Stephen King e la follia umana
Recensione di: Sabrina Campagna, Federica Salzano e Giulia Capacchietti
Per questo speciale di Halloween, ci addentriamo in uno dei territori più affascinanti e inquietanti della letteratura contemporanea: la mente umana secondo Stephen King. Se l’horror classico ci ha abituati a mostri, vampiri e creature della notte, l’intramontabile “Re del Brivido” ci ricorda costantemente che l’orrore più profondo non nasce sempre dal soprannaturale, ma dalle crepe della psiche, dall’isolamento, dal trauma e dall’ossessione. Analizziamo tre delle sue opere più iconiche: The Shining, Carrie e Misery, per capire come la follia possa assumere volti diversi, ma sempre devastanti.
The Shining: La maschera, l’isolamento e la spinta dell’Overlook
The Shining di Stephen King è molto più di un romanzo horror: la protagonista assoluta del racconto è la mente umana, le sue fragilità e il confine tra bene e male. Attraverso la famiglia Torrance, King mostra come la paura non derivi soltanto dal soprannaturale, ma anche da ciò che si nasconde dentro le persone.

Jack Torrance, scrittore fallito che tenta di liberarsi dalla dipendenza dall’alcool, insieme alla moglie Wendy e al figlio Danny, si trasferisce nell’Overlook Hotel per lavorare come custode durante l’inverno. Quello che avrebbe dovuto essere un nuovo inizio si trasforma in un incubo. L’hotel, lentamente ma inesorabilmente, risveglia le parti più oscure di Jack, portandolo a perdere progressivamente il controllo.
Uno dei temi principali del libro è la doppia faccia, soprattutto quella di Jack. Da una parte c’è un uomo che vuole cambiare, recuperare il rapporto con la famiglia e lasciarsi alle spalle l’alcolismo; dall’altra c’è una persona piena di rabbia e violenza repressa. Questo contrasto si collega al tema della maschera, cioè l’immagine che si mostra agli altri per nascondere ciò che si è veramente. Jack cerca di apparire come un padre migliore, ma dentro di sé continua a combattere contro i propri demoni. L’Overlook finisce per amplificare le sue debolezze, facendo emergere ciò che aveva sempre cercato di nascondere.
Il personaggio più importante del romanzo è Danny, il figlio di Jack. Danny è dotato della cosiddetta “aura”, lo shining, la capacità di percepire pensieri, presenze e avvenimenti che gli altri non vedono.
Il suo rapporto con il tempo è particolare: passato, presente e futuro sembrano sovrapporsi, e le sue visioni gli fanno vedere il pericolo prima ancora che si avveri. Questo aspetto può essere interpretato anche come una rappresentazione della sensibilità infantile, attraverso cui Danny intuisce le tensioni familiari e la violenza che gli adulti cercano di nascondere. In questo contesto si inserisce Tony, l’amico immaginario che tutti i bimbi hanno, ma che in realtà rappresenta la parte più profonda della mente di Danny, che funge da guida e che cerca di avvertirlo e di proteggerlo.
L’Overlook Hotel, inoltre, ha un significato simbolico: non è soltanto un luogo infestato, ma rappresenta il passato che ritorna e le debolezze che non vengono affrontate. Nonostante la sua eleganza, nasconde qualcosa di oscuro, quasi a simboleggiare che la rabbia e il dolore possano trasformarsi in qualcosa che può distruggere se non vengono affrontati.
Da questo romanzo fu tratto, nel 1980, il film di Stanley Kubrick che riprende la stessa storia, ma ha differenze importanti. Nel libro, Jack è un personaggio più complesso, combattuto tra il desiderio di essere un buon padre e la propria aggressività. Nel film, invece, l’interpretazione di Jack Nicholson lo rende inquietante fin dall’inizio, facendo sembrare la sua follia già presente. Anche Wendy, interpretata da Shelley Duvall, viene rappresentata come una donna fragile, mentre nel romanzo è più determinata. Inoltre, Kubrick punta soprattutto sulle immagini e sull’atmosfera, mentre Stephen King approfondisce maggiormente i pensieri e le emozioni dei personaggi.
The Shining è, dunque, un’opera che va oltre l’horror; parla della famiglia, della violenza, del passato e della difficoltà di conoscere davvero le persone. La doppia faccia di Jack, le visioni di Danny e il significato di Tony mostrano quanto sia difficile distinguere la realtà dalle proprie paure. La cosa più inquietante del romanzo, infatti, è la possibilità che il male si nasconda dietro un volto familiare e una maschera apparentemente innocente.
