Codice stradivari
Recensione di Alessandra Boschini
TRAMA:
Un segreto nascosto nella vernice di un violino. Una cospirazione che attraversa i secoli. Un agente con troppi nemici e una sola certezza: non fidarsi di nessuno.
Nel cuore di Cremona, patria dei grandi liutai, viene scoperto un indizio criptico attribuito ad Antonio Stradivari, la cui soluzione è celata all’interno dei suoi violini. Quel dettaglio apparentemente insignificante riaccende una fiamma che molti speravano fosse solo leggenda. Non è solo una questione musicale. È molto di più: potere, identità, sopravvivenza.
Jacques Damato, ex agente del Reparto Speciale N.A.1, riceve un incarico all’apparenza semplice: ritrovare deputato rapito. Ma ciò che inizia come un salvataggio si trasforma in una corsa senza tregua tra Italia, Austria, Inghilterra e Cina. Un viaggio tra partiture cifrate, ville lussuose, regge secolari e salotti dove l’arte e il denaro si confondono con la diplomazia e il crimine.
Con lui c’è Totò, il suo fedele staffordshire bull terrier, presenza silenziosa ma decisiva. E intorno, una scacchiera di personaggi ambigui, alleanze fragili, segreti di Stato e una domanda ossessiva: qual era il vero segreto di Stradivari, e perché tutti vogliono impossessarsene?
RECENSIONE:
“Codice Stradivari” è più di un giallo, è una spy story che mescola sapientemente realtà e fantasia, coinvolgendo il lettore in una trama che profuma di arte, musica e ricerca storica. Massimo Moscato massimo-moscato rivela qui tutta la sua grande passione unita a un’attenta documentazione storica e artistica, nonché a una notevole abilità lessicale.
L’uso di simbolismi, terminologie appropriate e salti temporali, donano alla trama grande vivacità e dinamismo. L’intera storia vede il ritorno dell’agente dei Servizi segreti Jacques D’ Amato, già protagonista del precedente romanzo “Il mistero della Sibilla”. Questa volta, D’Amato è alle prese con il furto su commissione di alcuni codici che il grande liutaio cremonese Antonio Stradivari avrebbe nascosto qua e là, prima di morire. Codici in grado di catturare la magia e l’unicità del suono dei violini del celeberrimo Stradivari, un particolare composto chimico in grado di donare allo strumento “una voce” unica e profonda.
A voler mettere le mani su quei preziosi documenti vi sono molte forze in campo: un tesoro di tale valore è ambito dalla Camorra, che lavora per conto della triade cinese di Roma; dalla Massoneria che ha rami nel Parlamento; ma anche da ladri maldestri, ignari e ignoranti.
Tra indagini, depistaggi e doppiogiochisti, il lettore viene portato lungo un gioco di piste che inizia, ovviamente, a Cremona, nella Basilica di S. Domenico, al cui interno riposava la salma di Stradivari, per poi passare alla Reggia di Caserta, confermando così il legame del liutaio con l’architetto Luigi Vanvitelli, e, infine, per Verona e Roma.
Massimo Moscato è riuscito a creare un intrigo machiavellico, pieno di dettagli e molto particolareggiato in cui spionaggio e giochi di potere si mescolano alle indagini e alle emozioni vissute dai personaggi.
Non manca una persistente nota di humor che dona alla lettura quella giusta dose di leggerezza e fluidità. La trama è composta da molte tessere che, come in un puzzle, trovano la loro giusta collocazione in un finale che coinvolge il lettore tra colpi di scena, inseguimenti e tradimenti degni di un action movie di qualità.
