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È il caso più sensazionale degli ultimi anni. La quindicenne Jessica Silver, ereditiera di un patrimonio di miliardi di dollari, di ritorno da scuola svanisce nel nulla. Bobby Nock, il suo giovane insegnante, è il primo sospettato, lo dice anche quel sangue trovato nella sua auto. Lui è nero, lei è bianca. La sentenza sembra già scritta, la condanna garantita. I membri della giuria, sequestrati da cinque mesi in un albergo, non vedono l’ora di tornarsene dalle loro famiglie. Ma una sola giurata, Maya Seale, è fermamente convinta dell’innocenza di Nock e riesce a portare dalla sua parte il resto della giuria. Il verdetto di assoluzione scatenerà l’indignazione dell’opinione pubblica. I giurati, uno a uno, verranno messi in croce dai media. Uno a uno si pentiranno di quella decisione. Dieci anni più tardi, una docuserie di Netflix riporta quelle stesse dodici persone nell’albergo del verdetto, e al centro della scena c’è ancora lei, Maya Seale, diventata nel frattempo avvocato penalista. C’è chi sostiene di avere nuove prove per riaprire quel caso. C’è chi vuole impedire che venga riaperto. A ogni costo. Per Maya è arrivato il momento della resa dei conti. Perché, lo sa bene ormai, un verdetto, di colpevolezza o di innocenza, non è mai specchio della verità.

RECENSIONE

Spesso essere innocenti rendeva più difficile costruire una difesa efficace. Le persone innocenti volevano sempre strillare ai quattro venti quello che era accaduto per davvero; ma spesso, da un punto di vista legale, la difesa migliore non era la verità.

In un processo ciò che conta non è la verità, ma le apparenze e quello che riusciamo a dimostrare. Partendo da questo principio, lo scrittore e sceneggiatore pluripremiato Graham Moore, costruisce un legal thriller che funziona come un congegno a orologeria e tiene avvinto il lettore dalla prima all’ultima pagina.

Nella Los Angeles del 2009, la scomparsa e il presunto omicidio della quindicenne Jessica Silver, erede di una immensa fortuna, sconvolgono l’opinione pubblica. Suo padre, il magnate Lou Silver, vuole che giustizia sia fatta ad ogni costo. L’unico sospettato del delitto è Bobby Nock, giovane insegnante di Jessica: lui è afroamericano mentre lei è una wasp (White Anglo-Saxon Protestant).

La giuria popolare che dovrà partecipare a tutte le sedute del processo e pronunciare il verdetto di assoluzione o colpevolezza è estremamente eterogenea, poiché composta da bianchi, afroamericani, ispanici, asiatici ed ebrei; molti dei suoi membri hanno una situazione personale difficile o qualcosa da nascondere.

I due “leader” della giuria sono Rick Leonard, afroamericano, assolutamente convinto della colpevolezza di Bobby Nock e Maya Seale, bianca, convinta, a sua volta, che le prove a sostegno dell’accusa non siano determinanti. Nella stanza dei giurati le discussioni e gli scontri verbali diventano sempre più intensi e Maya, inizialmente sola contro tutti, riesce a ribaltare un verdetto già scritto e a portare dalla sua parte, uno alla volta, tutti gli altri giurati, dimostrando di possedere una notevole capacità di persuasione che, negli anni successivi, farà di lei un’ottima avvocatessa.

Tornati alla vita di tutti i giorni, i giurati del processo a Bobby Nock vengono sottoposti ad una vera e propria gogna mediatica a causa di quel verdetto che ha disatteso in modo così sorprendente le aspettative dell’opinione pubblica americana. Ognuno di loro e, in particolare Rick Leonard, dà la colpa a Maya Seale che viene letteralmente messa in croce, ma grazie alla sua forza di carattere riesce a proseguire gli studi e costruirsi una carriera di tutto rispetto.

Dieci anni dopo, per girare una docuserie targata Netflix, gli stessi giurati vengono richiamati e riuniti nell’albergo in cui avevano trascorso i lunghi mesi di isolamento durante il dibattimento in aula. A sorpresa, Rick Leonard ha annunciato di aver trovato nuove prove per riaprire il caso e ribaltare quel verdetto, dal suo punto di vista, profondamente sbagliato…

Il verdetto tocca tutti i nervi scoperti dell’America di oggi: il razzismo sistemico, la differenza che esiste tra le classi sociali, la difficoltà di rifarsi una vita dopo essere stati bollati da un’accusa infamante. Il romanzo sviluppa la narrazione su due linee temporali: da una parte racconta il processo seguito alla scomparsa e al presunto omicidio di Jessica, dall’altra narra ciò che accade dieci anni dopo. Alternando i capitoli che si riferiscono al 2009 con quelli legati al presente, Moore ci rivela, un pezzettino alla volta, come si sono svolti realmente i fatti, lasciandoci, in più di un’occasione, assolutamente senza parole.

Allo stesso tempo, l’autore ci spinge a riflettere sui concetti di verità e giustizia e su come quest’ultima non sia uguale per tutti, poiché il sistema giudiziario americano tende a trattare in modo diverso le persone a seconda della provenienza etnica o, più semplicemente, del colore della pelle.

I capitoli, a mio giudizio, più interessanti sono quelli in cui Moore descrive Miracle e East Jesus. Parlando di Miracle l’autore spiega l’esistenza di centri abitati destinati a soli uomini condannati per reati sessuali, poiché, per loro, le restrizioni sulle soluzioni abitative sono a dir poco draconiane.  East Jesus, invece, è una sorta di enclave autonoma di artisti hippie… situata nel bel mezzo del deserto, senza personalità giuridica né un corpo di polizia ufficiale e ho scoperto che esiste davvero! Apprezzo sempre moltissimo i libri che mi insegnano qualcosa di nuovo o che mi consentono di “saperne di più” e posso affermare con certezza che Il verdetto non è un semplice romanzo d’intrattenimento.

Inoltre, la scrittura è essenziale, diretta e, allo stesso tempo, cinematografica: durante la lettura si ha l’impressione di veder scorrere le immagini di un film. Unico neo, almeno dal mio punto di vista, il finale che mi è sembrato un po’ scontato. Per il resto il libro non deluderà sicuramente gli appassionati di legal thrillers. 

Traduzione: Irena Trevisan
Editore: Neri Pozza
Pagine: 336
Anno pubblicazione: 2022

AUTORE

Graham Moore è nato a Chicago, ha conseguito una laurea in storia religiosa alla Columbia University nel 2003 ed è l’autore del bestseller L’uomo che odiava Sherlock Holmes e il pluripremiato sceneggiatore del film The Imitation Game, che ha vinto anche un Writers Guild of America Award per la migliore sceneggiatura adattata. Vive a Los Angeles.

Graham Moore: Il verdetto
Concludendo
Un legal thriller avvincente che tocca i nervi scoperti dell’America di oggi.
Pro
La vicenda estremamente interessante.
La scrittura cinematografica.
La riflessione sui concetti di verità e giustizia.
L’originalità dell’espediente narrativo della docuserie.
Contro
Il finale “già visto”.
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