Il killer a luci rosse di Ana Martínez Muñoz

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Il killer a luci rosse

Miguel Murillo, in arte Miky Moore, produttore e regista di film per adulti, viene trovato ucciso proprio mentre in città è in corso il festival Valencia Roja, dedicato all’industria del sesso e pubblicizzato con lo slogan «Il porno è cultura».

Il grottesco allestimento del cadavere fa pensare a una vendetta, e certo nel passato di Miky non mancano le zone d’ombra… A occuparsi del caso è Nela Ferrer, di recente nominata ispettrice capo della Squadra omicidi, al suo rientro da Madrid da cui è «fuggita» in seguito a dolorose esperienze private.

Ma il suo primo impegno nel nuovo ruolo non la aiuterà certo a ritrovare la serenità, soprattutto quando inizieranno a comparire nuove vittime e lei e i suoi agenti saranno costretti a immergersi nei più torbidi e inconfessabili segreti della buona borghesia locale…

Il killer a luci rosse, opera prima di Ana Martínez Muñoz è una storia ben costruita e congegnata; oltre ad intrattenere il lettore, riesce a svelare gli indizi ma non il colpevole.

Ma non si ferma qui: infatti ne Il killer a luci rosse troviamo una forte critica sociale che tratta il tema della sessualità, quindi un argomento non banale né semplice.

La storia si svolge a Valencia, una novità come scelta d’ambientazione, diversa dagli ultimi noir spagnoli con Madrid e Barcellona, dove c’è il festival dedicato all’industria del porno, con tutti gli attori, attrici e la marea di pubblico che questo tipo di manifestazione richiama.

Due giorni dopo il cadavere di Miguel Murillo, un famoso regista e produttore di film per adulti conosciuto come Miky Moore, viene ritrovato brutalmente seviziato.

Il corpo presenta segni di tortura e la messa in scena del cadavere è assurda: truccato, in posizione genuflessa con un braccio che emerge dal suo posteriore.

L’indagine sarà condotta dalla squadra del nuovo capo del Gruppo Omicidi, Nela Ferrer, che è tornata a Valencia, scappando da un passato burrascoso e pericoloso che l’ha portata a lasciare sia Madrid che i suoi colleghi.

Ma è solo l’inizio perché i cadaveri aumentano, in posizioni che ricordano pratiche sessuali violente.

La squadra d’investigatori, che nel frattempo è sotto pressione da parte dell’opinione pubblica e dalle alte cariche di polizia, sembra girare in tondo senza risultati.

Nela è la protagonista principale: donna forte, spigolosa, ma anche fragile per ciò che le è successo in passato, quel passato da cui sta scappando.

Torna a casa, a Valencia, per cercare di ritrovare sé stessa, ma nel frattempo deve affrontare anche le sue insicurezze e farsi accettare dalla nuova squadra.

L’indagine di polizia si intreccia con le vite personali dei membri della squadra, il che permette, quando si arriva alla fine, di conoscerli meglio, perché durante il romanzo si evolvono facendo enormi progressi, senza rimanere ancorati ai caratteri da personaggi secondari.

Da buon noir, oltre ad intrattenere, nella trama troviamo temi sociali scabrosi, come l’industria del porno e del sesso, ma la scrittrice non si limita a criticare aspramente il trattamento riservato alla figura della donna in questi film, lo espone in tutta la sua crudezza, così come tutto ciò che d’illegale gira attorno a questo mondo “a luci rosse”, come violenza sessuale, prostituzione e tratta di esseri umani.

Il tema che ho trovato più interessante è quello del consumo di pornografia che inizia sempre più presto, già in fase preadolescenziale; tutto ciò unito a una mancanza di educazione sessuale e una facilità di reperimento di questi contenuti online, può portare ragazzi e ragazze a considerare gli schemi visti nel porno come “normali”.

Se, come diceva Ray Bradburyl’opera di uno scrittore è fatta di ciò che teme quando spegne la luce di notte”, direi che la Muñoz aveva la radio sintonizzata sulle frequenze della polizia, visto il crescendo di casi di stupro, prima di scrivere questo thriller poliziesco fortemente critico.

La narrazione è avvincente fin dall’inizio perché ha capitoli brevi, con un ritmo sostenuto da una trama coinvolgente; è facile da leggere e, nonostante tutti i temi introdotti, la scrittrice non indirizza né parteggia, lasciando che sia il lettore a trarre le proprie conclusioni.

Traduzione: Elisa Leandri, Monica Magnin, Tiziana Masoch
Editore: Ponte alle Grazie
Pagine: 496
Anno pubblicazione:2023

Ana Martínez Muñoz (1982), dopo una laurea in Informatica, ha lavorato per l’Istituto di Economia Internazionale dell’Università di Valencia e per aziende private come esperta in ambito tecnologico.

Grande lettrice di gialli d’autore fin da giovanissima, ha coltivato negli anni la passione per la scrittura. I suoi racconti sono apparsi in varie raccolte. Il killer a luci rosse (Ponte alle Grazie, 2023) è il suo primo romanzo.

Il killer a luci rosse di Ana Martínez Muñoz
Concludendo
Un ottimo noir dal ritmo serrato che tiene incollato il lettore alle pagine per scoprire il colpevole, ma nel frattempo squarcia un velo impietoso sull’industria dei film porno e di tutto l’orrendo ed illegale “sottobosco” di cui si nutre.
Pro
Buona la caratterizzazione dei personaggi, anche quelli secondari che grazie alla straordinaria parabola di crescita diventano comprimari.
Contro
Nessuno
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