Sara le origini
Recensione di: Giulia Capacchietti
TRAMA:
Sara Morozzi sa stare ai margini. Ha lavorato nell’unità più discreta dei Servizi, conosce le voci quando non diventano parole, legge il labiale come si leggono le crepe. Dopo la morte del figlio si è ritirata, ma quella ferita non le concede riposo. È proprio l’indagine su quella morte a costringerla a rientrare in campo per la prima volta: una madre che segue tracce minime, riascolta dialoghi, rimette in ordine i dettagli che gli altri hanno lasciato cadere. Da lì Sara ricomincia. Napoli le offre un bordo da cui guardare e muoversi senza farsi vedere.
L’incontro con Teresa Pandolfi diventa un patto operativo e umano, il disincantato Davide Pardo la affianca dove serve, Viola aggiunge l’occhio che ferma ciò che sfugge. Ogni indizio riapre una porta che sembrava chiusa, e il metodo di Sara prende forma: ascoltare, osservare, restituire alla verità la sua voce bassa ma netta. In “Sara, le origini” Maurizio de Giovanni presenta le radici di questo sguardo e il momento in cui tutto riparte.
Il volume raccoglie il racconto lungo “Sara che aspetta” – l’avvio, con l’indagine sulla morte del figlio – e “Sara al tramonto”, dove un omicidio archiviato riporta Sara sul terreno operativo e definisce i legami con Teresa, Pardo e Viola. È l’ingresso naturale nel mondo di un personaggio che, scegliendo come stare nell’ombra, decide anche come tornare a esistere. Ed è da questa scelta che prende forma tutta la sua storia.
Maurizio de Giovanni, con “Sara. Le origini“, fornisce un’importante chiave di lettura per approfondire il personaggio di Sara Morozzi, permettendo ai lettori di connettersi ancora di più con un’interprete già di per sé molto affascinante. Quest’opera si distingue per la sua struttura unica: oltre al racconto già pubblicato con il titolo “Sara che aspetta”, contenuto in “Sbirre“, con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo, viene incluso anche “Sara al tramonto“, un romanzo già noto ai fan della saga. Tale scelta arricchisce l’esperienza di lettura, poiché crea un legame tra il passato e il presente, offrendo una visione più completa della trasformazione della protagonista.
Nel primo racconto, ciò che colpisce immediatamente è l’atmosfera, più intima e personale rispetto ad altri capitoli della saga. Qui non si tratta solo di risolvere un mistero, ma di esplorare le origini di Sara, tutto ciò che l’ha resa la persona che conosciamo oggi. È un’immersione nel suo passato, ma anche nei suoi sentimenti, nei suoi silenzi e nelle sue fragilità. Sara si rivela una figura estremamente potente, pur non essendo esente da debolezze: la sua capacità di osservare, capire gli altri e muoversi in modo quasi invisibile è centrale, ma emerge con maggiore chiarezza anche la sua autenticità, quella che si nasconde dietro la sua determinazione e il suo acume.
Tuttavia, accanto a lei, compaiono anche altri personaggi che arricchiscono il racconto. Viola e Teresa non sono semplici figure secondarie, ma presenze che arricchiscono il mondo narrativo e fanno intravedere legami e sviluppi che si evolveranno in futuro. Ciascuna porta una sfumatura unica: una è più pratica (Teresa), l’altra è più sensibile (Viola), creando un equilibrio che rende la narrazione più dinamica.
Anche Massimiliano, l’unico vero amore di Sara, gioca un ruolo significativo: la sua vita si intreccia in modo cruciale con quella di Sara, offrendo ulteriori sfumature di comprensione e delineando meglio il contesto relazionale in cui la protagonista si muove.
Il romanzo “Sara al tramonto“, invece, riporta il lettore a una narrazione più concentrata sulla ricerca della verità. La verifica dei fatti appare più sistematica, la narrazione è più veloce, anche se il lato emotivo rimane predominante. Anche in questo caso, De Giovanni non si limita a creare un’inchiesta, ma la utilizza per esplorare relazioni, scelte e conseguenze, mantenendo quel giusto equilibrio tra suspense e introspezione che caratterizza la collana. Qui viene introdotto un nuovo personaggio, Davide Pardo, insieme al suo cane, Boris, il quale ha un profondo affetto per Sara e presta poca attenzione al suo padrone.
