“La mossa del granchio” – intervista a Sandrone Dazieri

Sandrone Dazieri

Intervista a Sandrone Dazieri

DOMANDE DI: Domenico Vacca

SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

La mossa del granchio

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Sandrone Dazieri, con il suo libro “La mossa del granchio” (Rizzoli, 2026) letto e recensito dal nostro Domenico Vacca.

Sandrone Dazieri, nato a Cremona nel 1964, è uno dei più apprezzati scrittori e sceneggiatori italiani. Ha esordito nel 1999 con Attenti al gorilla, seguito da numerosi altri, tra cui La cura del gorilla (2001) dal quale è stato tratto l’omonimo film con Claudio Bisio. Del 2014 è il successo internazionale di Uccidi il Padre, seguito da L’angelo (2017), Il re di denari (2029) e Uccidi i ricchi (2025). Oltre ai romanzi, ha lavorato come sceneggiatore per cinema e televisione e ha rivestito ruoli editoriali di rilievo nella casa editrice Mondadori.

THRILLER LIFE: Nel romanzo il passato di Dante torna a manifestarsi con una forza devastante: cosa ti interessava esplorare di nuovo nella sua psiche in questo quinto capitolo?

Sandrone Dazieri: Sentivo che era arrivato il momento di raccontare un pezzo della storia di Dante che fino a oggi era rimasto in ombra: come è diventato l’uomo che è, e soprattutto come non è diventato un serial killer. Uno che da bambino ha subìto l’orrore del Silo, che è stato spezzato in tutti i modi in cui un essere umano può essere spezzato, statisticamente dovrebbe finire dall’altra parte.

Dante no. E volevo capire perché, volevo andare a vedere cosa lo ha salvato. La risposta, in larga parte, è Alba — Alba che ritrova morta all’inizio della storia, e capisce di essersela lasciata alle spalle, e si sente in colpa. E questo senso di colpa lo costringe a tornare indietro, a guardare in pezzi del suo passato che avrebbe voluto dimenticare.

THRILLER LIFE: La comunità Tarayoga è descritta con grande realismo e inquietudine: ti sei ispirato a casi reali di manipolazione mentale o a dinamiche osservate nel mondo delle sette?

Sandrone Dazieri: Mi sono documentato su dinamiche reali, sì, ma più sui meccanismi che sui singoli casi di cronaca. Le sette funzionano quasi tutte allo stesso modo, c’è una grammatica ricorrente. Prendono persone in un momento di vuoto — un lutto, una crisi, una solitudine — e offrono esattamente ciò che manca: una struttura, un senso, una famiglia, una spiegazione del mondo. La manipolazione efficace non parte mai dalla violenza.

Parte dalla gentilezza. Nessuno entra in una setta perché lo minacciano; ci entra perché finalmente qualcuno lo ascolta, lo accoglie, gli dice che è speciale. Ma io lego questo anche al periodo storico in cui viviamo: quando un periodo è caratterizzato da un futuro incerto, da un presente che cambia velocissimo, quando saltano tutti i paradigmi che davamo per scontati, allora le persone si sentono sempre più sole e impotenti. E allora si rivolgono a qualcuno che gli dà delle risposte — spesso sbagliate. Questo funziona nelle sette, ma funziona esattamente allo stesso modo nella politica, nei movimenti, nei partiti. È lo stesso meccanismo che spinge a cercare l’uomo solo al comando, il Vannacci di turno.

THRILLER LIFE: Colomba vive un equilibrio fragile tra normalità e richiamo dell’indagine: come hai lavorato sulla sua evoluzione emotiva rispetto ai romanzi precedenti della serie?

Sandrone Dazieri: Colomba in questo romanzo parte da un punto inedito per la serie: è in vacanza in Francia con Glenn, è innamorata di lui, e Glenn potrebbe darle la vita che cerca, di cui ha bisogno. Ma Dante rimane il suo compagno di vita di anni — non nel senso romantico, ma qualcosa di ancora più profondo — e quando a lui succede qualcosa, lei lascia tutto e parte. Colomba sa cosa significa tornare, sa che rimettere piede in un’indagine vuol dire rimettere in discussione un equilibrio che si è costruita pezzo per pezzo.

