Intervista a Amanda Ashby
SPAZIO CURATO DA: Laura Crottini
TRADUZIONE DI: Federica Salzano

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Amanda Ashby autrice di “Il club delle arzille detective” (Storm, 2026) letto e recensito dalla nostra Federica (Link recensione).
Amanda Ashby è diventata una fan dei gialli quando aveva dieci anni ma prima di dedicarsi al cosy crime ha scritto oltre 30 libri di generi diversi, spaziando dal rosa, allo young adult e al middle grade. Dopo aver conseguito una laurea in inglese e giornalismo presso l’Università del Queensland, ha vissuto tra l’Inghilterra e la Nuova Zelanda prima di stabilirsi nella splendida Wellington. Il club delle arzille detective è il primo libro dell’omonima serie bestseller.
TL: I lettori spesso si innamorano dei membri del club investigativo perché li percepiscono come personaggi autentici e realistici. Durante la scrittura, qualcuno di questi personaggi ti ha mai sorpresa, magari portando la storia in una direzione che inizialmente non avevi previsto?
AMANDA ASHBY: Oh, questa è un’ottima domanda! Sono una scrittrice che ama scoprire la storia mentre la scrive: quindi, anche se potrei conoscere la trama generale, spesso non conosco i dettagli fino a quando non inizio a scrivere e posso vedere come prendono forma! Per questo ci sono sempre delle sorprese mentre imparo a conoscere meglio i miei personaggi.
Per Il club delle arzille detective avevo già un’idea abbastanza chiara di chi fosse Ginny Cole e di come avrebbe affrontato la sua nuova vita, mentre cercava di convivere con la morte del marito. Non avevo però pensato molto a Hen, Tuppence e JM, se non per il fatto che erano vedove e che avrebbero creato un’amicizia molto forte e solidale. Così ho imparato a conoscerle mentre scrivevo la storia. Probabilmente la sorpresa più grande è stata quando ho messo Hen al volante della sua piccola auto e ho scoperto che riusciva a prendere le curve come un pilota di Formula Uno!
Una delle modifiche più importanti che ho dovuto apportare alla storia, dopo aver conosciuto meglio tutte e quattro le protagoniste, riguarda però la scena in cui scavano una tomba. All’inizio immaginavo che sarebbe stata una scena leggera e divertente, ma quando sono arrivata a quel punto mi sono resa conto che ormai, nella mia mente, loro erano diventate persone “reali” e non potevo semplicemente farle compiere un gesto del genere senza una ragione davvero valida. Tuttavia, ero determinata a mantenere quella scena nel libro, quindi ho dovuto riscriverla diverse volte per assicurarmi che i personaggi si comportassero in un modo coerente con ciò che erano diventate.
TL: Una delle cose che rende il tuo romanzo così piacevole è il modo in cui celebra l’amicizia, la capacità di rialzarsi e l’idea che ogni fase della vita possa portare nuove avventure. Era un messaggio che volevi esplorare consapevolmente fin dall’inizio?
AMANDA ASHBY: Grazie mille. Sono davvero felice che tu abbia notato questi temi! Volevo assolutamente che l’amicizia fosse il cuore della storia e mostrare che, anche se il resto del mondo potrebbe vedere queste donne in un certo modo, loro non si percepiscono affatto così. Anche quando si trovano coinvolte nelle avventure più assurde o pronunciano cose completamente fuori dagli schemi, non avrei mai voluto che arrivassero a giudicarsi tra loro.
Questo è qualcosa che Ginny non dà mai per scontato e, in ogni nuovo libro, è sempre grata per queste nuove amicizie e per la nuova vita che non avrebbe mai pensato di avere.
Lo stesso vale per la loro capacità di reagire. Spesso non sappiamo davvero di cosa siamo capaci finché non veniamo messi di fronte a una situazione difficile, ed è proprio per questo che volevo che Ginny iniziasse una nuova carriera, anche se sarebbe stato molto più semplice lasciarla andare in pensione. Mi piaceva l’idea che scoprisse quanto fosse in realtà capace, costringendola ad affrontare nuove sfide… e nuovi omicidi.
TL: I cozy mystery sono amati perché riescono a combinare atmosfera rassicurante e suspense. Essendo tu stessa una lettrice, quali sono gli ingredienti fondamentali che ti spingono a continuare a leggere un cozy mystery fino all’ultima pagina?
AMANDA ASHBY: Un’altra bellissima domanda, e ho davvero molte cose da dire su questo argomento.
La prima cosa che cerco è l’ambientazione. Adoro le storie ambientate nelle piccole città e i migliori esempi sono quelli in cui riesco a immaginare me stessa trasferirmi in quel paese o villaggio e iniziare a spacchettare le mie cose e le mie valigie!
