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Il figliol prodigo. Una difesa impossibile per l’avvocato Meroni di Alessandro Perissinotto & Piero d’Ettorre

il figliol prodigo

Il figliol prodigo. Una difesa impossibile per l’avvocato Meroni

Marco Sarriano è diventato da poco maggiorenne quando, durante un viaggio in Europa, smette di dare sue notizie: l’ultimo messaggio alla madre, Daniela, lo manda da Liegi. Poi di lui si perde ogni traccia, e viene iscritto nel registro delle persone scomparse.

Un giorno di due anni dopo Daniela Sarriano riceve una telefonata dalla polizia: Marco è stato ritrovato. È in questura, a Torino, ed è accusato di omicidio. Avrebbe pugnalato a morte un giovane imprenditore, fondatore di una startup di successo: a incastrarlo c’è una telecamera di sorveglianza.

Ma perché Marco, che ha sempre vissuto a Napoli, è riapparso a Torino? E perché avrebbe ucciso un uomo che pare non conoscere? Cosa gli è accaduto nei due anni in cui ha lasciato la madre nella disperazione assoluta?

L’avvocato Giacomo Meroni, che ha appena accettato la sua difesa, è certo che, al primo colloquio in carcere, tutte quelle domande troveranno una risposta. Ma si sbaglia. Marco non parla, non dice una parola, sembra aver perso la ragione o, come sostiene il pubblico ministero, sembra in grado di simulare bene la follia.

E il caso, che all’inizio pareva drammaticamente semplice, diventa un nodo inestricabile. Fino a quando Giacomo, con l’aiuto di sua moglie Rossana e della giovane praticante di studio, non troverà l’esile filo che conduce di nuovo a Liegi, la città di George Simenon, e a una notte maledetta dalla quale nessuno è uscito indenne.

Secondo legal thriller della coppia Perissinotto e d’Ettorre, ambientato come il precedente nella Torino bene con i suoi palazzi e bellissimi parchi.

Il figliol prodigo è un thriller che viaggia a diverse lunghezze, scritto su diversi piani.

Da una parte l’avvocato Meroni che si trova di fronte ad un cliente non collaborativo, Marco, che non capisce o non vuole capire la grave accusa che gli pende sulla testa come una spada di Damocle.

Una difesa richiesta da un collega e amico che Meroni non può rifiutare, ma come si fa a difendere l’indifendibile?

C’è un filmato di sorveglianza che riprende Marco mentre entra in Corso Re Umberto con uno zaino sulle spalle, in una palazzina con uffici, resta una decina di minuti e poi esce.

Poco dopo un giovane imprenditore viene trovato morto e lui viene fermato quale sospettato.

È colpevole di omicidio volontario oppure vittima delle circostanze?

Senza la benché minima collaborazione del suo assistito, l’avvocato brancola nel buio più totale.

Sull’altro piano c’è Daniela Sarriano, la madre di Marco, che passa dall’angoscia più profonda per il figlio scomparso da anni, ad un intenso turbamento quando scopre che ha ucciso un uomo, tutto nello spazio di un capitolo.

Meglio un figlio scomparso o uno ritrovato ma accusato d’omicidio?

È un tipo di dilemma che nessun genitore vorrebbe mai pensare, figuriamoci affrontare.

Ne Il figliol prodigo c’è, prepotente, lo strazio di una madre che arriva perfino a dubitare che il ragazzo imprigionato, che non parla, accusato di omicidio, sia realmente suo figlio.

Quando poi riesce a vederlo in carcere, sembra non riconoscerlo.

Provato fisicamente, non assomiglia neanche lontanamente al ricordo che ha di suo figlio, quel figlio che ha cresciuto da sola, il ragazzo che era scomparso a Liegi, in Belgio.

Perché purtroppo

Il carcere cambia le persone per sempre. E ti si incolla addosso una maschera, l’aria del carcere, l’odore di segatura umida che ristagnava nei corridoi, malgrado non vi fosse nemmeno un granello di segatura, la patina di grigio, che rivestiva persone e cose, il peso di un mondo fatto solo di ferro e cemento.

