Fabio Rennani: l’ingegnere delle parole

Fabio Rennani

Fabio Rennani è il graditissimo ospite di oggi nel nostro spazio dedicato alle interviste.

Nato a Roma, dove vive con la sua famiglia e due gatti e dove lavora come ingegnere, Fabio Rennani ama definirsi un ingegnere per vocazione  e scrittore di gialli per passione.

Roma, dove adora passeggiare nel tempo libero, è fonte continua di ispirazione per i suoi romanzi.

Appuntamento ignoto, edito Mursia Editore, letto e recensito qui da Claudia Pieri (Leggerefabene), consacra la figura investigativa dell’ispettore Claudio Innocenti e lo tiene saldamente ai primi posti della classifica dei noir di Amazon.

L’autore ha gentilmente risposto alle nostre domande:

Thriller Life: Ingegnere per vocazione e scrittore di gialli per passione”: come si conciliano queste due professioni, apparentemente agli antipodi, sono vasi comunicanti o completamente staccate una dall’altra ? E quali sono, se ci sono, i punti di contatto tra le due ?

Fabio Rennani: Sono un ingegnere un po’ atipico, mi piace la tecnologia, la matematica e la fisica, ma anche la letteratura e la filosofia. Non so come possano andare d’accordo, ma penso di riuscire bene in entrambe le cose. Il genere giallo è forse quello che riesce a mettere d’accordo i due aspetti del mio carattere, perché richiede una costruzione logica della trama: tutti gli indizi devono trovare la giusta collocazione in una trama intricata e accattivante.

TL: Vogliamo sempre il meglio, li circondiamo di affetti ed eliminiamo qualsiasi ostacolo, pensando che così possano trovarsi bene. E invece il più delle volte facciamo il loro male”, un’affermazione che descrive i rapporti tra genitori e figli e che sembra essere un atto d’accusa per i genitori moderni, era questo il messaggio che volevi far passare ?

FR: Sì il messaggio è questo. Spesso coccoliamo troppo i nostri ragazzi provando a eliminare qualsiasi difficoltà che incontrano sul cammino.

Ma è controproducente poiché non diamo loro modo di maturare e sbagliare. La difficoltà è parte della vita ed è necessario che i ragazzi imparino ad affrontare e superare le incertezze e complicazioni fin da piccoli. Occorre inoltre insegnare ai ragazzi a rivalutare il ruolo della sconfitta e a sdrammatizzare i suoi effetti. Altrimenti si rischia di creare una generazione di frustrati.

TL: Per l’ambientazione della vicenda la scelta cade su Roma, ma in realtà, nello sviluppo della storia, la città resta sullo sfondo, quasi marginale rispetto a tutto il resto, è stata una decisione consapevole, pianificata prima di scrivere e quali sono le motivazioni alla base di questa scelta o semplicemente i personaggi e l’intreccio hanno preso il sopravvento sul resto?

FR: Sì, la città rimane sullo sfondo, perché ho voluto dare più importanza allo sviluppo dei personaggi. In alcuni romanzi successivi Roma emergerà in tutta la sua bellezza e unicità.

TL: “Claudio ha un’abilità particolare a immedesimarsi nei sentimenti delle persone che ha intorno e fa sentire importante chi gli sta vicino “

“Il suo umore è ondivago e fragile”

“Non riesce a rimanere distante e distaccato; la sua mente non può fare a meno di continuare a riflettere per trovare la soluzione del caso, e questa difficoltà di pensare ad altro lo consuma e lo incupisce…”

Hai costruito un personaggio dal grande spessore umano, decisamente in antitesi con la figura dell’eroe insita nell’immaginario collettivo dei lettori di gialli.

Perché questa scelta? Pensi che sia dovuto a questa umanizzazione il successo del protagonista ?

FR: Il protagonista è un antieroe, un uomo normale che si trova ad affrontare il suo lavoro. Non volevo costruire un Poirot perfetto, ma un uomo vero con le sue debolezze e indecisioni. Tanti lettori hanno apprezzato e si sono anche immedesimati, vivendo spesso problematiche simili.

L’imperfezione come normalità, anche durante l’indagine. Non sempre l’operato delle forze dell’ordine è perfetto da manuale. È normale nella realtà che ci siano sbavature, imprecisioni e anche errori.

TL: Nel romanzo è presente una variegata galleria di personaggi, sono tutti totalmente di fantasia o ti sei ispirato a persone che hai avuto modo di conoscere nella vita reale?

Penso soprattutto ad Adele Conti, la cui personalità forte emerge dalle pagine, nonostante il ruolo di vittima.

FR: Si scrive quello che si conosce. A me piace osservare la realtà che mi circonda, scoprire e analizzare il carattere delle persone che ho intorno e con cui intrattengo rapporti di amicizia e lavoro.

Poi durante lo sviluppo del romanzo ricostruisco i personaggi utilizzando gli elementi analizzati, ricomponendoli a mio piacimento.

Nessuno è interamente mutuato dalla realtà, ma è un mix di caratteristiche, riprese e modificate dalla mia esperienza quotidiana.

TL: C’è un libro o uno scrittore che hanno innescato in te la passione per la scrittura ? E perché hai scelto il genere thriller, cosa offre di diverso o in più ad uno scrittore e a un lettore rispetto ad altri generi ?

FR: Mi piace leggere da quando sono bambino un po’ tutti i generi, dai classici alla narrativa di genere. Certamente ho apprezzato la Christie e Simenon, come geni indiscussi del giallo, ma anche Verne e Ken Follet per i loro grandi romanzi di avventura.

Ho scelto il giallo perché ha una costruzione logica e mi consente di descrivere storie e personaggi ambigui e misteriosi che si svelano poco alla volta nel sviluppo del romanzo, lasciando l’effetto sorpresa nel lettore.

TL: La letteratura thriller è in cima alle liste di gradimento dei lettori, secondo te perché le persone sono così attratte da storie che hanno per protagonista “il male”, rappresentative dei crimini più efferati che, purtroppo, troviamo quotidianamente anche nelle pagine di cronaca nera?

FR: Forse è un modo che abbiamo per esorcizzare il male e la paura della morte. E poi c’è l’attrazione per il mistero e per l’ignoto che ha sempre attirato l’uomo fin dall’antichità.

Thriller Life ringrazia Fabio Rennani per la cortesia e per la sua disponibilità.

A cura di: Claudia, Ros, Alessia