Nel complesso, le due opere si arricchiscono a vicenda: il racconto conferisce profondità al personaggio, mentre il romanzo presenta Sara all’opera, permettendo di apprezzare pienamente le sue competenze e la sua natura complessa. È proprio grazie all’introduzione di personaggi come Pardo, Viola, Teresa e Massimiliano che si avverte l’inizio di un percorso più ampio: figure destinate a tornare e a svilupparsi nei prossimi volumi della saga (almeno lo si spera).
Lo stile di De Giovanni è diretto e chiaro, capace di esprimere profondi significati anche con poche parole, senza risultare pesante.
Per concludere, “Sara, Le origini” è un’opera che incontra principalmente il favore dei lettori affezionati al personaggio, ma può attrarre anche chi cerca una protagonista fuori dagli schemi: determinata, certo, ma profondamente influenzata dalle esperienze vissute. Una storia più focalizzata sulla riflessione piuttosto che sull’azione frenetica, ma che riesce comunque a fare la sua impressione.
Editore: BUR Rizzoli
Pagine: 416
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Maurizio De Giovanni è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano. È celebre soprattutto per il personaggio del Commissario Ricciardi, per i bastardi di Pizzofalcone, e per Mina Settembre, protagonisti di molte sue opere da cui sono state tratte serie televisive di successo.
Nel 2007 Fandango pubblica Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, la prima opera ispirata alle quattro stagioni e che dà il via alle indagini del commissario, cui seguono nel 2008 La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, nel 2009 Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi e nel 2010 Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi. Dal 2011 la saga viene continuata e pubblicata da Einaudi. Le vicende di Ricciardi diventaranno una serie televisiva Rai con Lino Guanciale nei panni del commissario.
«Napoli è l’unica città che lascia il segno. È impossibile dimenticarla» – Maurizio De Giovanni, linkiesta.it
Al centro dei romanzi di De Giovanni troviamo sempre Napoli, bella e al tempo stesso inquietante, di cui lo scrittore riporta colori, voci, contraddizioni, luci e ombre. Dal 2013, sempre per Einaudi, inaugura la serie dei bastardi di Pizzofalcone, che segna il passaggio dal noir classico al police procedural. Tra i titoli ricordiamo, Buio per i bastardi di Pizzofalcone (2013), Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone (2015), Souvenir per i bastardi di Pizzofalcone (2017), Angeli per i bastardi di Pizzofalcone (2021), Pioggia per i bastardi di Pizzofalcone (2024). Il protagonista della saga, Giuseppe Lojacono è interpretato da Alessandro Gassmann in una serie tv di successo.
Sempre nel 2013 scrive un racconto per la raccolta antologica di Sellerio, Un giorno di Settembre a Natale, in cui fa il suo esordio l’assistente sociale Mina Settembre (interpretata in tv da Serena Rossi).
Tra le altre opere, ricodiamo la serie con protagonista Sara Morozzi, ex agente di un’agenzia di servizi segreti. Alcuni titoli: Sara al tramonto (Rizzoli, 2018), Una lettera per Sara (Rizzoli, 2020), Sorelle. Una storia di Sara (Rizzoli, 2023).
Nel 2025 esce per Mondadori, L’antico amore.
Nel 2025 pubblica per Feltrinelli, L’orologiaio di Brest, un romanzo che interroga il rapporto tra colpa e innocenza, memoria e oblio, verità e segreti, ma soprattutto che indaga il più indecifrabile dei legami: quello tra padri e figli.
Maurizio de Giovanni ha scritto anche per il teatro. Tra i suoi drammi, si distinguono l’adattamento di Qualcuno volò sul nido del cuculo (2015) e Il silenzio grande (2019), diventato anche un film diretto da Alessandro Gassmann.