Il fantasma di Sarah Moore
TRAMA:
Dower House, lussureggiante e irresistibile, attira le persone come la luce con le falene. Tra coloro che cadono sotto il suo incantesimo ci sono James Boyce e sua moglie Nemo, che decidono di acquistarla, e Harry Harris, che finisce per rimanere affascinato sia dalla casa che dalla sua nuova proprietaria. Ma una serie di eventi inquietanti sembra corrompere questo paradiso… Alla festa inaugurale dei Boyce, compare un ospite inatteso: Sarah Moore, attrice abbagliante, bellissima, lussuriosa, assassina… e morta da centocinquant’anni. Quando Nemo inizia a mostrare strani cambiamenti, Harry, perdutamente innamorato di lei, viene trascinato in una spirale tragica, sempre più soffocante e forse letale.
RECENSIONE:
Nel 1976 Rosalind Ashe pubblicava in Inghilterra un romanzo dal titolo essenziale e già profetico, Moths: falene. Poi il silenzio, quello lungo e ingiusto che il tempo riserva ai libri troppo eleganti per il mercato dell’orrore e troppo inquieti per quello del romanzo sentimentale. Oggi Il fantasma di Sarah Moore torna a circolare con la grazia ambigua delle cose che non erano mai morte davvero: un classico dimenticato del gotico novecentesco che parla di desiderio, possesso e rovina con una lucidità sorprendentemente moderna.
Prima ancora delle persone, a reclamare la scena è una dimora. Dower House ha la bellezza opulenta dei luoghi che promettono riparo mentre preparano la trappola: stanze piene di luce, giardini rigogliosi, un’armonia che sembra fatta apposta per chi vi si avvicina. Il titolo originale consegna la chiave dell’intera metafora. Chi entra nel suo raggio d’attrazione somiglia a una falena che danza intorno alla lampada, forse consapevole del calore, comunque incapace di allontanarsi.
James Boyce e la moglie Nemo la acquistano con l’entusiasmo di chi crede di aver trovato un paradiso privato. Accanto a loro si muove Harry Harris, che di quel paradiso diventa presto il testimone più coinvolto: sedotto dalla casa, finisce per innamorarsi perdutamente della sua nuova padrona. Ashe disegna un triangolo fatto di sguardi trattenuti e desideri taciuti, lasciando intuire fin dall’inizio quanto la passione di Harry sia già, in germe, una forma di cecità.
La crepa si apre durante la festa inaugurale dei Boyce, quando tra gli invitati compare un’ospite che nessuno ha chiamato. Sarah Moore è un’attrice abbagliante e lussuriosa, con un passato macchiato di sangue e un dettaglio che rende la sua presenza insostenibile: è morta da centocinquant’anni. Che il fantasma appartenga a un’attrice è tutt’altro che un vezzo. Sarah porta con sé il teatro, la maschera, l’arte di indossare vite altrui, e più che apparire sembra cercare un palcoscenico su cui tornare a recitare.
È Nemo a pagarne il prezzo. I cambiamenti che la attraversano sono dapprima sottili, quasi equivocabili, poi sempre più difficili da ignorare. E il nome stesso della donna, che in latino significa «nessuno», suona come un presagio: un’identità vuota, disponibile, pronta ad accogliere chi reclama un corpo. Harry assiste alla metamorfosi senza riuscire a nominarla, trascinato in una spirale sempre più soffocante in cui l’amore smette di essere salvezza e scivola lentamente nella complicità.
Il merito più alto di Rosalind Ashe sta nel rifiuto di sciogliere il nodo. Possessione o suggestione, presenza reale o proiezione di desideri inconfessati: il lettore resta sulla soglia, come davanti alla governante del Giro di vite di Henry James. Il paragone con Daphne du Maurier, spesso evocato a proposito di questo romanzo, trova qui la sua giustificazione più profonda. Come in Rebecca, una donna assente domina i vivi più di quanto i vivi sappiano dominare se stessi, e la casa diventa il teatro in cui il passato esercita il proprio diritto di replica.
La scrittura procede per accumulo di atmosfera: periodi distesi, descrizioni sensuali, un erotismo più alluso che mostrato che conferisce alla paura una temperatura insolita, quasi febbrile. Il ritmo, volutamente lento, chiede al lettore abituato alle accelerazioni del thriller contemporaneo un piccolo atto di fiducia; chi lo concede viene ripagato da una tensione che cresce pagina dopo pagina, fino a togliere il respiro.
Il fantasma di Sarah Moore conferma quanto sia prezioso il recupero delle opere che il tempo ha relegato ai margini, e quanto il gotico, quando è scritto con questa misura, sappia raccontare il presente meglio di molti romanzi nati ieri. Rosalind Ashe consegna una storia di seduzione e di rovina in cui la paura ha il profumo di una stanza rimasta chiusa troppo a lungo.
Le falene non scelgono la luce: ne sono scelte. E certe case, come certi fantasmi, sanno attendere con pazienza la notte giusta per accendersi di nuovo.
Consigliato agli amanti di Daphne du Maurier e di Shirley Jackson, a chi ha amato le ambiguità del Giro di vite; a chi cerca nel gotico la lenta vertigine del desiderio più che lo spavento facile, e a chi sospetta che le case, come le persone, possano custodire una memoria e una volontà.
Traduzione: Eleonora Motta
Titolo originale: Moths
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 256 pagine
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Rosalind Ashe (1931 – 2026) è nata in Giamaica, poi ha studiato in Canada e poi a Oxford. In seguito, ha trascorso un periodo negli Stati Uniti e in Italia, per poi stabilirsi nell’Oxfordshire e a Londra. La passione per la scrittura arriva quando è ormai adulta, ma da quel momento non la abbandona più. Da lì in avanti diventa un’autrice instancabile, e costruisce un’opera ricca e variegata che affonda spesso le radici nel romanzo gotico-sentimentale, pur non esitando a spingersi verso territori più oscuri, dominati da ombre, ossessioni e da una suspense intensa e tipicamente horror, diventando una delle voci più rappresentative del genere. La Newton Compton ha pubblicato Il fantasma di Sarah Moore.