Carrie: Il peso del fanatismo e la pazzia del branco
Carrie la matta. Carrie la stramba. Carrie che vive fuori dal mondo dei suoi coetanei, chiusa in una bolla di ignoranza e fanatismo religioso talmente esasperato da sfociare nella violenza psicologica. Questo e molto altro è Carrie, primo romanzo di Stephen King, uscito nel 1974 e passato mai di moda, tanto da tornare più e più volte anche sui nostri schermi in chiave cinematografica e televisiva.
Carrie White è un’adolescente che racchiude in sé una forza telecinetica devastante e incontrollabile. Cresciuta con una madre bigotta in un ambiente circoscritto e soffocante, la ragazza si ritrova ogni giorno davanti a un impietoso confronto con i suoi compagni di scuola, che la prendono ripetutamente di mira per il suo essere timida, introversa e fuori dagli schemi. La punta dell’iceberg di questa escalation di bullismo verrà toccata durante il ballo della scuola di fine anno, quando la compagna Chris Hargensen le tenderà l’ennesimo scherzo di cattivo gusto per umiliarla di fronte a tutti. È in quel momento che la furia di Carrie si manifesterà seminando orrore e distruzione, giungendo a un epilogo tragico e desolante.
Il romanzo, condensato in poco più di 200 pagine, si lascia leggere nel giro di qualche ora, grazie anche alle accurate descrizioni di Stephen King e al taglio fortemente giornalistico (molti episodi vengono raccontati a partire da stralci di articoli di cronaca ed estratti da rapporti ufficiali della polizia).

Il medesimo stile si ritrova nella nuova serie TV uscita il 07/10/2026 e disponibile su Amazon Prime Video. La serie, intitolata semplicemente Carrie, parte dal romanzo del “re” mantenendo ben a fuoco i punti principali ed estendendone la portata dalla piccola cittadina di Chamberlain al mondo intero: se il romanzo di King, ambientato negli anni ’70, aveva un impatto più ristretto e limitato, la serie di oggi si fa invece portavoce di un bullismo che è diventato cyberbullismo. Così, anche gli scherzi più innocenti vengono immediatamente condivisi e ripostati sui social network, ampliando e moltiplicando le umiliazioni ai danni della sfortunata protagonista (e non solo), che viaggiano veloci sul web diventando virali e fuori controllo.
Del romanzo di Stephen King esistono anche altre trasposizioni: la più celebre è indubbiamente Carrie – Lo sguardo di Satana, film di Brian De Palma del 1976 (che viene citato anche in una scena della nuova serie). Uscito a pochi anni di distanza dalla pubblicazione del libro, il film di De Palma è decisamente più fedele all’originale e ne segue l’andamento in maniera abbastanza lineare anche se, come spesso accade nelle riscritture filmiche, alcuni elementi sono stati modificati (come l’aspetto fisico di Carrie) o cambiati (come la sorte della madre).
Un altro remake, meno noto rispetto al film di De Palma, è Lo sguardo di Satana – Carrie del 2013 di Kimberly Peirce, con Julianne Moore nel ruolo della madre di Carrie. Delle varie trasposizioni qui citate, quella in onda su Prime Video è probabilmente la più “distante” dal romanzo: pur restando molto fedele al taglio documentaristico del libro e alle vicende narrate da King, vengono introdotti alcuni elementi e personaggi nuovi, funzionali all’apertura verso una possibile seconda stagione (non ancora confermata), ma un po’ forzati e non del tutto necessari.
Ad ogni modo, prima di legarsi allo schermo (cinematografico o televisivo che sia), il consiglio è di leggere prima di tutto il romanzo, che non si configura solo come l’opera prima di Stephen King, ma anche e soprattutto come uno dei più imponenti romanzi del brivido del XX secolo: una pietra miliare che ancora oggi fa riflettere e risulta sempre attuale per le sue tematiche.
Misery: L’ossessione pura e la prigione della mente
Se in The Shining la follia nasce dall’isolamento e dai demoni interiori, e in Carrie dalla sofferenza soffocante e dal fanatismo, in Misery (pubblicato nel 1987) Stephen King porta la follia umana al suo livello più puro, spietato e privo di qualsiasi elemento soprannaturale. Qui non ci sono fantasmi o poteri telecinetici: il mostro è una persona in carne e ossa, e l’incubo nasce dall’ossessione scellerata e dal bisogno patologico di controllo.

La storia vede protagonista Paul Sheldon, celebre scrittore diventato famoso per una serie di romanzi rosa di grande successo incentrati sul personaggio di Misery Chastain. Desideroso di affrancarsi da questo personaggio e di dedicarsi a una letteratura più “alta”, Paul decide di far morire Misery nell’ultimo libro. Poco dopo aver terminato il suo nuovo romanzo, lo scrittore rimane vittima di un terribile incidente stradale durante una bufera di neve. A salvarlo dalle lamiere è Annie Wilkes, un’ex infermiera che lo porta a casa sua invece di trasportarlo in ospedale. Annie dichiara di essere la sua «ammiratrice numero uno», ma quello che sembra un miracoloso salvataggio si trasforma rapidamente in un sequestro di persona sadico e straziante. Quando scopre che Paul ha ucciso la sua amata Misery nell’ultimo libro, Annie perde del tutto il controllo: costringe lo scrittore a bruciare il suo nuovo manoscritto e a scriverne uno nuovo per “risuscitare” l’eroina, tenendolo prigioniero, privato dei farmaci per il dolore e sottoposto a continue torture fisiche e psicologiche.
