Gabriella Genisi
Gabriella Genisi

Gabriella Genisi è nata a Bari nel 1965, scrittrice di gialli e ideatrice di Lolita Lobosco, “una donna del Sud fuori dai schemi come me”, con una passione per le minigonne e le scarpe di Laboutin. Sulle orme di Camilleri, la scrittrice ha dato vita ad un personaggio forte, che non ha paura di farsi strada in un mondo declinato al maschile. I libri pubblicati finora sono: La circonferenza delle arance (2010), Giallo ciliegia (2011), Uva noir (2012), Gioco pericoloso (2014), Spaghetti all’assassina (2015), Mare nero (2016), Dopo tanta nebbia (2017), I quattro cantoni (2020) e Terrarossa (2022).

Nel 2019 è uscito Pizzica amara, il primo libro di una nuova serie, sempre con una protagonista femminile. Qui esordisce Chicca Lopez, giovane e intraprendente marescialla dei carabinieri che vede come teatro il Salento. Appassionata di moto, guida una Triumph Bonneville e vive con una compagna di nome Flavia. 

Nel luglio 2020 sono iniziate le riprese per la realizzazione della serie televisiva Le indagini di Lolita Lobosco, girata dalla casa di produzione che fa capo a Luca Zingaretti. Interprete principale, nelle vesti di Lolita, è Luisa Ranieri, moglie di Luca Zingaretti.

La serie di quattro puntate, girata tra Bari, Monopoli e Roma, è andata in onda su Rai 1 nel 2021 ed ha avuto un seguito di più di sette milioni di spettatori.

Il 2 marzo 2021 è uscito La regola di Santa Croce, edito da Rizzoli, il secondo libro con protagonista la marescialla dei carabinieri Chicca Lopez.

Nel 2022 ha pubblicato Terrarossa, edito da Sonzogno, nono libro del ciclo Lolita Lobosco. Siamo nei lunghi mesi del lockdown e la pandemia invade ogni spazio privato.

La carica empatica di questo personaggio porterà il lettore a conoscere i metodi cruenti del caporalato e svelerà un mondo fatto di violenze fisiche e psicologiche, di riduzione in schiavitù e sfruttamento di lavoratori in cerca di un riscatto dalla miseria.

Qui la nostra recensione

In occasione della presentazione di Terrarossa, ad Andria, il 26 maggio, non ci siamo fatti scappare Gabriella Genisi, e lei, con grande disponibilità e simpatia, ha risposto alle nostre domande. 

Una particolarità della storia di Lolita sono le ricette che vengono pubblicate alla fine del volume. Come mai questa scelta? Qual è il suo rapporto con la cucina?

“La scelta di inserire le ricette nelle storie di Lolita è un po’ quella di raccontare il territorio a 360° quindi partendo anche dai sapori, dagli odori, dalla memoria olfattiva, dalle tradizioni e quindi cerco sempre di allegare alla fine del libro delle ricette.”

Lolita è un personaggio profondamente attaccato alla sua Bari e non riesce a staccarsene, nonostante i trasferimenti avvenuti per lavoro nei precedenti romanzi. Non è un limite per la commissaria?

“No anzi, tutt’altro, perché se si riesce ad avere un lavoro appagante nella propria città e a mantenere anche quella rete di relazioni, di affetti che possono essere familiari o sentimentali che ci consentono di vivere bene a casa nostra, non necessariamente dobbiamo avere il mito dell’altrove. Talvolta l’altrove possiamo trovarlo nel nostro territorio.”

La vita sentimentale di Lolita sembra sempre essere un disastro. Così come i suoi rapporti con la madre e la sorella. Come è possibile che una donna come lei, decisa, bella, apprezzata da tutti, non riesca a farsi valere di fronte ai sentimenti?

“Perché lì c’è la ricerca dell’impossibile, nel senso che il trauma di suo padre morto davanti ai suoi occhi quando era bambina la porta a cercare idealmente in ogni uomo che incontra, suo padre ma, ovviamente, non lo troverà mai. Fin ché cercherà il padre in ogni uomo, difficilmente riuscirà a essere felice.”

Citando le parole di Lolita che tra sé e sé si chiede come possa succedere che vengano ignorate da politici, sindacati, magistrati, poliziotti, le condizioni disumane e di schiavitù in cui sono relegati gli extracomunitari dai caporali e sorvolando su, diciamo, “l’ingenuità” di Lolita, pensa che un giorno si riuscirà a dare più valore a una vita piuttosto che all’interesse economico? Riesce a vedere uno spiraglio di luce nei giovani?

“Sì. Lo spiraglio di luce è proprio rappresentato dai ragazzi. Cioè, questi libri si scrivono anche con la speranza che li leggano, che vengano letti dalle nuove generazioni e che quindi loro abbraccino un percorso di legalità spalmata in ogni ambito della propria esistenza, quindi anche piccole cose che possono essere la cintura di sicurezza, o il semaforo, lo scontrino… Sono piccole cose che però ti regalano una forma mentis alla legalità e quindi, se tutte le nuove generazioni vanno in questa direzione queste problematiche si possono risolvere. Però tante volte le cose non si conoscono, ecco perché anche un libro può aprire un orizzonte, ti può far conoscere delle cose che magari avvengono a pochi km da te e che però talvolta non sappiamo.”

A proposito di giovani; da pugliese che ha smesso di fare “la salsa” quando è venuta a mancare mia mamma le chiedo: quanto è importante per lei far conoscere le tradizioni di una terra meravigliosa come la Puglia attraverso i suoi libri tenendo conto che si stanno anche un po’ perdendo?

“Mah, secondo me è fondamentale conservare soprattutto la memoria delle cose, anche perché io credo che le generazioni debbano avere dei legami, un passaggio di testimone, anche con la lettura dei classici che abbiamo letto noi, o le storie che ci raccontavano da piccoli o le ninna nanne che ci cantavano le nostre madri, le nostre nonne, e noi lo facciamo con i nostri figli. Allo stesso modo anche il racconto di quello che era il quotidiano del passato è importante per le nuove generazioni e io vedo, non so, per quanto riguarda la salsa è un rito che sta tornando di moda. Soprattutto d’estate, quando tornano gli studenti fuori sede, o chi lavora in un’altra città, il rito della salsa diventa anche un modo per stare insieme, di riscoperta, per stare insieme.”

Se dovesse indicare tre parole che la rappresentano, quali sarebbero?

“Non saprei… Mi dicono che sono simpatica, mi dicono che sono dolce e anche allegra.”

Se dovesse scegliere tre cose di cui non potrebbe mai fare a meno, ovviamente escludendo la scrittura, quali sarebbero?

“Il mare, il tempo libero e la Puglia.”

Prima di salutarci e anzi, proprio per inaugurare un saluto di eccezione, che messaggio o augurio le piacerebbe lasciare ai nostri lettori?

“L’augurio che le cose vadano sempre meglio, per la Puglia, per il resto del mondo e… che i lettori siano sempre di più.”

ThrillerLife ringrazia Gabriella Genisi e Giovanni della libreria Mondadori Andria

Intervista a cura di Katia Fortunato e Lucia Pippi

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