THRILLER LIFE: Il simbolo del loto è un elemento ricorrente e perturbante: come è nata l’idea di usarlo come chiave narrativa e quale significato volevi attribuirgli?

Sandrone Dazieri: Il loto è un di purezza, illuminazione e rinascita spirituale, ma l’ho capovolto. Mi serviva esattamente quell’immagine della pace invertita, della serenità corrotta dall’interno. Tarayoga all’inizio sembra davvero un rifugio spirituale genuino, un posto dove le persone fragili trovano senso e comunità, piena di brave persone. C’è un capo carismatico che non è brutale, ci sono lati positivi, c’è vera accoglienza. E solo verso la fine del romanzo capiremo qual è il vero peccato, il vero abuso di potere.

THRILLER LIFE: Il finale ha una forte componente emotiva, pur restando fedele alla durezza della serie: quanto è stato difficile trovare il tono giusto senza scivolare nel melodrammatico?

Sandrone Dazieri: Per me c’è una totale immedesimazione nei miei personaggi — sento come pensano, come soffrono, e cerco di raccontare i loro sentimenti nel modo più naturale possibile. E so che tutti ci siamo ritrovati, almeno una volta, nella stessa situazione di Dante e Colomba, costretti tra due persone cui vuoi bene. Sono momenti in cui devi scegliere se sei innamorato, se non lo sei, se devi lasciare, con chi devi stare. Sono terribili, dolorosi, e anche giusti da fare, perché sono i momenti che ti fanno crescere e, allo stesso tempo, lasciano il segno per sempre.

THRILLER LIFE: La serie di Dante e Colomba è arrivata al quinto volume: senti che i personaggi hanno ancora spazio per evolversi o stai immaginando un arco narrativo che si avvicina alla chiusura?

Sandrone Dazieri: Dante e Colomba avranno ancora storie da raccontare, e sto progettando il loro prossimo romanzo. Ma dipenderà da tante cose, soprattutto dall’accoglienza del pubblico. Comunque, i miei personaggi rimangono sempre vivi nella mia testa, anche quando non scrivo di loro. Li lascio vivere in pace, in attesa che combinino qualcosa che valga la pena di raccontare. Se vi mancano, scrivetemi che vi dico come stanno.

THRILLER LIFE: Le morti rituali e la struttura complessa dell’indagine richiedono una grande precisione: come gestisci la costruzione di trame così articolate senza perdere coerenza interna?

Sandrone Dazieri: Non costruisco le trame complesse a tavolino, con uno schema disegnato in anticipo. Scrivo seguendo il protagonista, scoprendo l’indagine insieme a lui e con solo qualche segnaposto, di solito il colpo di scena principale, lo showdown. E allora da dove viene la coerenza interna, gli incastri che devono tornare? Viene tutta dalla riscrittura è quella la fase decisiva e più lunga.

È nelle revisioni successive che riannodo i fili rimasti sospesi, verifico che ogni elemento abbia la sua causa e il suo effetto, elimino le contraddizioni. La precisione è un lavoro artigianale fatto a posteriori, non un progetto architettonico fatto prima. È più faticoso e fa impazzire i miei editor, ma è l’unico modo in cui la storia resta viva anche per me, mentre la scrivo.

THRILLER LIFE: Prima di salutarti e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di ThrillerLife?

Sandrone Dazieri: L’unico consiglio che mi sento di dare è che, se ai lettori di ThrillerLife (come immagino) piace leggere, è quello di costruire comunità attorno alla loro libreria preferita, se ne hanno una. Perché le librerie sono presidi di democrazia.

La redazione di Thriller Life ringrazia Sandrone Dazieri per la disponibilità.

Condividi questo articolo:

Potrebbero interessarti anche: