Federico e Jacopo Rampini – Il gioco del potere

Il gioco del potere
«Esattamente; lo fanno finanziando i pacifisti e disseminando le nazioni europee di forza politiche e intellettuali filorusse.»

Il gioco del potere

Recensione di: Luca Ronzoni

TRAMA:

Nel 2027 il mondo è sull’orlo di una guerra: la Cina stringe d’assedio Taiwan e gli Stati Uniti preparano una risposta. Nel cuore di questo scontro planetario, un’azienda italiana diventa una preda ambitissima: NaviTech, leader nella produzione di microchip avanzati, possiede segreti industriali che potrebbero cambiare i destini del mondo. E tutti li vogliono. Ma quella tra Cina e Stati Uniti non è l’unica guerra che l’azienda dovrà affrontare. Ottavio De Luca, il visionario fondatore, non ha mai designato un erede. Si prepara quindi una violenta lotta per la successione. La favorita sembra essere la figlia maggiore, Caterina, che ha affiancato Ottavio per tutta la vita, con ottimi risultati.

Ma il nipote, Stefano, l’attuale CEO, è disposto a tutto pur di mantenere il potere. Di certo nessuno darebbe credito al figlio minore, Gregorio, considerato da sempre la pecora nera, che per uscire dall’ombra del padre si è trasferito a New York e ha inseguito il sogno di diventare fotografo. La sua carriera, però, non è mai decollata e, con l’avvicinarsi dei quarant’anni, il peso del fallimento accende in lui un desiderio di riscatto. Federico e Jacopo Rampini scrivono un romanzo in cui le grandi questioni geopolitiche si intrecciano con le relazioni familiari.

Un thriller dal ritmo serrato, in cui l’innovazione tecnologica può determinare le sorti del pianeta, ma anche la storia di un padre e di un figlio, divisi da incomprensioni e silenzi, che nel caos degli eventi troveranno un modo per riavvicinarsi. Al centro, lo spietato gioco del potere, in cui le alleanze si spezzano, i principi si piegano e la lealtà si vende al miglior offerente. L’unica regola è vincere.

RECENSIONE:

Federico Rampini, noto opinionista ed esperto di geopolitica, con la consueta prosa agile e scorrevole, ci accompagna in una disamina della situazione politica attuale e, con il figlio Jacopo, ci regala un libro avvincente che mescola realtà e finzione e prospetta uno scenario apocalittico che pare realistico.

Competenza e ricerca fungono da collante per una avventura ambientata in un futuro prossimo post Trump con particolare attenzione all’industria tech e al far east; paesi lontani, poco conosciuti da noi europei ma di grande attualità e centralità mondiale.

Un libro “Il gioco del potere” che con la grande esperienza e conoscenza mondiale della Geopolitica del padre, affascina e istruisce sul potere attuale con una prosa appassionante. Le grandi aziende tecnologiche cambiano il mondo e pure i figli se hanno talento crescono e imparano rapidamente. Il futuro è ancora da scrivere, il finale lascia ampio spazio per ulteriori scenari. L’attualità intrepretata è messa in avventura romanzata.

Personaggi intriganti e storia davvero ben tessuta, con lo sfondo di una analisi storica e politica accurata e approfondita. La fiction trova il suo motivo centrale nel ruolo di protagonisti italiani; ed è un gran piacere.

Una riflessione critica per finire. Qualche svolta narrativa risulta un po’ forzata. La durata della linea temporale pare un pochino fragile: il libro inizia con una crisi mondiale in atto, ma poi la stessa crisi sembra evolversi, non con i tempi della logica, ma solo con passaggi che seguono il ritmo dell’evoluzione del protagonista. La guerra, che all’inizio viene annunciata come ormai iniziata, in realtà non avanza.

Il protagonista è al centro di tutto e sembra che sia la sua evoluzione, non la storia, a determinare i tempi della narrazione. Un manager che man mano che sale i gradini del potere perde la sua umanità; attraverso il suo percorso i Rampini immaginano un futuro in cui alcuni super potenti ambiscono a diventare superumani e per farlo sono disposti a passare sopra a tutto e tutti. Non a caso nel libro le persone, la gente normale, quelli che non vivono nei superattici e nel lusso, non hanno nessun ruolo, sono insignificanti se non inesistenti.

In tale contesto, a parere di chi scrive, il finale avrebbe meritato un maggiore approfondimento in linea con il resto dell’analisi.

L’idea di mescolare fiction e analisi risulta comunque vincente; speriamo di leggere nuovamente un nuovo lavoro di questa coppia di padre e figlio inedita ma sorprendente.

Editore: Mondadori – Strade Blu

Pagine: 372

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORI:

Federico Rampini

Federico Rampini, editorialista del «Corriere della Sera», è stato vicedirettore del «Sole 24 Ore» e corrispondente de «la Repubblica» a Parigi, Bruxelles, San Francisco, Pechino e New York. Ha insegnato alle università di Berkeley, Shanghai e alla Sda Bocconi. È membro del Council on Foreign Relations, think tank americano di relazioni internazionali. Come esperto di geopolitica è public speaker per The European House – Ambrosetti. Ha pubblicato più di venti saggi di successo, molti tradotti in altre lingue, come i bestseller Il secolo cinese (Mondadori 2005) e L’impero di Cindia (Mondadori 2006). Tra più recenti, La speranza africana (Mondadori 2023), Grazie, Occidente! (Mondadori 2024). Ha realizzato il programma televisivo «Inchieste da fermo – America e Cina» per La7.

Jacopo Rampini

Jacopo Rampini, attore, è laureato in Letteratura e Filosofia alla Sorbona. Ha studiato recitazione all’American Conservatory Theatre di San Francisco e all’American Academy of Dramatic Arts di New York. Nel 2016 consegue un Master presso l’Accademia Teatro alla Scala e il Politecnico di Milano. Tra i suoi lavori, Medici: Masters of Florence con Dustin Hoffman e Richard Madden (2016), Catch 22 diretto da George Clooney (2019), Romantiche per la regia di Giovanni Veronesi (2023), La quattordicesima domenica del tempo ordinario diretto da Pupi Avati (2023) e Shakespea Re di Napoli per la regia di Ruggero Cappuccio (2023). Insieme a suo padre, Federico, ha messo in scena gli spettacoli teatrali Trump Blues e A cosa serve l’America.

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