Ruth Lillegraven: Sangue del mio sangue

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In una Oslo fin troppo tranquilla, in cui gli istinti vengono addomesticati in un gioco sociale patinato e perfetto, Clara Lofthus, appena nominata ministra della Giustizia, si sforza di conciliare la sua vita lavorativa con il ruolo di madre single e di seppellire il senso di colpa per la morte prematura del marito. Ma una sera, tornata a casa, ad accoglierla trova solo il silenzio: i suoi bambini, due gemelli di soli otto anni, sono scomparsi senza lasciare traccia. Quando una lettera anonima conferma che si tratta di rapimento, Clara non ha altra scelta: è l’inizio di una corsa disperata contro il tempo per trovare i suoi figli e salvarli prima che sia troppo tardi.

RECENSIONE

… resto in piedi davanti al parapetto a osservare l’acqua bianca e turbinante del fiordo. Mi piace il pensiero che sotto di me ci possano essere cento, duecento, trecento metri d’acqua, e che non abbiamo idea di cosa si nasconda laggiù, che possa esserci qualsiasi cosa. Il fiordo è profondo, imperscrutabile, incontrollabile. E’ padrone di se stesso. Non si può vincere contro il fiordo.

Ambientato in Norvegia tra la moderna città di Oslo e la regione occidentale del Vestland, caratterizzata da una natura selvaggia e indomabile, il romanzo Sangue del mio sangue della scrittrice Ruth Lillegraven, è il secondo episodio della serie dedicata a Clara Lofthus, funzionario pubblico appena nominata ministra della Giustizia.

Clara è una donna dura, tutta d’un pezzo, che si è fatta conoscere per le sue battaglie contro la violenza sui minori. Il ruolo che ora ricopre le impone di non far trasparire alcuna debolezza: in molti la invidiano per la sua scalata ai vertici del mondo politico norvegese e sarebbero ben felici di vederla precipitare da una posizione così in vista. Ecco perché decide di dimostrare a tutti e prima di tutto a se stessa, di poter gestire il lavoro e la vita privata senza l’aiuto di nessuno.

Clara è rimasta vedova da poco dopo che suo marito Haavard è morto annegato in un lago del Vestland e deve prendersi cura dei gemelli Andreas e Nikolai di 8 anni, due bambini del tutto autonomi e indipendenti che, però, soffrono moltissimo per la mancanza del padre. Nonostante il suo ruolo esponga lei e la sua famiglia a continui pericoli, Clara rifiuta recisamente le guardie del corpo. La donna verrà presa dal panico quando, una sera come tante, rincasando dopo il lavoro, scoprirà che i suoi piccoli sono spariti senza lasciare traccia, vittime di un rapitore che sa molto di più di quanto la donna immagini.

Sangue del mio sangue è un thriller psicologico in cui ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un personaggio diverso. Attraverso questo escamotage abbiamo l’impressione di entrare nella psiche di ognuno di loro e di scoprirne i segreti più reconditi. Fin dall’inizio ci rendiamo conto che Clara non è la ministra senza macchia che lotta per un ideale, ma  una donna piena di rancore, che ha avuto un’infanzia difficile ed è pronta a tutto, anche all’omicidio, pur di vendicarsi o di raggiungere i suoi scopi. Allo stesso modo, pian piano veniamo a scoprire i pensieri più intimi di Axel, suo vicino di casa, nonché migliore amico, da sempre innamorato di lei fino all’ossessione, di Sabiya, amante di suo marito Havaard, del padre Leif e, infine, anche dei gemelli. L’autrice centellina le rivelazioni e le inserisce in punti strategici del romanzo per portarci fuori strada e stupirci con un finale inaspettato a conclusione della vicenda narrata, ma che, allo stesso tempo, apre al terzo volume della serie.

Il romanzo inoltre, è suddiviso in tre parti, i cui titoli racchiudono il mondo di Clara:

1. Il lavoro, che rappresenta la vita sociale,

2. I bambini, cioè gli affetti familiari e, infine

3. La montagna, il luogo dal quale Clara proviene, legato ad un passato costellato di ombre.

Il romanzo, tuttavia, non è esente da difetti. Pur entrando nella mente dei personaggi, infatti, abbiamo l’impressione che questi non siano caratterizzati fino in fondo, ma che rappresentino dei tipi: Clara, la giustiziera che non si arrende mai, Stian, l’ex agente delle forze speciali che abbraccia una causa, giusta o sbagliata che sia, e si dà anima e corpo per compiere fino in fondo la sua missione. Inoltre, ho trovato alcune situazioni narrate davvero poco credibili e questo ha rischiato d’inficiare il patto tacito che s’instaura tra scrittore e lettore. In ogni caso, la scrittura semplice e scorrevole, i capitoli estremamente brevi e la storia narrata, fanno di Sangue del mio sangue un discreto romanzo d’intrattenimento.            

Traduzione: Andrea Romanzi
Editore:
Carbonio Editore
Pagine:
328
Anno pubblicazione:
2022

AUTORE

Ruth Lillegraven (Hardanger, 1978) è una scrittrice, poetessa e drammaturga norvegese. Ha debuttato con la raccolta poetica Big Bad Poems nel 2005 e ha scritto diversi libri per bambini. Più volte finalista a premi letterari importanti, ha vinto, tra gli altri, il Brage Prize e il Nynorsk Literature Prize.
Fiordo profondo (Carbonio 2020), il suo esordio nel thriller, è stato tradotto in diverse lingue, riscuotendo sin da subito grande successo, anche tra i lettori italiani. I diritti cinematografici sono stati acquistati dalla Nordisk Film.

Ruth Lillegraven: Sangue del mio sangue
Concludendo
Un thriller psicologico che cerca di sondare gli angoli più reconditi dell’animo umano e gli istinti più biechi, ma che non sempre risulta credibile.
Pro
La modalità narrativa in cui le vicende vengono narrate dai vari personaggi, mettendo in evidenza i pensieri e le emozioni di ciascuno di essi.
La scrittura semplice, scorrevole e i capitoli brevi che alleggeriscono la lettura.
Contro
Alcune situazioni narrate poco credibili.
La caratterizzazione dei personaggi non come individui, ma come tipi.
2.5
Puro intrattenimento
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