La bugia dell’orchidea di Donato Carrisi

La bugia dell'orchidea

La bugia dell’orchidea

Recensione di: Barbara Casavecchia, Michelangela Barba, Silvia Deriu

Spazio curato da: Federica Salzano

TRAMA:

Immagina un’alba d’estate. Immagina l’aria immobile della campagna, l’odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all’invasione del giorno. Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all’improvviso da un urlo disperato. C’era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli.

C’era una volta la famiglia perfetta, e ora non c’è più. Cos’è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d’agosto? Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L’unico sopravvissuto. Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c’è una sola spiegazione. Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte. Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. È l’inizio.

RECENSIONE:

Con La bugia dell’orchidea, pubblicato da Longanesi, Donato Carrisi  è tornato in libreria e lo ha fatto con un romanzo che conferma la sua capacità di trasformare il thriller in un’esperienza mentale oltre che narrativa.

Il lancio del libro è stato accompagnato da una frase che ha incuriosito i lettori fin dall’annuncio: “Questo libro ha un segreto. Chi lo scrive, chi lo legge e chi lo vive avrà un segreto”. Una promessa che ha reso l’uscita un piccolo evento editoriale, presentato in anteprima a BookCity Milano, dove lo scrittore ha sottolineato come il vero rischio non sia ciò che non sappiamo, ma ciò che scegliamo di non vedere.

L’orchidea del titolo non è un fiore qualsiasi, ma è un esemplare raro che nessuno ha mai visto, ma che tutti descrivono come se fosse reale. Per questo motivo diventa la chiave di lettura dell’intero romanzo: così come il fiore esiste perché qualcuno ne parla, anche i fatti narrati sembrano concreti e tangibili non perché siano dimostrabili, ma perché vengono tramandati con la naturalezza di una verità condivisa. Donato Carrisi gioca con questa suggestione, creando ancora una volta un inganno perfetto in cui intrappolare il lettore.

La storia si apre in un casale rosso isolato nella campagna, immerso in un’alba estiva sospesa e silenziosa. Il silenzio viene lacerato dalle grida di un uomo, l’unico sopravvissuto della strage che vede coinvolta la sua famiglia. Le forze dell’ordine accorse al casale lo trovano seduto davanti all’abitazione, sporco di sangue e con lo sguardo fisso nel vuoto. Lui dichiara di essere il responsabile della tragedia. La storia quindi è già finita? Non è così, perché questo è soltanto l’inizio!

Dieci anni dopo, una scrittrice che nasconde da tempo la sua vera identità, riceve una misteriosa lettera contenente un ritaglio di giornale riportante la cronaca della strage del casale. Incuriosita decide di indagare e si reca nel paese in cui sono avvenuti i fatti.

Gli abitanti del luogo sembrano restii a parlare della vicenda e l’unico che sembra volerla aiutare è Alfredo, il giornalista autore dell’articolo. Scavando nel passato della famiglia, i due cominciano a capire che dietro alla strage potrebbe esserci un segreto mai rivelato e che probabilmente le cose non sono esattamente come appaiono. L’indagine non è semplice perché le testimonianze, i ricordi e gli indizi non coincidono mai del tutto e la verità appare sfuggente.

La trama che ha costruito Donato Carrisi è caratterizzata da un alone di mistero e inquietudine. I personaggi che vivono questa drammatica storia attraverso la penna del grande maestro del noir sono anime tormentate che proprio per questo vivono e rivivono con una forte intensità emotiva tutti gli accadimenti del presente e del passato.

Victoria Anthon è il personaggio femminile che riesuma una storia vecchia di parecchi anni. Scrittrice di successo, Victoria è costretta a lasciare la sua zona di comfort per seguire il suo istinto di scrittrice, capire cosa si celi dietro quella lettera ricevuta e che ha solleticato la sua curiosità. Victoria è come la trama: una persona complessa, vittima anch’essa nel passato della furia umana dalla quale non si è più ripresa. Vive isolata, senza far conoscere nulla di sé, neppure il suo volto è reso noto e il suo nome viene celato dietro pseudonimi. È una donna sensibile e molto empatica, ma profondamente diffidente che affronta con coraggio il grande passo di uscire allo scoperto.

