Monologo di un assassino di Alberto Ongaro

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Monologo di un assassino

Il caso Luigina Pasino, Gallarate 1967. Un omicidio violento di spietata crudeltà.
Non soltanto per questo tuttavia il delitto commesso da Luigina e da un giovane complice destò tanto turbamento.
A provocarlo furono anche le parole che la donna pronunciò al suo arresto:
«La condanna non potrà essere più grave degli anni passati accanto a mio marito».

Il caso Mario Romano, Uscio 1967. Un omicidio pensato a lungo, alla ricerca del delitto perfetto.
Il tentativo col cuscino sul viso, l’idea dei barbiturici, infine l’asfissia in auto.
Tormento ed estasi, pensieri ed emozioni di Mario Romano, l’uomo che, invaghitosi della bella Armida, ammazzò la moglie Maria con il gas di scarico della sua 1200 Spider.

Alberto Ongaro è uno scrittore di grande fama mondiale.

Le due storie raccontate in questo libro sono crimini realmente accaduti, entrambi nel 1967.

Sono vicende che hanno scosso l’opinione pubblica, prima di tutto perché avvenute all’interno della famiglia, poi perché pensate con criteri autenticamente criminali.

Ongaro, a ridosso dei fatti, pubblicò i due brani sulla rivista “L’europeo”, prendendo spunto dalle modalità con le quali i due delitti furono organizzati. Oggi si chiama “True Crime”.

Il primo racconto, Meglio il carcere di Mario, è ambientato a Busto Arsizio (Milano) e ci fa entrare subito nel cuore dei fatti:

Vent’anni di galera li ho già fatti. Tutta la mia vita coniugale è stata una prigione…

Ongaro sa gestire bene i personaggi: in questo caso voleva far emergere la freddezza e la lucidità con la quale la Signora Luigina, ha ucciso suo marito Mario Cuccirelli, un piccolo industriale con una grande voglia di divertirsi, a discapito della famiglia e della moglie.

Proprio per questo Luigina progetta l’omicidio del marito.

Fatto, questo, elaborato con maestria.

Il secondo racconto, Monologo di un assassino, si svolge a Uscio (Genova).

Al centro della storia troviamo un omicidio che doveva sembrare un suicidio.

Il colpevole, Mario Romano, ha infatti l’idea di uccidere la moglie, camuffando il crimine; l’autore lo dipinge come un uomo pieno di conflitti interiori e momenti di incertezza.

A dargli lo spunto finale è l’amante Armida, che gli intima sonoramente:

Senti, o lei o me, altrimenti me ne vado con un altro.

Il ruolo di Armida risulta dunque decisivo, perché dopo questo ultimatum, Mario decide di avvelenare la moglie poco a poco, un giorno dopo l’altro, fino a causarne la morte, attraverso un incidente.

Il piano dell’uomo, che voleva a ogni costo far passare questa morte come un suicidio, si stava quasi per avverare, ma le vicende hanno preso una piega diversa e inaspettata, così il fatto è stato classificato come omicidio, sconvolgendo l’opinione pubblica dell’epoca.

Editore: Zolfo nero true crime
Pagine: 42
Anno pubblicazione: 2024

Alberto Ongaro, conosciuto anche come Alfredo Nogara (Venezia, 22 agosto 1925 – Venezia, 23 marzo 2018), è stato un giornalista, scrittore e fumettista italiano.

L’11 novembre 1943 viene arrestato, in seguito alla delazione di un alunno del “Foscarini”, per attività antifascista e incarcerato per un mese a S. Maria Maggiore.

Obbligato al servizio di leva mantiene i contatti con l’amico Franco Basaglia e Gigetto Velluti, il cui studio è una delle basi della Resistenza veneziana.

Amico e collaboratore di Hugo Pratt e Dino Battaglia, ha sceneggiato per loro Asso di Picche e Junglemen negli anni quaranta e insieme a Pratt si è trasferito in Argentina nel 1948.

Da allora è vissuto per lungo tempo all’estero, prima in Sudamerica poi in Inghilterra. In questo periodo è stato sceneggiatore di numerosi fumetti ed ha collaborato con il Corriere dei Piccoli. Contemporaneamente ha lavorato come inviato speciale per L’Europeo.

Nel 1964 scrive i testi de L’Ombra, con i disegni di Pratt, pubblicata sul Corriere dei Piccoli.

Si è stabilito definitivamente a Venezia nel 1979 dove si è dedicato all’attività di romanziere.

Gli è stata conferita la laurea magistrale ad honorem in Filologia, Industria Culturale e Comunicazione dall’Università di Sassari.

Muore a Venezia all’età di 92 anni.

Monologo di un assassino di Alberto Ongaro
Concludendo
Due storie reali, prese dall’autore e romanzate al punto giusto. Tanto che non si capisce, se non si sapessero i fatti reali, cosa è realtà e fantasia. Si leggono in un ora, portando l’orologio del tempo negli anni ‘70 dove la società aveva ancora una coscienza e una parola genuina verso il prossimo. In coda ai due racconti si può gustare una magistrale intervista fatta dal giornalista Antonio Pagliaro all’autore Alberto Ongaro. Domande tese a capire come portare il personaggio a riflettere sui propri sbagli e la proprio interiorità. Inoltre, si scopre che l’autore preferisce il punto di vista Onnisciente, perché indiscusso e libero da ogni vincolo. Una delle tante domande è inerente alla scelta di questi due fatti di cronaca. La risposta è stata secca e lineare. “Perché erano avvenuti in famiglia, e con modalità al quanto stravaganti.”
Pro
La scorrevolezza e lucidità dei brani.
Contro
Troppo brevi. L’intervista interessante, ma sembra un espediente per allungare la lettura.
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