Intervista a Valentina Fornelli
SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Valentina Fornelli con il suo libro “La costellazione del pesce” (Solferinolibri, 2026) letto e recensito dalla nostra Chiara Ferrato.
Valentina Fornelli (Savona 1984), dopo una laurea in Lingue e culture dell’Asia e dell’Africa, lavora come traduttrice e copywriter. Ha partecipato a progetti collettivi come “Comincia adesso. Fughe ed evasioni quotidiane”, pubblicato da Eris Edizioni, e ha curato per anni un blog personale sul mondo del lavoro precario, “La pentola d’oro”. È stata tra le fondatrici e redattrici di “Struggles in Italy”, un progetto di informazione dal basso sull’Italia in lingue diverse dall’italiano.
THRILLER LIFE: Carla ha una passione viscerale per le lingue e l’etimologia, che si manifesta in intermezzi sparsi lungo tutto il romanzo. Gli intermezzi etimologici sono una delle cose più originali del libro. Come è nata l’idea di inserirli nella narrazione? Sono stati scritti prima o dopo il resto, come fossero note a margine di una storia già esistente?
Valentina Fornelli: Non ricordo esattamente quando è nata l’idea degli intermezzi etimologici (definizione che mi piace molto, tra l’altro), ma era sicuramente molto presto. Stavo redigendo i primissimi capitoli. Da una parte si trattava di un’esigenza tecnica, quella di aggiungere un elemento di controllo sul ritmo della narrazione, e dall’altra di aprire delle finestre nella mente di Carla. Mi sono ispirata ai libri di Orso Tosco che hanno come protagonista il commissario Gualtiero Bova, detto Pinguino. Anche lui fa qualcosa di simile, inframezzando i capitoli con delle associazioni di parole, quasi delle piccole filastrocche, formulate dal protagonista.
THRILLER LIFE: Il romanzo distingue con precisione tra arabo classico, derdja algerina e lingue berbere tamazight. Il livello di dettaglio linguistico e culturale sull’Algeria è notevole. Quanto tempo hai dedicato alla ricerca, e hai visitato il paese di persona?
Valentina Fornelli: Conosco abbastanza bene Algeri, per quanto si possa conoscere una megalopoli simile. Mio marito è cresciuto lì e mi è capitato di passarci anche dei periodi relativamente lunghi. È una città che amo moltissimo, anche se è caotica, stancante, complicata. Anzi proprio per questo. Conoscevo già a grandi linee la storia del Paese a seguito dei miei studi e interessi personali, e il resto me l’hanno insegnato le algerine e gli algerini.
Ricordo la prima volta che vidi quella che poi sarebbe diventata mia suocera. Ci sedemmo a tavola davanti a un caffè e mi raccontò per filo e per segno tutta la storia della lotta di liberazione. Voleva assicurarsi che la conoscessi a dovere. Per loro è una questione della massima importanza, e hanno ragione.
THRILLER LIFE: Carla è una madre, ha un figlio piccolo, un marito, una vita domestica che deve abbandonare ogni volta che parte per una missione. Il romanzo non presenta la maternità di Carla come un ostacolo al suo lavoro, né come una sua definizione. È una scelta consapevole? Come hai gestito l’equilibrio tra questi due piani della sua vita?
Valentina Fornelli: Credo che la chiave sia in un’emozione che Carla descrive verso il finale del libro, quando dice di sentirsi come un puzzle di pezzi incompatibili tra loro che qualcuno ha forzato a pugni a stare insieme. Non ci sentiamo un po’ tutti così? Spezzettati in un’infinità di obblighi, bisogni, scelte, aspettative, desideri nostri e altrui, che alla fine non possono più comporre un’immagine coerente. Siamo costantemente in cerca di un equilibrio impossibile da raggiungere. E questo è particolarmente vero per le donne, e ancora di più per le madri, obbligate a essere mille cose diverse contemporaneamente.
È la vita che va per forza così o è il sistema in cui viviamo, in cui siamo sfruttate e consumate fino al midollo? Io propendo per la seconda opzione. Carla prova a essere una mamma e moglie “perfetta”, vale a dire conforme alle aspettative della sua famiglia e del mondo, ma non ci riesce. Un po’ per via del suo lavoro e un po’ perché è la sua stessa natura a impedirglielo. E secondo me in questo assomiglia a tante altre donne.
THRILLER LIFE: La scena finale in autostrada, con Carla che conta le pompe di benzina pensando all’origine del carburante, è uno dei momenti politicamente più densi del libro. Il romanzo ha una dimensione geopolitica molto precisa, tra corruzione, risorse energetiche e colonialismo economico. Quanto di questo era già nel progetto originale del libro e quanto è entrato durante la scrittura?
Valentina Fornelli: Era già tutto nel progetto originale. Per la verità il libro è lontanamente ispirato a un evento reale, ma non posso dire di che si tratta perché sarebbe un grosso spoiler. Posso solo consigliare a chi è arrivato alla fine di cercare in rete “Italia Algeria” e una parolina con la “C” che a quel punto avrà capito. Scoprirà una storia molto interessante e assai poco nota, anche se si tratta del più grosso scandalo di quel tipo nella storia di entrambi i paesi. Una storia conclusasi a tarallucci e vino, ma dalla vicenda giudiziaria che va quantomeno letta con attenzione. La realtà naturalmente è molto lontana dagli eventi rocamboleschi del libro, molto più fredda e burocratica.
THRILLER LIFE: Il libro si chiude con Carla che rientra a casa, ma con la sensazione che qualcosa nel suo equilibrio domestico si sia spostato. Il finale lascia aperta la possibilità di un seguito. Carla Berio tornerà in un altro romanzo? Hai già in mente dove potrebbe andare la sua prossima missione?
Valentina Fornelli: Nella mia testa, Carla ha davanti a sé diverse altre avventure. Per quanto riguarda la prossima meta, mi sono divertita a inserire un piccolo Easter egg nell’ultimo capitoletto.
THRILLER LIFE: Prima di salutarti e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di ThrillerLife?
Valentina Fornelli: Beh, credo che i lettori di ThrillerLife potrebbero darne parecchi a me, di consigli! Ma se si parla di consigli di lettura propongo senza dubbio l’ultimo, bellissimo romanzo di Amara Lakhous, La fertilità del male. Anche questo un noir ambientato in Algeria, a Orano, che intreccia un omicidio eccellente con la storia del Paese dalla liberazione ai giorni nostri.
La redazione di Thriller Life ringrazia Valentina Fornelli per la collaborazione.





