Vita tra i selvaggi di Shirley Jackson

Vita tra i selvaggi
Una commedia domestica irresistibile, dove il caos familiare diventa puro divertimento narrativo.

Vita tra i selvaggi

Recensione di: Barbara Casavecchia

TRAMA:

Vita tra i selvaggi si rivela una porta, forse ben nascosta ma non necessariamente secondaria, per entrare nel bizzarro universo di una strega molto domestica. E ci fornisce la prova che la differenza tra comico e inquietante, proprio come quella tra cura e veleno, talvolta può essere una mera questione di proporzione degli ingredienti.
Quando non era impegnata a ideare storie che avrebbero terrorizzato generazioni di lettori, Shirley Jackson conduceva una vita che verrebbe la tentazione di definire ordinaria, per quanto frenetica.

Un marito, quattro figli, un cane, un numero imprecisato di gatti, una grande casa isolata nel Vermont: abbastanza per riempire le giornate in attesa del «miracolo serale» – il momento in cui i bambini andavano a letto e il caos si placava per qualche ora.

Ma quelli dello scrittore non sono panni che si possano svestire e indossare a piacimento; e se da Conrad abbiamo imparato che chi scrive lavora anche quando guarda fuori dalla finestra, grazie a Jackson scopriamo qui che può farlo persino mentre organizza un trasloco, si prepara a un tardivo esame per la patente, passa una convulsa mattinata ai grandi magazzini, si barcamena tra bambinaie inaffidabili – o addirittura in libertà condizionata –, cerca di gestire un esilarante valzer dei posti letto quando un’influenza colpisce tutta la famiglia

RECENSIONE:

Vita tra i selvaggi è un romanzo della celebre scrittrice e giornalista Shirley Jackson, nota soprattutto per “L’incubo di Hill House”, considerato uno dei più celebri racconti di fantasmi del ventesimo secolo. Pubblicato per la prima volta nel 1953, Adelphi lo ripropone con un’ottima traduzione di Monica Pareschi.

Dimenticate le atmosfere cupe e dal fascino gotico delle sue opere più celebri: Vita tra i selvaggi è un breve romanzo in cui l’autrice, a metà tra memoir e fiction, racconta in chiave ironica la sua vita quotidiana, alle prese con un marito, quattro figli, un cane e diversi gatti.

Sono loro i veri “selvaggi” della storia. Altro che manuali di sopravvivenza: qui non ci sono giungle tropicali, ma cucine assediate da bambini affamati, salotti trasformati in campi di battaglia e traslochi che sembrano spedizioni archeologiche. Shirley Jackson prende la quotidianità, la capovolge e la osserva con un’ironia così tagliente da far sembrare la gestione di quattro figli un’impresa ben più rischiosa di un safari.

La storia si apre con un’ingiunzione di sfratto e continua con il trasloco in una vecchia casa del Vermont che, a prima vista, sembrerebbe il perfetto scenario per un racconto di fantasmi. Invece si trasforma nel palcoscenico delle giornate rocambolesche di una scrittrice costretta a destreggiarsi tra il lavoro e i mille ruoli domestici: casalinga, autista, organizzatrice, tuttofare ufficiale della famiglia.

L’incipit è straordinario e fa capire perfettamente quale sarà la cifra stilistica dell’intero romanzo:

“Casa nostra è vecchia, rumorosa e piena zeppa. Quando siamo arrivati qui avevamo due figli e circa cinquemila libri; se tanto mi dà tanto, quando finiremo per esplodere e dovremo trasferirci di nuovo avremo una ventina di figli e almeno mezzo milione di libri; abbiamo anche un assortimento di letti tavoli sedie cavallucci a dondolo lampade vestiti di bambole modellini di navi pennelli e letteralmente migliaia di calzini. Io e mio marito siamo finiti in questa vita senza volerlo, come se fossimo caduti dentro un pozzo e, dato che non c’era nessuna possibilità di uscirne, tanto valeva rimanerci e sistemare una sedia, una scrivania e una lampada.”

Non è la narrazione delle perfette casalinghe degli anni Cinquanta, questo tipo di idealizzazione viene meno entrando nella caotica casa della scrittrice, che è riuscita a trasformare il disastro domestico in una lettura brillante e ironica. Moltissimi sono i racconti esilaranti e surreali, leggendo i quali non potrete fare a meno di sorridere.

“I sentimentali insistono a dire che se le donne fanno un terzo figlio è perché adorano i bambini, e i cinici sostengono che una donna con due bambini sani e attivi in casa farebbe qualsiasi cosa per starsene dieci giorni in pace all’ospedale; io mi colloco più o meno a metà strada, anche se tendo verso la seconda possibilità.”

Senza dubbio, il vero punto di forza del libro sono i dialoghi e l’umorismo che attraversano ogni pagina. Vita tra i selvaggi è un manuale di sopravvivenza domestica mascherato da romanzo: un ritratto brillante e ironico di come la quotidianità sappia essere più assurda, imprevedibile e spassosa di qualsiasi fiction.

Il finale mantiene la stessa ironia che attraversa l’intero libro, ma Shirley Jackson,  riesce a spingersi un passo oltre, firmando un epilogo geniale e trasformando il caos quotidiano in una sorta di leggenda locale. E così, con la sua consueta malizia letteraria, riesce ancora una volta a riportarci dentro una casa infestata dai fantasmi!

Traduzione: Monica Pareschi

Editore: Adelphi

Pagine: 197

Anno di pubblicazione: 11 novembre 2025 – prima pubblicazione 1953

AUTORE:

Shirley Jackson è stata una scrittrice e giornalista statunitense, nota soprattutto per L’incubo di Hill House del 1959 e La lotteria. Ha esordito scrivendo per il prestigioso «The New Yorker» nel 1948. Nella sua carriera ha scritto anche opere per bambini, come Nine Magic Wishes, e persino un adattamento teatrale di Hansel e Gretel, The Bad Children. Muore per infarto nel 1965, forse a causa della terapia a base di psicoformaci che stava seguendo.

Condividi questo articolo:

Potrebbero interessarti anche: