“Omicidi SRL” – intervista a Alessandro Robecchi

ALESSANDRO ROBECCHI

Intervista a Alessandro Robecchi

DOMANDE DI: Chiara Ferrato

SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

Omicidi srl

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Alessandro Robecchi, con il suo libro “Omicidi SRL” (Sellerio Editore, 2026) letto e recensito dalla nostra Chiara Ferrato.

Alessandro Robecchi scrive per vari giornali, per la tv e per il teatro. È stato editorialista de Il manifesto e una delle firme di Cuore. Con Sellerio ha pubblicato la serie dedicata al personaggio Carlo Monterossi, da cui è tratta la serie TV omonima. Il tallone da killer (2025) è il primo romanzo della serie con protagonisti il Biondo e Quello con la cravatta, di cui Omicidi Srl è il secondo capitolo.

THRILLER LIFE: Il Biondo e Quello con la cravatta non hanno mai un nome proprio, sonoidentificati solo da caratteristiche fisiche o di abbigliamento. La scelta di non dare un nome ai tuoi protagonisti è chiaramente deliberata. Che cosa perderesti, narrativamente, se li chiamassi per nome? E pensi che quella scelta cambi il rapporto del lettore con loro rispetto a un personaggio come Carlo Monterossi?

Alessandro Robecchi: Certo non avere un nome è già una notevole descrizione. È che quando hai due vite puoi averne quindici o venti. Non saprei dire del rapporto che ci sarà tra i lettori e i personaggi, ma certo Carlo Monterossi è lui, inequivocabilmente, con la sua visione del mondo, preciso, collocato perfettamente nella nostra società, con un suo ruolo e un suo codice etico, un nome e un cognome.

Il Biondo e Quello con la cravatta vivono in un posto meno preciso, più indistinto, diciamo in un’intercapedine della società, dove si ammazza la gente per soldi. Non avere un nome (in realtà ne hanno molti, un nome falso per ogni incarico) dice già qualcosa su questa collocazione nel mondo. Però direi che la descrizione dei due è costruita soprattutto dai dialoghi, che sono figli della commedia, certo, ma anche ottimi strumenti per definire caratteri e spiriti diversi.

THRILLER LIFE: La Snap Srl funziona come una vera azienda, con bilanci, costi fissi, parcelle, passaparola attraverso i necrologi sul Corriere. Il modo in cui descrivi la logistica del crimine: la partita IVA, le spese di gestione, l’horror vacui del pensionamento anticipato; è insieme comico e terrificante. C’è una critica precisa al capitalismo della prestazione in questo libro, o è una lettura che vuoi che arrivi a sorpresa dai lettori?

Alessandro Robecchi: L’azienda, intendo il microcosmo aziendale, è una ricchissima occasione di satira, abbiamo letto tutti Fantozzi e spesso certi meccanismi aziendali sembrano pura follia. Così i miei killer sono un impasto di tutto quanto: i conti della serva nel bilancio aziendale, le procedure di sicurezza, la gestione e il reinvestimento dei profitti. Se il mercato regola tutto, se tutto è mercato, anche i killer si adegueranno: domanda, offerta, “nel dubbio fatturare”.

Il capitalismo della prestazione, alla fine, è sempre e solo capitalismo: vite in cambio di soldi. Succede troppo spesso, almeno tre volte al giorno che qualcuno va a lavorare e ci lascia la pelle per il profitto di un altro. I lettori si faranno una loro idea, ma il contesto in cui viviamo lo vivono anche loro…

THRILLER LIFE: In questo secondo romanzo entra Francesca Aroldi, killer freelance che da avversaria diventa alleata dei due soci. Francesca Aroldi ha una voce molto distinta rispetto al Biondo e a Quello con la cravatta. Come hai costruito il suo personaggio, e avevi già in mente di farla diventare parte del gruppo quando hai scritto il primo romanzo della serie?

Alessandro Robecchi: Francesca Aroldi è diventata parte del gruppo praticamente da sola. Era una concorrente, poi un’aiutante – la stagista – e ora agisce alla pari (e si divide per tre). È un personaggio figlio delle esigenze della commedia. Uno sguardo diverso, una donna in soccorso di due uomini, con le loro stesse competenze, ma in qualche modo più leggera e pragmatica, là dove loro elaborano piani complessi e raffinati, lei preferisce il “free jazz”, l’improvvisazione. Questo offre infiniti spunti sia di azione che di offrire una differente visione del mondo. Inserire un personaggio in una coppia già delineata non è facile, credo, ma Francesca Aroldi non ha fatto fatica: mancava il suo sguardo, all’inizio, e ora c’è.

