Avalon Hotel
Recensione di: Alessandra Colombo
Trama: Constancy, una piccola cittadina della West Virginia tra le colline e le nebbie degli Appalachi, è famosa per poche cose: le mele Golden, le miniere di carbone nelle montagne che la circondano, una misteriosa sorgente d’acqua termale che gli abitanti chiamano acquadolce e, soprattutto, per il maestoso Avalon Hotel. L’Avalon è l’albergo termale più lussuoso d’America, le sue sale riccamente decorate hanno ospitato i personaggi più importanti e il suo personale è addestrato a rendere indimenticabile ogni soggiorno.
Ma le cose stanno cambiando, l’attacco giapponese a Pearl Harbour ha trascinato gli Stati Uniti in guerra e non è più tempo di sfarzo e ristoro. Anche l’Avalon è chiamato a fare la sua parte nello sforzo bellico, ospiterà trecento diplomatici nemici con l’ordine di trattarli con ogni riguardo, nella speranza che nazisti e giapponesi facciano lo stesso con i diplomatici americani loro prigionieri.
Ma l’Avalon non è solo un luogo di confine tra guerra e diplomazia. È anche il cuore pulsante di una forza antica e invisibile: le “voci” che abitano l’acqua, entità magiche che reagiscono all’armonia – o alla dissonanza – degli esseri umani. June Hudson, direttrice dell’hotel e custode di questo potere, ha imparato a sentirle, a proteggerle e a temerle. Quando, però, tra gli ospiti arrivano una bambina sensibile quanto lei e un detective dell’FBI segnato da un passato misterioso, l’equilibrio che June garantiva si spezza.
Tra spie, tradimenti, amori impossibili e presenze soprannaturali, Avalon Hotel è un noir elegante e d’atmosfera, che intreccia la tensione della seconda guerra mondiale con il mistero di una natura viva e inquieta. Un romanzo intenso e visionario dove ogni voce – anche quella che viene dall’acqua – ha qualcosa da raccontare.
Recensione: Maggie Stiefvater, con questa nuova esperienza letteraria, esce dalla sua zona di comfort abituale e si concentra su un pubblico di lettori più adulti.
Si lascia alle spalle la sua bravura nell’orchestrare storie fantasy con protagonisti e worldbuilding che incantano, per accompagnare lettori e lettrici in West Virginia nell’”Avalon Hotel”, in un noir ambientato dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti e i tristi e noti avvenimenti di Pearl Harbor.
June Porter Hudson, donna bianca che proviene dalle montagne, è la direttrice generale dell’Avalon Hotel e gestisce e coordina 450 persone di servizio, che si occupano di 420 camere e di tutta la struttura dell’hotel. L’Avalon è un gioiello: scalinate maestose, sale imponenti, “orsi di pietra e puma, aquile e cervi sputavano acqua minerale dentro lavandini”.
È un hotel termale di lusso, frequentato da presidenti, personaggi sfacciatamente ricchi, nobildonne, ereditiere, chiunque voglia trascorrere momenti piacevoli in un ambiente riservato e curato. Ma non dimentichiamo che ogni ospite dell’Avalon giunge lì come se fosse richiamato dalla forza dell’acqua, l’acquadolce, come viene chiamata da tutti, un’acqua minerale con poteri misteriosi e la capacità di mettere a nudo l’animo di chi la tocca.
June segue ogni giorno una scrupolosa routine che le ha permesso di diventare il “capo” e di essere rispettata da tutto il personale, cosa assolutamente nuova e ammirevole in un periodo in cui le donne non occupavano ruoli così di prestigio. A causa della guerra, June si vede costretta, senza preavviso, a mettere l’hotel a disposizione dello Stato: l’Avalon ospiterà i diplomatici dell’Asse (italiani, tedeschi e giapponesi) che staranno lì in una sorta di semi stato di prigionia, ”ospitati, confinati, salvaguardati” in attesa che i diplomatici americani vengano anch’essi rilasciati dagli altri Stati che li hanno trattenuti, nel rispetto della reciprocità diplomatica.
I protagonisti che dividono la scena di tutto il romanzo con June Porter sono l’agente speciale dell’FBI, Tucker Rye Minnick, e Benjamin Pennybacker del Dipartimento di Stato. Il romanzo alterna le vicende presenti a salti temporali che permettono di conoscere a tutto tondo il vissuto dei protagonisti. Le vite si intrecciano, storia e politica fanno da sfondo. Lo stile dell’autrice è molto scorrevole, tuttavia i capitoli risultano forse un po’ lunghi e appesantiti da continue descrizioni e giri di parole. La stessa autrice ha rivelato di aver impiegato circa cinque anni par la stesura definitiva di Avalon Hotel e sicuramente questo aspetto risalta nella lunghezza e ricchezza della storia.
L’acqua dolce è un elemento sempre presente; grazie all’abilità descrittiva di Maggie Stiefvater sembra quasi di sentire i rubinetti e le fontane che gocciolano e anche di avvertire sulla pelle l’umidità e l’odore terreo e ferroso che ammanta le terme. L’atmosfera generale è piuttosto grigia e cupa, in linea con gli eventi narrati e il clima bellico che ha seguito l’entrata in guerra degli Stati Uniti e l’attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941.
Vite, storia, passato e presente si intrecciano continuamente. La narrazione porta avanti il lettore particolarmente appassionato a questo genere di romanzo e curioso di scoprire chi viene ospitato nella stanza 411.
Chi conosce Maggie Stiefvater e cerca originalità, dinamicità, plot twist, tensione, qui non li troverà: non ci sono grandi svolte o cambi repentini di azione. Ritmo costante, atmosfera a tratti surreale e predominanza di pagine descrittive e con pura funzione narrativa.
Avalon hotel è un romanzo sicuramente ben scritto ma forse manca un po’ di brio.
Editore: La nave di Teseo
Pagine: 480
Anno di pubblicazione: 2026
Traduzione: Chiara Spaziani
AUTORE:

Maggie Stiefvater è autrice bestseller del “New York Times”. Ha conquistato milioni di lettori con serie fantasy come The Raven Cycle e Shiver. Avalon Hotel è il suo debutto nel romanzo per adulti. Vive con il marito, due figli e sette cani in Virginia, dove dipinge, suona diversi strumenti e colleziona auto. Scrive storie che ascoltano il cuore prima della mente.