Mi piace anche quando il detective possiede una particolare abilità che porta con sé e che utilizza per risolvere il mistero. Qualunque sia questa capacità, mi piace vederla sfruttata in ogni libro, non soltanto nel primo. In questo modo c’è una ragione valida per cui il protagonista riesce a risolvere il caso anche quando la polizia non ci riesce.
La terza cosa che cerco sono tanti colpi di scena e svolte inaspettate. Non mi interessa davvero sapere “chi” ha commesso il crimine, purché l’autore riesca a farmi dubitare del “perché” e del “come” sia stato commesso. Credo che questa sia la grande soddisfazione della lettura dei mistery: non è solo il detective a cercare di risolvere il caso, lo fa anche il lettore, ed è sempre emozionante quando riusciamo ad arrivarci prima!
TL: Se potessi trascorrere una giornata con una delle componenti del club investigativo, ma senza dover risolvere un crimine, quale personaggio sceglieresti e come immagini che si svolgerebbe quella giornata?
AMANDA ASHBY: Sceglierei sicuramente Ginny, anche se probabilmente sarebbe lei stessa a consigliarmi di scegliere JM, Tuppence o Hen, perché sono sicuramente più avventurose. Tuttavia, considerando che io e Ginny abbiamo alcune cose in comune 😊, penso che andremmo molto d’accordo!
Inizieremmo la giornata con una tazza di tè e parleremmo di libri e giardinaggio. Poi faremmo una passeggiata per Little Shaw, prima di concederci un bel pranzo al Lost Goat. Dopo pranzo, andremmo a fare un po’ di shopping guardando le vetrine, per poi sederci entrambe vicino al canale a leggere i nostri libri.
TL: Molti lettori italiani stanno scoprendo il tuo lavoro per la prima volta grazie a Il club delle arzille detective. Cosa vorresti che sapessero di te come autrice e cosa possono aspettarsi dai tuoi prossimi libri?
AMANDA ASHBY: Vorrei che sapessero quanto sono entusiasta e dire loro: molte grazie!!!!!
Ho venduto il mio primo libro vent’anni fa e da allora ho pubblicato 35 romanzi, usciti principalmente negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Ma, senza dubbio, la cosa più emozionante della mia carriera è vedere un mio libro pubblicato in Italia.
È difficile spiegare quanto sia stato meraviglioso vedere le fotografie del libro nelle librerie e ricevere messaggi dai lettori italiani. Continuo ancora a pizzicarmi per rendermi conto che è tutto vero. Soprattutto perché vivo in Nuova Zelanda, che è praticamente il luogo più lontano dall’Italia che si possa immaginare!
Ho scritto cinque libri della serie Arzille Detective Club e attualmente sto lavorando al sesto, con altri ancora in arrivo. Ogni libro è stato scritto in modo che il lettore possa iniziarlo anche senza aver letto i precedenti, e ognuno presenta un mistero diverso da risolvere.
Ho cercato inoltre di svelare qualcosa in più del passato di Hen, Tuppence e JM, così come di DI Wallace e Connor. Nei vari libri fanno anche la loro comparsa diversi abitanti del villaggio!
TL: Molti lettori sognano di entrare a far parte del club investigativo che hai creato. Se fosse rimasto un solo posto disponibile, quali qualità dovrebbe avere qualcuno per diventare un membro onorario? 😉
AMANDA ASHBY: Per prima cosa, non è necessario essere vedove per entrare a far parte del club, e questa è già una bella notizia!
Ginny e le sue amiche sono tutte persone molto generose e accoglierebbero chiunque fosse alla ricerca di un posto a cui appartenere. Saprebbero mettere in luce le tue qualità speciali, anche quelle di cui magari non sei ancora consapevole. E poi sarebbero sempre pronte a sostenerti.
Quindi, letteralmente, l’unica cosa di cui avresti bisogno è un buon senso dell’umorismo e un paio di comode scarpe da passeggio!
Anche se sarebbe sicuramente un vantaggio avere un adorabile animale domestico che possa partecipare alle indagini!
TL: Ginny continua a vedere il fantasma del marito defunto, Eric, un elemento piuttosto insolito in un cozy mystery. Come è nata l’idea di utilizzare il soprannaturale per esplorare il dolore della perdita di una persona amata e quanto è stato difficile trovare il giusto equilibrio tra leggerezza e profondità emotiva?
AMANDA ASHBY: In passato ho scritto diversi romanzi rosa, nei quali il punto centrale erano le ferite interiori dei personaggi e il modo in cui dovevano affrontarle per poter intraprendere il loro percorso di guarigione, quindi ero determinata a mostrare il dolore di Ginny come vedova.