EDITORE: Giacovelli Editore
PAGINE: 334
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Massimo Moscato non è il mio vero nome. Ma è quello con cui firmo i miei romanzi. Vivo tra l’Italia e altrove. In luoghi che non appaiono sulle mappe turistiche. Ho lavorato per decenni in un settore iper-specializzato, tecnico, scientifico. Ho tenuto conferenze, pubblicato articoli, viaggiato tra Stati Uniti, Europa, Medio Oriente e Sud America. Poi ho iniziato a scrivere. O forse, a ricordare. Nei miei romanzi inseguo ciò che la Storia ha tentato di nascondere: codici perduti, formule dimenticate, e vangeli cancellati, segreti di Stato e di Chiesa.
Al centro c’è sempre lui: Jacques Damato. Un uomo come tanti, ma con il vizio di non voltarsi mai dall’altra parte. La mia scrittura nasce da studio, metodo e ossessione per ogni dettaglio. Ogni libro è un’indagine. Ogni indagine è un tentativo. Scrivo come vivo: seguendo tracce. E forse, ogni volta che qualcuno legge, un altro tassello della mia identità si rivela. O si complica.

1 Presenta il tuo romanzo spiegandone l’approccio generale, la vicenda (senza fare spoiler), i personaggi e le particolarità che lo rendono unico.
Cadice Stradivari nasce da un’idea semplice e visionaria: che i violini piu’ perfetti mai creati dalla mano dell’uomo possano in realtà nascondere un messaggio capace di cambiare la storia.
L’indagine conduce Jacques Damato, agente del reparto speciale NA-1, in un viaggio tra Italia,
Vienna e Oxford, sulle tracce della leggendaria formula perduta di Antonio Stradivari.
Ma più si avvicina alla verità, più diventa il bersaglio di una rete criminale internazionale decisa a farlo tacere per sen1pre. E un thriller costruito come un pentagramma: ogni personaggio e una nota- a volte stonata – ogni rivelazione una variazione di tono.
In gioco non c’e solo un segreto, ma !’idea stessa di verita, fragile e manipolabile come ii suono di un violino antico.
2. Parlaci del (o dei) protagonista (isti). Descrivi caratteristiche, aspetti marcanti, punti di forza e difetti.
Jacques Damato è un uomo segnato da un dolore che non si cancella: a diciotto anni ha visto morire i genitori in un attentato, e da allora vive con la disciplina e la moralità di chi sa che spesso la difesa della verità può costare la vita.
E un agente del reparto speciale NA-1, addestrato a pensare in fretta e a non mostrare mai le proprie emozioni. Ma dietro quella corazza c’è un istinto profondo, una sensibilità che affiora nei momenti più inattesi. Ama solo Toto, il cane che gli è compagno e rifugio, l’unico legame rimasto intatto.
E capace di pianificare come un giocatore di scacchi e di fingere resa per colpire meglio, ma la sua caratteristica più importante e saper leggere le persone.
In lui convivono razionalità e compassione, coraggio e malinconia.
Non è un eroe, è un uomo che continua a credere nella verità anche quando gli costa tutto.
3. Presentati ai nostri lettori: chi sei e qual è il percorso che ti ha portato a scrivere dei romanzi? Perché hai scelto un romanzo thriller/giallo/noir? Quale elemento caratteristico di questo genere letterario ti sembra interessante?
Non amo definirmi scrittore. Preferisco pensare di essere un raccoglitore di prove.
Ogni romanzo che scrivo e un fascicolo aperto su un mistero storico insoluto, ogni pagina un documento che poteva essere letto diversamente. Cadice Stradivari nasce da una mia innata curiosità: capire dove i n1isteri irrisolti che ci sono giunti potrebbero essere frutto di manipolazione o rappresentino piuttosto un’occasione di redenzione.
Per anni ho lavorato in ambito tecnico-scientifico, viaggiando tra Europa, Stati Uniti e Medio
Oriente. Poi ho iniziato a scrivere. O forse a confessare.
Nei miei libri c’ e un solo personaggio che non muore mai: la verità storica. E’ un cadavere che continua a sanguinare lasciando tracce. E Jacques Damato e J’uo,no che le segue al mio posto. Io mi limito a osservarlo da fuori, ma… annotando tutto!





