Annabella Abbondante. Il passato è una curiosa creatura di Barbara Perna

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Annabella Abbondante, il passato è una curiosa creatura

A Pianveggio è arrivato il Natale e tradizione vuole che Alice e Nicola aiutino Annabella a fare l’albero. Una composizione colorata e caotica, dove c’è posto per ogni persona importante nella vita della padrona di casa, che ha dedicato a ciascuno una pallina di cristallo.

Ci sono i genitori, la sorella, gli amici più stretti e anche Tano, il suo primo amore mai dimenticato, che è atteso in visita, ma tarda ad arrivare.

Per quanto sia famoso per le sue sparizioni improvvise, i giorni passano e, quando nessuno ha sue notizie, Annabella comincia a preoccuparsi. Soprattutto dopo che una donna, che potrebbe essere la sua sosia, le affida un messaggio sibillino destinato allo stesso Tano e viene poi trovata morta.

E da chi, se non dalla giudice più ficcanaso e pasticciona di sempre? Ha così inizio una vera e propria caccia al tesoro, che porterà Annabella a Sorrento, sulle tracce di Tano e del loro comune passato. Lei sembra essere l’unica a poter risolvere il mistero della sua scomparsa.

Ma, come sempre, non sarà da sola. A partire dall’esuberante famiglia Abbondante, passando per i suoi amici, che, anche a distanza, non le faranno mancare il loro aiuto, fino a Ferruccio, il brillante PM amante dell’“abbondanza” e della giustizia, ci saranno proprio tutti a sostenerla in questo percorso a ritroso nel tempo.

È stato pubblicato il 31 gennaio scorso, dalla casa editrice Giunti, il terzo libro della serie di Barbara Perna, che ha per protagonista la giudice Annabella Abbondante.

Libro che in parte riprende e approfondisce alcuni aspetti importanti della vicenda avviata nei due precedenti volumi, ma che presenta anche elementi di spiccata novità rispetto ad essi.

Il primo di cui possiamo parlare riguarda l’ambientazione: benché, infatti, i crimini avvengano a Pianveggio, nei pressi di Lucca, dove Annabella vive e lavora, la maggior parte dei fatti (ovvero le indagini) si svolge a Piano di Sorrento, la località in cui la giudice è nata e nella quale risiede ancora parte della sua numerosa e chiassosa famiglia.

Sulla descrizione dei luoghi, Perna questa volta si sofferma a lungo, dipingendo a più riprese uno scenario letteralmente paradisiaco (“Abbondante, sei nata in paradiso”, le dice Ferruccio Landi), in cui, anche se siamo nei giorni delle festività natalizie, non è mai inverno e il sole sembra splendere in un’eterna primavera: la costiera sorrentina, il Vesuvio, il promontorio di San Pancrazio, i profumi inebrianti di zagare, limoni, bouganville e i sapori inimitabili dei cibi della tradizione (qui bisognerebbe elencare nel dettaglio tutti i piatti citati nel testo, ma basterà menzionare la famosa pastiera di zia Prudenza).

Gli amici storici di Annabella si devono accontentare, dunque, di seguire le sue vicissitudini investigative quasi sempre da lontano (quasi!), pur non facendo mai venir meno il loro supporto e il loro sostegno in una situazione molto delicata, che vede Abbondante coinvolta a più livelli.

Telefonate, videochiamate e messaggi sostituiscono le lunghe ore trascorse alla Palermitana, il bar preferito dal gruppo di sodali, che aveva fatto da sfondo ai crimini de L’essenziale è invisibile agli occhi (volume due).

Nuovi personaggi entrano in scena, soprattutto figure femminili di un certo rilievo.

Rosalia, che tanto somiglia alla giudice; la giornalista Perla Argirò, la cui tenacia colpisce Annabella e le fa dimenticare il fastidio di avere sempre la stampa tra i piedi.

L’affascinante pm Gea Imposimato, che le provoca qualche fitta di gelosia.

C’e persino Dolly 2, collaborativa ed efficiente tanto quanto il cugino Paolo (Dolly 1), il cancelliere che affianca Annabella nella routine del tribunale di Pianveggio.