Infine Meroni porta avanti la sua indagine personale per scoprire chi ha investito la moglie, anni prima, con un’auto dei Carabinieri riducendola paraplegica, senza fermarsi a prestare soccorso.

È a causa di questo incidente che ha lasciato l’Arma e non si da pace, continuerà ad indagare fino a quando troverà il colpevole, con abbastanza prove per la sua condanna…. O forse no…

Il dubbio della giustizia “fai da te” a volte si insinua nella mente del nostro integerrimo avvocato.

Oltre alla moglie Rossana che lo aiuta c’è Giulia, praticante nello studio di Meroni, arguta e capace, con una fidanzata high-tech che riuscirà a trovare elementi del passato che spiegano e danno una luce diversa a quanto accaduto.

Rilevante nel romanzo è quello che si usa definire “Victim blaming”, ovvero colpevolizzare la vittima.

Una pratica della difesa detestabile, un “mezzuccio” per ridurre i termini dell’accusa, una scappatoia.

Nel libro Il figliol prodigo l’avvocato Meroni si tormenta, ci fa partecipi della sua indecisione, se sia corretto o meno usare questa tattica, fino a che punto spingersi e quanto giusto sia il suo utilizzo.

La figura dell’avvocato della difesa ‘umano’ che ha dubbi sulla moralità o meno di alcune pratiche diventate ‘normali’ da una profondità ed uno spessore anche a tutto il romanzo.

Interessante sono anche i tecnicismi inseriti ne Il figliol prodigo che permettono, a chi avvocato non è, di capire meglio come si imposta una difesa, le ricerche che vanno effettuate, gli interventi e gli interrogatori dei probabili testimoni.

Editore: Mondadori
Pagine: 328
Anno pubblicazione: 2023

Alessandro Perissinotto nasce a Torino nel 1964.

Pratica vari mestieri e, intanto, si laurea in Lettere nel 1992 con una tesi in semiotica.

Inizia quindi un’intensa attività di ricerca, occupandosi di semiologia della fiaba, di multimedialità e di didattica della letteratura.

È docente nell’Università di Torino.

Collabora inoltre con il quotidiano “La Stampa”, per il quale scrive articoli e racconti che appaiono sul supplemento “TorinoSette”, e con “Il Mattino” di Napoli.

Approda alla narrativa nel 1997 con il romanzo poliziesco L’anno che uccisero Rosetta (Sellerio), al quale fanno seguito La canzone di Colombano e Treno 8017(Sellerio, 2000 e 2003).

Nel 2004 pubblica per Rizzoli il noir epistolare Al mio giudice (Premio Grinzane Cavour 2005 per la Narrativa Italiana), seguito nel 2006 da Una piccola storia ignobile (Rizzoli), un’indagine della psicologa Anna Pavesi, che torna anche in L’ultima notte bianca e L’orchestra del Titanic.

Nel 2008 la riflessione sul poliziesco si sviluppa anche in forma saggistica con La società dell’indagine (Bompiani), mentre la sua produzione narrativa evolve verso il romanzo politico con Per vendetta (2009).

Con Piemme ha pubblicato Semina il vento (2012), Le colpe dei padri (2013, secondo classificato al Premio Strega), Coordinate d’Oriente (2014) e Quello che l’acqua nasconde (2017). Con Mondadori ha pubblicato Il silenzio della collina (2019).

Nel 2020 esce per Laterza Raccontare.

Piero d’Ettorre è un avvocato penalista patrocinante in Cassazione, socio di un importante studio torinese.

In trent’anni di professione ha guardato dentro le profondità oscure della Giustizia e ha visto vicende di incredibile umanità.

Adesso ha deciso di raccontarle, prestando la sua esperienza all’avvocato Meroni protagonista del suo primo romanzo, scritto a quattro mani con Alessandro Perissinotto: Cena di classe (Mondadori 2022).

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