Una foresta di scimmie
TRAMA:
Will un ebreo non l’ha mai visto, in Inghilterra sono spauracchi per bambini, avvelenatori di pozzi cristiani, nasi mostruosi e barboni rossi, ma quando si è trovato a conoscere Shylock e Tubal del Ghetto di Venezia, li ha trovati umani in tutto e per tutto, persino simpatici, almeno uno di loro. Certo, il fatto che abbiano iniziato a blaterare di «una libbra di carne» poco prima che Antonio giacesse a terra privo del cuore non aiuta molto a fargli cambiare idea.
Se fino a oggi ci siamo domandati da dove nascesse la storia di Shylock, del prestito a Bassanio, del pagamento della libbra di carne richiesta ad Antonio – in caso di mancata restituzione –, se insomma, com’è ovvio e lecito da secoli, non sapevamo come, dove e quando Shakespeare abbia scritto Il mercante di Venezia, be’, oggi possiamo conoscere tutto, perché Andrea Pennacchi ci porta con Will e la sua banda di compari, come aveva già fatto con Giulietta e Romeo in “Se la rosa non avesse il suo nome”, alle radici della letteratura, della fantasia e del thriller di William Shakespeare.
Perché Pennacchi non racconta solo con la testa, ma con tutto il corpo: proprio come il Bardo, è drammaturgo e attore.
RECENSIONE:
Con la grazia di un divertissement Andrea Pennacchi ci catapulta nella Venezia di fine Cinquecento, dove William Shakespeare indaga sulle origini del Mercante di Venezia, trasportandoci nel Ghetto ebraico e scoprendo il mondo di Shylock e Tubal, un’epoca di contrasti culturali e tensioni tra Ebrei e Cristiani, esplorando le radici della famosa opera.
Con una scrittura snella, ironica, ma nel contempo dotta e quasi teatrale l’autore, nella Foresta di Scimmie ci prende per mano, attraverso calli e campielli, canali, canaletti e Canal Grande, in un miscuglio di lingue e dialetti, in un melting pot di culture ed etnie, tra pregiudizi nutriti da Gentili contro Ebrei ed Ebrei contro Gentili, tra amori, amicizie, passioni… fino a una conclusione che in buona parte stravolge lo spirito del testo teatrale da noi conosciuto o, forse, vuol proprio spiegarne l’origine.
Una scrittura romanzesca, comica e drammatica, contaminata dalla narrazione teatrale con pagine indimenticabili di confusione dialettale tra veneziano e lingua del Bardo. La trama è abbastanza complessa e di difficile comprensione, ma lo stile è bellissimo, teatrale, efficace, scorrevole e colto.
Andrea Pennacchi riesce nello sforzo di conciliare il giallo storico con le caratteristiche proprie dei lavori teatrali che sono, certamente, più nelle corde e nella poetica di Pennacchi, così come nella sintesi tra comicità e drammaticità. Buon ritmo ed impostazione scenica, ci hanno spinto a scoperte sempre nuove, pagina dopo pagina, duello dopo duello… fino alla rilettura ribaltata dell’intero dramma.
Con Una foresta di scimmie, Andrea Pennacchi prosegue nel suo intento e continua a reinventare Shakespeare con una prosa lieve e gentile (ma altrettanto colta), trasformando l’origine di un capolavoro teatrale in un’avventura irresistibile, vibrante di storia, teatro e immaginazione.
Godetevi le pagine di Pennacchi e vi ritroverete a passeggiare per le calli ed i campielli di Venezia in compagnia di un irresistibile gruppo di picareschi guasconi.
Editore: Marsilio
Pagine: 304
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Andrea Pennacchi è un attore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore italiano. Nel 2024 debutta nel mondo del giallo con Sé la rosa non avesse il suo nome, pubblicato da Marsilio, dando inizio alla saga Sir William Shakespeare che mescola giallo storico, azione e metanarrazione e vede protagonista il Bardo nei panni di un investigatore. Altri suoi titoli sono stati pubblicati da People.