Tuttavia, poiché il libro è principalmente un mistero, ho cercato di fare in modo che lei non venisse completamente sommersa dal lutto. Questo è stato anche uno dei motivi per cui volevo che le sue tre amiche fossero tutte vedove: sono un promemoria costante per Ginny del fatto che, con il tempo, le cose possono migliorare.
Trovare il giusto equilibrio tra il rendere le emozioni autentiche e mantenere un tono leggero è stato complicato, e credo che mi abbia aiutato il fatto che i personaggi siano britannici. Hanno un senso dell’umorismo molto autoironico, che utilizzano per affrontare praticamente ogni situazione, e ho cercato di valorizzare proprio questo aspetto. Spero che abbia funzionato!
Per quanto riguarda il motivo per cui ho scelto di farla parlare con il marito defunto, non era qualcosa che avevo pianificato. Ma nel momento stesso in cui Ginny è entrata a Middle Cottage dopo il suo primo giorno in biblioteca, ho capito che avrebbe voluto raccontare a Eric tutto quello che era successo.
TL: Little Shaw è il tipico villaggio inglese dove sembra che tutti conoscano i segreti di tutti. Quanto è importante l’ambientazione nei tuoi romanzi e Little Shaw è stato ispirato da un luogo reale?
AMANDA ASHBY: Little Shaw non è ispirato a un luogo specifico, ma sicuramente prende ispirazione dal nord-ovest dell’Inghilterra.
Mio marito è originario di Liverpool e io ho vissuto lì per sei anni. Anche se è una grande città, possiede uno spirito molto particolare che volevo riuscire a catturare. Le persone sono divertenti, resilienti e hanno un fortissimo senso della giustizia.
Tuttavia, Liverpool era decisamente troppo grande come ambientazione per questa storia, motivo per cui mi sono spostata più a nord, nel Lancashire, dove è nata mia suocera.
Quando ho iniziato a scrivere questa serie ero già tornata in Nuova Zelanda, quindi ho creato Little Shaw basandomi sui tanti villaggi che avevamo visitato negli anni in tutta quella zona. Di solito non sono una persona che pianifica ogni dettaglio in modo eccessivo, ma ho impiegato parecchio tempo per riuscire a visualizzare davvero il mio villaggio immaginario.
È anche per questo che alla fine ho fatto realizzare una mappa: per non dimenticare dove avevo sistemato ogni cosa!
TL: Il romanzo affronta temi delicati come la perdita e i nuovi inizi senza mai perdere l’umorismo e l’atmosfera calorosa che caratterizzano il genere cozy mystery. Unire questi elementi è stato naturale per te oppure ha richiesto un approccio particolarmente attento durante la scrittura?
AMANDA ASHBY: Tra tutti i libri che ho scritto, questo è quello che è nato nel modo più naturale, perché unisce il mio senso del ridicolo, il mio amore per i misteri e la mia passione per le forti amicizie femminili.
Per quanto riguarda l’attenzione necessaria durante il processo di scrittura, la risposta è assolutamente sì!
Mi considero una scrittrice commerciale, quindi quando scrivo un romanzo rosa voglio assicurarmi che contenga tutto ciò che un lettore desidera trovare. E lo stesso vale per un cozy mystery.
Anche se le mie storie possono sembrare guidate soprattutto dai personaggi, dedico molto tempo a riflettere sul mistero in sé e ad assicurarmi che l’equilibrio sia quello giusto. Non amo inserire scene inutili, quindi controllo sempre che ogni parte della storia faccia avanzare il mistero e le sottotrame, includendo allo stesso tempo tutti gli elementi che un lettore si aspetta.
Vorrei poter dire che diventa più semplice, ma con ogni libro che scrivo mi ritrovo a tornare all’inizio e a riflettere nuovamente su tutti questi aspetti!
Poi, quando finalmente il libro è concluso, mi siedo e mi chiedo come sia stato possibile mettere insieme tutto quanto!
TL: Questo è solo il primo capitolo delle avventure di Ginny e del suo insolito gruppo di detective amatoriali. Senza rivelare spoiler, cosa puoi raccontarci di Guida al tradimento, il secondo volume della serie e di come evolveranno i rapporti tra i personaggi principali?
AMANDA ASHBY: Il secondo libro inizia quando Ginny trova un cadavere in una merceria e scopre presto che si tratta del presidente della giuria dell’imminente Festa di Primavera e Gala.
Il gruppo viene trascinato, seppur controvoglia, nella ricerca dell’assassino e, lungo il percorso, scopriamo qualcosa in più su Hen.
Ginny si imbatte inoltre in una faida culinaria che dura da trent’anni tra due rivali del villaggio e incontriamo un nuovo adorabile “mascalzone”, che è riuscito a farsi spazio in ogni libro della serie da quando è entrato in scena per la prima volta.
Ringraziamo Amanda Asby per la disponibilità.





