Shutter Island
RECENSIONE DI: Barbara Casavecchia
TRAMA:
L’agente federale Teddy Daniels è appena salpato in traghetto dalla città e già l’orizzonte gli si ribalta addosso. Tutto gira intorno e gli rimesta nei visceri. È il mal di mare. Quel mare che fin da bambino vedeva come un buco nero e che oggi gli appare altrettanto ostile, mentre l’isola verso cui è diretto, Shutter Island, si avvicina. E avvicinandosi rivela la struttura dell’Ashecliffe Hospital, l’istituto psichiatrico in cui sono ricoverati pazienti affetti da gravi patologie psichiche. Insieme al collega Chuck Aule, Daniels è stato chiamato sull’isola a indagare sulla scomparsa di un’ospite della clinica,
Rachel Solando, internata dopo essersi macchiata dell’orrenda uccisione dei suoi tre figli.
Teddy è un giovane e brillante agente, ma la sua vita è già segnata dalla morte della moglie, avvenuta in un incendio divampato nella loro casa. Le immagini delle fiamme e del volto di lei abitano la sua mente e scandiscono anche la sua non facile missione.
Tra risposte elusive, sguardi diffidenti e testimoni ambigui, Teddy si muove in un crescendo di sospetti, mentre una violenta tempesta si abbatte sull’isola, tagliandola fuori dal resto del mondo. Tutto ricomincia a girare intorno. Ma questa volta non è il mal di mare.
RECENSIONE: Ad agosto il New York Times Book Review ha pubblicato la classifica The 50 Best Thrillers of the 21st Century di cui vi abbiamo parlato qui . Per compilarla il quotidiano ha interpellato 291 esperti del settore, giallisti, editori, critici, librai e bibliotecari; ognuno di loro ha quindi dovuto indicare i propri dieci thriller preferiti dal 2000 in poi. Dennis Lehane è uno dei protagonisti indiscussi della classifica con Mystic River al secondo posto e L’isola della paura al diciassettesimo. È quindi per noi una buona occasione per tornare a parlarvi di questo romanzo e del suo adattamento cinematografico.
La storia si svolge nel 1954. Gli agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule sbarcano su Shutter Island, dove si trova l’Ashecliffe Hospital, un ospedale psichiatrico destinato alla detenzione e cura di criminali psicopatici e pericolosi. I due sono incaricati di investigare sulla scomparsa di Rachel Solando, una paziente rinchiusa lì per aver ucciso i suoi tre figli. Poco dopo il loro arrivo un uragano si abbatte sull’ isola impedendo a chiunque di lasciarla e complicando il compito degli agenti.
Da qui la trama si sviluppa in un crescendo di tensione, con colpi di scena che mantengono alta l’attenzione del lettore. I medici sono cortesi ma reticenti, le guardie evasive, i pazienti dicono mezze frasi che sembrano avvertimenti. L’isola diventa un personaggio a tutti gli effetti, con le scogliere, il faro dove nessuno può entrare, il padiglione C riservato ai casi più gravi. L’ambientazione claustrofobica amplifica il senso di paranoia dell’agente Daniels e suggestiona anche chi legge.
Dennis Lehane però non si ferma al meccanismo del thriller, esplora anche temi profondi come la sanità mentale, la guerra e i traumi personali, creando un intreccio complesso e avvincente. La sua scrittura è incisiva e coinvolgente, capace di descrivere i sentimenti e le sofferenze del protagonista e di trasmettere le emozioni dei personaggi e l’angoscia dell’ambientazione.
La genesi del libro è curiosa. Da ragazzino uno zio portò lui e il fratello a vedere un ex manicomio vicino a Boston, e per far loro uno scherzo raccontò che nelle notti più fredde vi si aggiravano i fantasmi dei detenuti. Anni dopo, l’autore si svegliò alle quattro del mattino con l’intera trama in testa, anagrammi e finale compresi, e scrisse il romanzo in quattro mesi.
