Tommy the Bruce
Recensione di: Daniele Casumaro
TRAMA:
Tommy Bruce è un uomo alla deriva, arenato in un fatiscente hotel ereditato dai genitori defunti, nel punto più sperduto del Perthshire, in Scozia, una terra lontana dai percorsi turistici principali, spietata e inospitale. Tommy è troppo giovane per essere considerato di mezza età, ma troppo vecchio per potersi dire giovane (e troppo pigro per preoccuparsene). Tra locali luridi che gli crollano addosso e una solitudine paralizzante, Tommy sta lentamente ma inesorabilmente bevendo se stesso – e la sua attività – fino alla rovina. Finché un giorno, dal nulla, entra Fiona McLean.
Fiona irrompe nella vita di Tommy e nell’hotel, e con la luce che porta con sé sembra che la fortuna di Tommy stia finalmente cambiando; ma con lei è scesa anche un’ombra, nomi e volti del passato che non gli vogliono affatto bene, forze criminali che minacciano di distruggere lui, l’hotel e quella piccola, goffa felicità che è riuscito, maldestramente, a mettere insieme. Con un linguaggio che sa essere tanto lirico ed evocativo quanto feroce e brutale, Tommy the Bruce lascia nel lettore la nostalgia per il folk, il calore di un fuoco, le pinte di birra, il sapore di un mondo lontano e, in apparenza, pacifico.
RECENSIONE:
Jimenez Edizioni porta in Italia una perla di narrativa scozzese, Tommy The Bruce di James Yorkston. Tommy Bruce, il protagonista, è un narratore inaffidabile nel senso più generoso del termine, non mente al lettore, mente a se stesso, con una lucidità comica sulla propria mediocrità. Lui pensa molto ma parla poco, e quando parla non dice quasi mai quello che pensa, per pigrizia forse, ma anche per paura. Albergatore di provincia, forte bevitore, uomo comune trascinato in vicende che lo superano di gran lunga, vittima di se stesso ma anche degli altri.
Nonostante tutte le sue vicissitudini Tommy non si prende mai sul serio, mantiene la sua costante naturalezza e ironia, che a tratti lo rendono persino tenero. Il romanzo Tommy The Bruce ha quelle venature tragicomiche tipiche di un genere che vanta già i suoi maestri (Banks, Welsh) ma tra i quali James Yorkston si inserisce senza alcun servilismo. L’autore ci presenta il suo Tommy nel miglior modo possibile, ci fa affezionare a lui quanto basta per poi gridare all’ingiustizia quando lo stesso Tommy viene messo in mezzo da due Villain crudeli e sgangherati.
Tommy non sa combattere, non sa difendersi, è goffo, grasso, fuori forma, e quando cerca di lottare si barcamena in modo ridicolo. Eppure siamo tutti dalla sua parte, anche se non è un eroe, lo siamo perché è un uomo debole ma buono, taciturno ma leale, goffo ma intelligente.
Anche i personaggi minori sono ben tratteggiati, Simon e Billy sono entrambi egoisti, patetici e ambiziosi, McDonagh sembra un gangster di altri tempi, crudele e al tempo stesso gentile. Simon, l’antagonista principale, è talmente distante dal buon Tommy che non merita alcuna catarsi pulita neanche nel finale.
Che si vinca o che si perda, nel noir, non è poi così importante, lo è “come” si vince o come si “perde”. E Yorkston non ha alcuna pietà per lui, non per Simon. Il finale di Tommy The Bruce è coraggioso, perché tocca i temi della colpa, della fiducia, della paternità, ci invita a porci delle domande che invece resteranno senza risposta, il che sembra proprio la scelta giusta.
La nostra sensazione è che Tommy, Fi, e il piccolo George potrebbero anche essere felici, un giorno, ma James Yorkston non lo confermerà mai, ed ecco spiegato il motivo per cui Tommy The Bruce sarà un romanzo che ti resterà addosso. Noir imperdibile per gli appassionati del genere, ma consigliato anche a chi cerca una lettura dove ironia e dolore vanno avanti di pari passo, senza lasciarsi mai, come se non potessero fare a meno l’uno dell’altra.
Traduzione: Chiara Tambone
Editore: Jimenez Edizioni
Pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Scozzese, nato nel 1971, James Yorkston è stato definito da John Peel “il miglior cantautore della sua generazione”. Ha iniziato la sua acclamata carriera musicale nel 2001. Nel 2023 ha pubblicato il suo undicesimo album da solista,The Great White Sea Eagle, registrato con Nina Persson dei Cardigans.Il suo esordio editoriale risale al 2011, con il memoirIt’s Lovely to Be Here: The Touring Diaries of a Scottish Gent, a cui sono seguiti i romanzi Three Craws (2016) e The Book of the Gaels.