Tra le vecchie conoscenze, spicca poi la nonna Angela, che ‘legge’ dentro il cuore sua nipote come nessun altro:

Io lo so che tu hai bisogno di avere a fianco un uomo. Ma no pecché sì debbole, ma perché dentro tieni troppo amore da dare.

A fare la spola tra Lucca e Sorrento è Ferruccio Landi, il sostituto procuratore e pubblico ministero di Firenze, con il quale Annabella ha già intrecciato un’intensa relazione, che lei non riesce, però, a vivere pienamente e con il trasporto che, pure, Ferruccio meriterebbe.

Il suo cuore, infatti, è occupato da “un pezzo di ghiaccio”, cioè da un groviglio di sentimenti tormentati per Gaetano Brandi, il suo primo e indimenticato amore, al quale la legano tanti ricordi e soprattutto il rimpianto per ciò che poteva essere e non era stato:

Era un disco rotto. Girava a vuoto in attesa di un lieto fine che non era arrivato mai

E con ciò entriamo nel vivo dell’intreccio: al centro della storia è proprio la sparizione improvvisa di Tano, protagonista ‘in assenza’.

È per svelare i tanti misteri che ne avvolgono la figura e la sorte, che Abbondante si reca a Pian di Sorrento, nei luoghi in cui lei e Tano, bambini e poi adolescenti, erano già, a modo loro, innamorati.

Un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo, dal momento che Annabella, decodificando gli indizi disseminati da Tano appositamente per lei, si vede costretta a incontrare persone significative della sua vita di allora e a rivivere gli episodi più intensi del loro rapporto.

Un’indagine diversa dalle altre, dunque; non solo dettata dal fiuto infallibile della protagonista e dal suo impellente amore per la giustizia, ma necessaria a salvare la vita dell’amato e anche se stessa, perché solo guardando in faccia il suo passato, sarà in grado di essere padrona del proprio presente.

È una curiosa creatura il passato
e a guardarlo in viso
si può approdare all’estasi
o alla disperazione.
Se qualcuno l’incontra disarmato,
presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
possono ancora uccidere!

Tra una filastrocca di Gianni Rodari, una citazione di Shakespeare e una poesia di Emily Dickinson, un’Annabella Abbondante a tratti angosciata, a tratti malinconica insegue le tracce del suo amore di gioventù, ma non per questo perde i propri “connotati”: i vani tentativi di seguire la dieta; i ricci, sempre più spettinati a causa degli spostamenti con la Vespa di quando era ragazza (che sostituisce la bicicletta adoperata a Pianveggio); la dipendenza dal caffè; una certa goffaggine nei movimenti che le procura qualche botta in testa; l’intuito, l’ironia, l’autoironia, la curiosità sfrenata, la testardaggine

Insomma, è sempre lei, questa donna-terremoto, che non si ferma davanti a niente, soprattutto quando si sente chiamata a (ri)stabilire la Giustizia e la Verità.

Editore: Giunti
Pagine: 448
Anno pubblicazione: 2024

Barbara Perna vive e lavora a Roma.

Ci tiene a precisare che però lei è partenopea, nata a Napoli il 6.9.69 (avete letto bene).

Il superamento del Concorso in Magistratura nel 1998 le ha brutalmente stroncato una (forse) brillante carriera come attrice teatrale comica.

Ha svolto il ruolo di giudice tuttofare un po’ in giro per l’Italia ma il suo cuore è rimasto in Toscana nel piccolo Tribunale di Montepulciano dove ha lavorato per cinque anni prima di trasferirsi a Roma. Scrive per passione, lavora per dedizione, legge per autodifesa.

E viaggia molto, soprattutto con la mente.

Per Giunti ha esordito con il romanzo Annabella Abbondante. La verità non è una chimera (2021) pubblicando poi Annabella Abbondante. L’essenziale è invisibile agli occhi (2022) – vincitore del Premio NebbiaGialla 2023 – e Annabella Abbondante. Il passato è una curiosa creatura (2024).

Annabella Abbondante. Il passato è una curiosa creatura di Barbara Perna
Concludendo
Un libro gradevolissimo, scritto con lo stile scorrevole e ironico che ormai sappiamo essere un tratto proprio di Barbara Perna.
Pro
La simpatia della protagonista
L’intreccio ben strutturato
La caratterizzazione di tutti i personaggi
Contro
Nulla
4.2
Ironico Nostalgico
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