Alfredo F. giornalista, è la spalla di Victoria.  Un padre solo con una figlia ribelle e affetta da ADHD che gli dà del filo da torcere ogni volta che può, è il ponte tra il passato e il presente. L’unico civile ad aver visto con i propri occhi cosa l’uomo può arrivare a fare non solo ai suoi simili, ma alla sua stessa famiglia. Un orrore che non potrà mai cancellare. Per quanto estranei, Victoria e Alfredo arriveranno a formare una coppia ben assortita che riuscirà alla fine a scoprire la verità. Qualunque essa sia.

Infine, gli ultimi personaggi sono i segreti. Tutte quelle parole non dette e fatti taciuti.

I segreti pervadono tutte le pagine del libro, dall’inizio alla fine spesso rimanendo tali e lasciando protagonisti e lettore con più domande che risposte.

La bugia dell’orchidea” assomiglia ad un gioco di prestigio: il mago mostra le mani vuote all’inizio poi tira fuori la carta vincente al momento giusto. E per buona parte del romanzo, il gioco funziona. Lo stile di Carrisi lo conosciamo un po’ tutti: visivo, cinematografico, rapido. Le immagini arrivano nitide e cariche di tensione e l’atmosfera (una campagna silenziosa, un casale rosso, il vuoto) alimenta l’inquietudine pagina dopo pagina.

Eppure — ed è qui che il romanzo mostra la sua ambizione più pericolosa — Carrisi non si accontenta di UN colpo di scena. Vuole molto di più: un gioco metanarrativo, uno specchio per il lettore, non il semplice “svelamento della verità”. Vuole che tu, lettore, smetta di credere persino ai tuoi occhi e diventi complice, custode di un segreto inconfessabile.

La bugia dell’orchidea” dunque si presenta come una sfida per chi legge: una storia costruita su una verità che sembra chiara ma solo per tradirci — con lentezza e precisione, un’arte che Carrisi ha sempre dimostrato di padroneggiare.

La bugia dell’orchidea” non è solo un thriller ma anche un esperimento psicologico, una riflessione sulla narrativa stessa. Promette tensione, atmosfere ben descritte ma chiede qualcosa di più del lettore: la disponibilità ad accettare l’incertezza, l’instabilità, la capacità di restare sospeso in un limbo narrativo. 

Ciò ne fa un romanzo per chi ama gli enigmi, le trame che sfuggono alle definizioni nette, le storie che trasformano la lettura in un atto attivo, non un mero consumo passivo di pagine. Chi invece cerca la chiusura perfetta, la rassicurazione di una catarsi narrativa potrebbe restare un po’ a metà tra delusione e fascinazione. 

Questa ambizione alla complessità può sembrare, talvolta, un tradimento per la storia stessa dove la struttura, così complessa e stratificata, si frammenta in più livelli — soprattutto punto di vista narrativo interno ed esterno— e tentativi di reinterpretare.

Indubbia la genialità della costruzione, forse troppa consapevolezza del meccanismo: il finale rischia di diventare un esercizio di stile più che una conclusione emotivamente soddisfacente.

La rivelazione arriva ma non atterra: rimane come l’eco di un dubbio, non come il colpo di scena che chiude la storia.

Il lettore, che per ore ha scommesso sulle sue certezze, si trova a dover rivedere ogni convinzione, a ricostruire da capo, a dubitare persino di sé. È un prezzo alto per chi cercava, oltre al mistero, una placida soluzione.

Così, l’epilogo — pur coerente con lo sviluppo della vicenda e il ritmo della narrazione— lascia una sensazione di vertigine, che può essere vissuta come avvolgente ma anche distanziante.

“Gli scrittori vedono cose che gli altri non riescono a vedere”

Editore: Longanesi

Pagine: 400

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE:

Donato Carrisi

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive fra Roma e Milano. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. Scrittore, regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, è una firma del Corriere della Sera. È l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di cartaL’ipotesi del maleIl cacciatore del buioLa ragazza nella nebbia – dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente.

Il maestro delle ombreL’uomo del labirinto – da cui ha tratto il film omonimo –, Il gioco del suggeritoreLa casa delle vociIo sono l’abisso – da cui ha tratto il film omonimo – , La casa senza ricordiLa casa delle luciL’educazione delle farfalle, La casa dei silenzi ed è autore della favola dark Eva e la sedia vuota. Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero come il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia. I suoi romanzi, tradotti in più di 30 lingue, hanno venduto milioni di copie

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