Il finale di Shutter Island è sorprendente e lascia il lettore con molte domande, invitandolo a riflettere sugli argomenti trattati. Senza spoilerare troppo, il romanzo si conclude con una rivelazione che mette in discussione tutto ciò che il protagonista, Teddy Daniels, e il lettore hanno creduto fino a quel momento. La conclusione è volutamente ambigua, permettendo diverse interpretazioni e spingendo il lettore a riconsiderare gli eventi del romanzo sotto una nuova luce.
Nel 2010 Martin Scorsese porta la storia sul grande schermo, con Leonardo Di Caprio nel ruolo di Teddy, Mark Ruffalo del suo partner e Ben Kingsley del primario, incassando oltre 294 milioni di dollari. Scorsese è rimasto fedele all’atmosfera del romanzo: il film è cupo, piovoso, pieno di corridoi bui e di luci fredde, e anche la colonna sonora dà a ogni scena un senso di minaccia costante.
La differenza tra il romanzo e il film consiste principalmente nel modo in cui raccontano la storia: il libro dà spazio ai pensieri di Teddy, ai ricordi familiari, al clima di sospetto della Guerra fredda e ai giochi di cifrari che punteggiano l’indagine. Nel film, invece, l’attenzione si sposta sul piano visivo: i flashback di Dachau e le visioni della moglie avvolta dalla cenere diventano le sequenze più memorabili, rendendo tangibile ciò che nel romanzo resta affidato alla parola scritta.
La differenza più importante riguarda però l’ultima scena. Nel film c’è una battuta che nel libro non esiste, una domanda che Teddy pone al suo interlocutore: “È meglio vivere da mostro o morire da uomo per bene?”. È diventata la frase simbolo del film, ma a Dennis Lehane non è mai piaciuta. Durante una masterclass alla Festa del Cinema di Roma del 2024 ha spiegato che, secondo lui, tradisce il romanzo, che lascia al lettore un dubbio molto più aperto. Lo scrittore ha detto che voleva che la storia si chiudesse nella paranoia, esattamente com’era cominciata, perché gli anni Cinquanta sono stati anni di paranoia. Quella battuta, invece, orienta lo spettatore verso un’interpretazione precisa, e trasforma l’ambiguità del libro in una scelta morale del protagonista.
Il romanzo resta quindi l’unico posto dove l’enigma di Teddy Daniels rimane davvero aperto, ed è probabilmente per questo che, a più di vent’anni dall’uscita, è ancora capace di conquistare un posto tra i migliori thriller del secolo.
TRADUZIONE: Fabiano Massimi
TITOLO ORIGINALE: Shutter Island
EDITORE: TEA
PAGINE: 379
ANNO DI PUBLICAZIONE: 2003 – prima pubblicazione in Italia 2005
AUTORE:

Dennis Lehane (Dorchester, 4 agosto 1965) è uno scrittore, sceneggiatore, produttore cinematografico e produttore televisivo statunitense. Di origine irlandese, vive a Boston, dove ha ambientato quasi tutti i suoi romanzi. Dopo aver fatto i mestieri più disparati, si è dedicato interamente alla scrittura. Insegna scrittura creativa all’Università di Harvard. È anche autore di un testo teatrale, Coronado. Tra i suoi romanzi, tradotti in molte lingue e pubblicati in tutto il mondo, ricordiamo in particolare Mystic River da cui Clint Eastwood ha tratto l’omonimo film che ha fatto guadagnare l’oscar come miglior attore protagonista a Sean Penn e l’oscar come miglior attore non protagonista a Tim Robbins. Tra gli altri: Shutter Island, Gone Baby Gone, Ogni nostra caduta, Tutti i miei errori, Mystic River. Dopo quel successo molti altri romanzi di Lehane hanno suscitato l’interesse di importanti registi
UNA FRASE CHE IDENTIFICHI IL LIBRO: La violenza è in noi. Proviene da noi. È ciò che facciamo con più naturalezza, più ancora che respirare. Dichiariamo guerra. Facciamo sacrifici. Saccheggiamo e distruggiamo e strappiamo la carne dei nostri fratelli.