Miseryè un’indagine spietata sulla mente umana e, in particolare, sul concetto di ossessione.
Annie Wilkes è uno dei personaggi più terrorizzanti mai creati da King proprio perché incarna una follia imprevedibile e duplice: un momento è una donna premurosa e infantile, quello dopo si trasforma in un carnefice privo di empatia. Il suo fanatismo non risponde a nessuna logica se non alla propria percezione alterata della realtà. Attraverso di lei, King esplora la tossicità del rapporto tra creatore e pubblico, analizzando cosa succede quando la finzione diventa l’unica ragione di vita di una mente instabile.
Dall’altra parte c’è Paul Sheldon, la cui discesa nella follia è sottile e legata alla sopravvivenza. Imprigionato nel proprio corpo a causa delle ferite e dipendente dagli antidolorifici (che Annie usa come strumento di ricatto), Paul deve indossare una maschera costante per non insospettire la sua carceriera. La scrittura, che prima rappresentava per lui una forma di evasione e creatività, diventa letteralmente la sua unica arma per restare in vita. In questo scontro psicologico a due, la vera prigione non è solo la stanza in cui si trova, ma la mente stessa di Annie, imprevedibile e claustrofobica.
Il romanzo si distingue per la sua struttura incredibilmente tesa e quasi teatrale: quasi tutta la vicenda si svolge all’interno di una casa isolata nel Colorado, creando un senso di soffocamento continuo che tiene il lettore in uno stato di ansia perenne. Le pagine scritte da Paul per il nuovo romanzo di Misery si intervallano alla narrazione principale, rendendo la scrittura stessa un personaggio fondamentale della storia.
Dal romanzo è stato tratto nel 1990 l’ottimo adattamento cinematografico Misery non deve morire, diretto da Rob Reiner. Il film ha regalato a Kathy Bates una celebre interpretazione da Premio Oscar nei panni di Annie Wilkes, affiancata da un eccellente James Caan nel ruolo di Paul Sheldon. Pur essendo un adattamento molto fedele nell’atmosfera e nella tensione, il film ha dovuto smussare i tratti più brutali e cruenti del libro (come la celebre scena della mutilazione del piede con l’accetta nel romanzo, sostituita nel film dall’uso di un martello) e ha ridotto lo spazio dedicato alle riflessioni interne di Paul sul processo creativo e sulla tossicodipendenza.
In conclusione, Misery rappresenta uno dei vertici della produzione di Stephen King e dimostra come la mente umana possa essere molto più spaventosa di qualsiasi creatura della notte. Parla della fragilità della vita, della prigionia fisica e mentale, ma anche della forza d’animo e del potere della narrazione come strumento di salvataggio. Un libro non si può evitare per chiunque voglia comprendere quanto possa essere sottile e terrifica la linea che separa la devozione dalla pura pazzia.
AUTORE:

Stephen King è autore di romanzi e racconti best seller che attingono ai filoni dell’orrore, del fantastico e della fantascienza, ed è considerato un maestro nel trasformare le normali situazioni conflittuali della vita – rivalità fra coetanei, tensioni e infedeltà coniugali – in momenti di terrore.
Quando è ancora piccolo, sua madre deve far fronte a grandi difficoltà, perché il padre uscito di casa per fare una passeggiata non fa più ritorno. Nel 1962 inizia a frequentare la Lisbon High School e comincia a spedire i suoi racconti a vari editori di riviste, senza però alcun successo concreto. Conclusi gli studi superiori entra all’Università del Maine ad Orono, dove gestisce per un paio d’anni una rubrica all’interno del giornale universitario.
Nel 1967 termina un primo racconto breve a cui fa seguito, qualche mese dopo, il romanzo La lunga marcia che riceve giudizi lusinghieri. Sottopone Carrie alla casa editrice Doubleday e ottiene un assegno di 2500 dollari come anticipo per la pubblicazione del romanzo.
A maggio arriva la notizia che la Doubleday ha venduto i diritti dell’opera alla New American Library per 400.000 dollari, metà dei quali spettano di diritto all’autore. Così, a ventisei anni, Stephen King lascia l’insegnamento per dedicarsi alla professione di scrittore. Da quel momento la sua carriera non avrà più interruzioni.





