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Vertigine

Alcuni segreti vanno tenuti nascosti, ma saremmo disposti a morire purché non vengano mai svelati?

Jonathan Touvier, ex alpinista cinquantenne, si risveglia intontito e non sa dove si trova. Attorno a lui soltanto buio, umidità, freddo.

È finito in fondo a una grotta e non ha idea di come sia successo. Non è solo. Insieme a lui ci sono il suo fedele cane Pokhara e due sconosciuti: Farid, giovane di origini maghrebine, e Michel, uomo di mezza età che lavora in un macello. Jonathan è incatenato al polso, Farid alla caviglia; Michel è libero, ma la sua testa è coperta da una spaventosa maschera di ferro, che esploderà se si allontana dagli altri due.

Sulla schiena hanno tre biglietti con altrettante domande: «Chi sarà il ladro?», «Chi sarà il bugiardo?», «Chi sarà l’omicida?».

Qualcuno sta giocando con loro, e ha tessuto con cura una ragnatela inestricabile per intrappolarli. Chi è? E perché l’ha fatto? Ben presto, però, la domanda più urgente diventerà un’altra: fino a che punto si può arrivare per non soccombere in una situazione così estrema?

Se la natura può rivelarsi un’assassina spietata, l’uomo può trasformarsi in un predatore senza scrupoli: tra menzogne e mezze verità, scatta una disperata lotta per la sopravvivenza, da affrontare con ogni mezzo e strategia possibile.

La sopravvivenza per un uomo è una questione istintiva. Lasciarsi andare significa perire, abbandonarsi all’iniziale destino.

Combattere invece da’ quasi l’illusione di uscirne vivi, di riuscire a scampare un orribile sorte.

Cosa succede allora quando inspiegabilmente 3 uomini e un cane si ritrovano in una caverna, all’interno di una montagna?

Legati, limitati, bloccati da un meccanismo a orologeria, Jonathan, Farid e Michel non si conoscono, non si sono mai incontrati prima, eppure una mente malata ha deciso di punirli per dei peccati che neanche loro pensano di aver commesso.

Il freddo e la mancanza di cibo porteranno i tre uomini a lottare per uscire da quella prigione e ricongiungersi alle persone care che hanno lasciato fuori.

Un thriller psicologico come solo Thilliez è capace di costruire, un orribile prigione mentale e fisica nel quale, come sempre lo scrittore, ci costringe a vivere.

Come se fossimo davvero imprigionati in quei pochi metri di ghiaccio, come se davvero ci mancassero le forze a mano a mano che il tempo continua a scorrere lento e inesorabile.

Thilliez da’ grande prova di ottimo scrittore, la sua penna scorre leggera e fluida regalando una lettura appassionante.

Essendo comunque stato scritto nel 2011, Vertigine tende a presentare, soprattutto nella prima metà troppi termini aulici e ricercati, che io stessa sono andata a rivedere all’interno del vocabolario.

Molto spesso cozzano con la struttura narrativa e con la dialettica e caratterizzazione dei personaggi.

Proprio questi ultimi presentano subito delle caratteristiche essenziali e importanti per la lettura e la comprensione del romanzo.

Raccontato in prima persona da Jonathan, capiamo subito i pensieri di quest’uomo già abituato a vivere le esperienze della montagna, essendo stato uno scalatore.

A differenza degli altri due, è quello con cui si empatizza di più, ed è quello che ha un approccio più riflessivo dell’intera situazione.

Farid invece potrebbe essere quello più ambiguo, il più giovane, quello che dice e non dice.

Mentre Michel è l’uomo forte ma anche il più scatenato, quello che cerca di trovare una soluzione animalesca e istintiva per qualsiasi cosa.

Fra di loro i vari personaggi aggiungono pagina dopo pagina qualcosa in più, un punto di appoggio per cercare di capire il vero motivo della prigionia.

Dialoghi ben assestati, capaci di tener viva una situazione che potrebbe sembrare noiosa e in cui si potrebbe facilmente cadere.

Per la prima metà di Vertigine infatti, quello che mi faceva andare avanti era la curiosità, la voglia di capire.

Troppo lenta, quasi a voler ricalcare quell’agonia che solo le persone che stanno per perdere tutto stanno vivendo, mi sono affrettata nella lettura, cercando di arrivare a un vero colpo di scena.

E finalmente è arrivato.

Nella seconda parte di Vertigine ho ritrovato il mio caro Thilliez, che ci ha complicato la vita e la lettura, creando colpi di scena uno dietro l’altro.

A distanza di giorni sono qui ancora a rievocare l’intera vicenda, a cercare di capire se una sola soluzione esiste, o se come credo ne esistano molteplici.

Alcune situazioni si presentano davvero in maniera nuda e cruda, in un modo talmente disumano che la mano irrimediabilmente va’ vicino alla bocca, per trattenere un verso di stupore.

Viscerale, obiettiva, dissacrante, la scrittura di Thilliez sottolinea come sempre la debolezza dell’essere umano, creando quella prigione in cui i peccati vengono puniti e svelati.

Traduzione: Daniela De Lorenzo
Editore: Fazi
Pagine: 312
Anno pubblicazione: 2023

Franck Thilliez è un ingegnere e scrittore francese.

Informatico, è appassionato di tecnologie telematiche. Nel 2004 pubblica il suo primo libro Train d’enfer pour Ange rouge.

Ha vinto i premi Prix des lecteurs Quais du polar 2006 e Prix sncf du Polar franc¸ais 2007 con il libro La Chambre des morts.

Tra le sue pubblicazioni in Italia si ricordano: Foresta nera (Nord, 2008), La stanza dei morti (TEA, 2009), Il manoscritto (Fazi, 2019), C’era due volte (Fazi, 2021), Puzzle (Fazi, 2022), Labirinti (Fazi, 2023) e Vertigine (Fazi, 2023).

Vertigine di Franck Thilliez
Concludendo
Questo è un libro che va letto tutto d’un fiato. È un pezzo di mela dopo giorni di digiuno. È una boccata d’aria dopo giorni di prigionia. Permette di vedere davvero ciò che il mondo cela. Una persona rispettabile in situazioni di forti stress può trasformarsi nel peggiore degli animali. Ed è tutto lì l’animo umano, tutto ciò che avviene. E Thilliez come sempre lo sa molto bene.
Pro
La scrittura
La trama
I colpi di scena
I personaggi
Contro
Ciò che non mi ha portato a dare mezzo voto in più, cioè la lentezza dell’intera prima parte del libro
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