THRILLER LIFE: Il bersaglio di questo romanzo è Gianguido, un ventenne americano orfano, incensurato, nemmeno particolarmente antipatico, e i due killer si trovano di fronte a un problema etico insolito. Il problema etico dei tuoi killer: come si fa ad ammazzare uno così? È anche il modo per aprire il libro su tutta la rete di interessi, evasioni ed eredità sporche del nonno gallerista. Quanto di quella rete era già definita prima che cominciassi a scrivere, e quanto è cresciuta durante la stesura?

Alessandro Robecchi: Quando scrivo, quando inizio, ho tutto ben chiaro in testa, so dove voglio andare. Sconsiglio chiunque di cominciare a scrivere… e poi vediamo, ecco. Certo che poi, quando devi mettere sulla pagina quello che hai in testa, tutto si precisa meglio, arrivano dettagli, sfumature, qualche variante. Affrontando la commedia noir, poi, muovere la trama, renderla un po’ ottovolante, diciamo, è importante, e alcune svolte improvvise vengono scrivendo. Ma l’impianto, il tono, il clima, il suono della storia ci sono già. I problemi etici e il contorno sono parte dell’azione, ma servono sempre per dire: è un’azienda come un’altra, un lavoro come un altro, il sistema è questo.

THRILLER LIFE: La Milano di Omicidi Srl è descritta con una precisione quasi fotografica: i quartieri, i bar, i prezzi, la finanza, le case. È una città riconoscibilissima. La Milano che descrivi nei tuoi libri è al tempo stesso la città glamour e quella dove i soldi non arrivano mai. È una tensione che senti anche tu vivendoci, o è qualcosa che emerge solo quando la guardi con gli occhi della narrativa?

Alessandro Robecchi: La narrativa esaspera, o rende caricatura, o descrive, o precisa i contorni, ma Milano è una cosa che si respira, e sì, certo, è la città del design, della moda, e dei maranza, delle case popolari, dei quartieri sfigati, del ceto medio (parlandone da vivo) schiacciato e impaurito, dei soldi, della finanza, degli schiavi che portano le pizze e di tutto quello che abbiamo letto da Testori, da Bianciardi, da Scerbanenco, da Jannacci in poi.

Oggi è una città per milionari piena di poveracci. Semmai rovescerei la domanda. Perché di Milano si parla quasi solo on modo monodimensionale? Milano è una città piccola dove vivono a poche centinaia di metri privilegi incredibili e sfighe colossali, milionari e sottoproletari. Le mie storie si muovono lì, intrise di questa aria, che chi vive qui conosce benissimo.

THRILLER LIFE: Il titolo del romanzo, Omicidi Srl, rimanda direttamente alla logica aziendale applicata al crimine. Il titolo è quasi una dichiarazione di poetica. Come hai scelto di chiamare questa serie rispetto a quella di Monterossi, e pensi che il tono comico-nero sia il registro in cui ti senti più libero di dire quello che vuoi dire davvero?

Alessandro Robecchi: Non saprei, certo il tono commedia offre spunti di satira, di divertimento, consente di essere più sciolti, il patto con il lettore aggiunge qualche risata alle altre cose. Ma credo anche che il tono sia la storia e viceversa, non posso immaginarmi una storia di due killer che non sia commedia e paradosso. Al tempo stesso tengo molto alle regole del noir, soprattutto dal lato Raymond Chandler, e cerco di rispettarle.

Comunque, il registro si sceglie volta per volta. Anche in Monterossi c’è della commedia, ma c’è anche malinconia e altre cose più dense. Qui non c’è tempo, c’è tanto da fare, bisogna organizzarsi, ammazzare la gente, fatturare, ma la libertà di dire quello che voglio non è mai in discussione, quando scelgo un tono è perché lo ritengo più adatto a dire quello che voglio dire davvero.

THRILLER LIFE: Prima di salutarti e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di Thrillerlife?

Alessandro Robecchi: Non si danno consigli ai lettori, che esercitino il loro potere di lettori in totale libertà. Posso suggerire – riguardo al noir, ma non solo – di non perdere tempo a leggere cose scritte male. Il giallo ha questo incredibile vantaggio che lo si legge per sapere come va a finire, è questo rischia di mortificare la scrittura. Chandler diceva che avrebbe voluto scrivere un romanzo poliziesco senza le ultime venti pagine, che la gente leggesse per come era scritto e non per come si svelava il mistero. Ecco, forse esagerava, ma non tanto.

La redazione di Thriller Life ringrazia Alessandro Robecchi per la disponibilità.

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