartenga ai fatti e quanto invece alla fragilità della protagonista. Il romanzo diventa così anche una riflessione sull’eredità familiare e sui modelli che si tramandano di generazione in generazione. Blythe porta dentro di sé la storia della madre e della nonna e cerca disperatamente di non ripetere i loro stessi errori, ma proprio nel tentativo di sfuggire a quel passato finisce per esserne ancora più condizionata. Ed è forse questo l’aspetto più interessante e disturbante di “La Spinta”: non offre risposte semplici e non permette al lettore di stabilire con certezza chi abbia ragione.

TRADUZIONE: Isabella Zani

TITOLO ORIGINALE: The push

EDITORE: Rizzoli

PAGINE: 348

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2021

AUTORE:

Ashley Audrain

Ashley Audrain è una scrittrice canadese nata nel 1982 e residente a Toronto insieme al compagno e ai due figli. Prima di dedicarsi completamente alla scrittura, ha lavorato per diversi anni nel settore editoriale come capo ufficio stampa di Penguin Books Canada. Nel 2021 ha esordito con il romanzo “La spinta” (The Push), edito in Italia da Rizzoli. Il libro è diventato un bestseller internazionale, tradotto in oltre 30 paesi, e i suoi diritti televisivi sono stati acquistati dai produttori di “C’era una volta a… Hollywood”. Nel 2023 ha pubblicato il secondo romanzo, intitolato Sussurri (The Whispers), sempre edito da Rizzoli, confermando il suo stile incentrato sul thriller domestico.

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