Dream hotel
TRAMA:
Los Angeles, in un futuro molto vicino. Sara Hussein vive con il marito Elias e i loro gemellini di appena due anni. Le notti insonni, dopo la nascita dei bambini, la stanno logorando: lavoro, stress, zero riposo. In cerca di sollievo, si affida al Dreamsaver, un dispositivo sottocutaneo progettato per migliorare il sonno. Ma chi lo indossa deve pagare un prezzo: permettere al governo di accedere ai propri sogni in nome della sicurezza nazionale.
Quando, al ritorno da un viaggio di lavoro, Sara viene fermata all’aeroporto, gli agenti della Divisione Valutazione Rischi la giudicano “potenzialmente pericolosa”: non ha commesso alcun reato, eppure l’algoritmo del dispositivo ha previsto che potrebbe farlo, e contro chi ama di più: suo marito. Così viene trasferita a Madison, un centro di prevenzione del crimine, dove le detenute, tutte “sognatrici” come lei, vengono sorvegliate giorno e notte per qualche settimana.
Ma in questa struttura dove il cibo è scadente, l’acqua è razionata e le regole sono durissime, guardie crudeli annotano ogni minima infrazione per prolungare la detenzione, e ovunque ci sono occhi elettronici: telecamere, microfoni e sensori che rilevano ogni respiro o movimento, così che fuga e libertà sembrano impossibili. Almeno sino all’arrivo di una nuova detenuta, che rompe gli equilibri e accende in Sara una scintilla di speranza. Che cosa sa? Che cosa nasconde?
Sospesa insieme alle altre in un mondo senza giustizia, Sara comincia a intravedere le crepe del sistema che imprigiona lei e le altre donne. E per trovare una via d’uscita, dovranno agire prima che sia troppo tardi.
RECENSIONE:
Come sarebbe poter dormire serenamente e facilmente svegliandosi riposati e pieni di energia? Pura utopia ai giorni nostri dove lo stress, i problemi quotidiani sempre più pressanti e una vita frenetica la fanno da padrona. Questa era la vita della protagonista di “Dream hotel”, Sara Hussein, che dopo la nascita dei suoi due gemelli si ritrova stremata e priva di forze per la mancanza di sonno.
Ma una soluzione le viene presto in aiuto: un piccolo dispositivo sottocutaneo, il Dreamsaver che aiuta la qualità del sonno. Ma a tutto come sempre c’è un prezzo. In cambio di una qualità del sonno migliore, il governo può accedere ai sogni di chi lo indossa. E come in tutte le storie in cui il governo la fa da padrone, i risultati sono a dir poco devastanti.
Con “Dream hotel” ci ritroviamo a Los Angeles in una realtà distopica che non vorremmo mai vivere. Questo romanzo ci catapulta ai tempi del famosissimo film “Minority report” con Tom Cruise. La realtà che ci viene raccontata è molto simile. I sogni in “Dream hotel” così come le intenzioni nel film, diventano la base di accusa per azioni mai compiute, ma che potrebbero avvenire grazie al calcolo di un algoritmo.
In questo libro, Laila Lalami ci prospetta una anticipazione dei crimini attraverso lo studio dei sogni, come è avvenuto per Sara, che viene rinchiusa in una struttura per il solo fatto di aver sognato di far del male a suo marito. Una giustizia pre-crimine che si basa sulla presunzione di fatti.
Ma “Dream hotel” ci svela qualcosa di ancora più inquietante, ossia la possibilità di direzionare i sogni altrui inserendo prodotti commerciali al fine di spingere sugli acquisti degli stessi, evidenziando come il tema della privacy sia un tema scottante che va affrontato in primis da noi stessi che diventiamo ogni giorno di più il nostro “nemico pubblico” numero 1.
La detenzione di Sara dà anche una visione molto importante della vita, che spesso tutti tendono a dimenticare proprio perché concentrati sulle mille attività che la società ci impone: la libertà che si ha in ogni aspetto della nostra vita. La libertà di poter usare un computer senza avere alcun limite; mangiare ciò che si vuole e quando si vuole. Insomma, essere grati per ciò che si ha perché non si sa mai quando ci verrà tolto.
Il libro quasi fino alla fine è intrigante. Laila Lalami è abile nel farci vivere appieno con le parole quel senso di soggezione nei confronti di un sistema che opprime, controlla e vincola ogni azione fino a far crescere nel lettore la stessa voglia di ribellione e voglia di rivalsa che Sara e le sue compagne di detenzione provano in quel lungo periodo di prigionia. Peccato che poi il finale del libro arrivi in fretta e in maniera incompleta.
Quel senso di giustizia, di ribellione nei confronti del sistema, viene lasciato sospeso senza concretizzarsi, lasciando il lettore insoddisfatto e frustrato con una domanda alla quale è difficile dare una risposta: si può combattere il crimine solo sul presupposto di un sogno o di una premeditazione?
Lettura intrigante con un profondo senso di avversione nei confronti del potere costituito ma con un finale decisamente deludente.
Traduzione: Maddalena Togliani
Editore: TRE60
Pagine: 384
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Laila Lalami è nata a Rabat nel 1968 e ha compiuto i suoi studi in Marocco, Regno Unito e Stati Uniti. Considerata una delle voci più autorevoli della narrativa contemporanea, è autrice amatissima dal pubblico e dalla critica. Ha vinto numerosi premi tra cui l’American Book Award, l’Arab-American Book Award, il prestigioso Hurston/Wright Legacy Award e il Joyce Carol Oates Prize ed è stata finalista al Booker Prize, al Premio Pulitzer per la narrativa e al National Book Award.
I suoi romanzi affrontano con profondità temi come l’identità e la giustizia sociale. I suoi saggi sono apparsi su testate di rilievo come Los Angeles Times, Washington Post, The Guardian e The New York Times. Ha ricevuto riconoscimenti dal British Council, dalla Guggenheim Foundation e dal Radcliffe Institute della Harvard University. L’autrice vive a Los Angeles.