Un volto nell’ombra
AUTORE: Robert Bryndza
TRAMA:
Quella che sembra una normale chiamata al 999 prende una piega inquietante quando l’ispettore capo Erika Foster arriva sul posto e scopre il corpo di una donna in un appartamento completamente vuoto, ripulito da ogni traccia di DNA. L’unico indizio arriva dalla scientifica: l’intera superficie del soffitto è ricoperta di residui di cocaina. I cani antidroga seguono l’odore fino a un misterioso locker all’esterno dell’edificio. Risalire al suo proprietario conduce Erika esattamente dove non avrebbe mai pensato di tornare: faccia a faccia con Jerome Goodman, lo spacciatore che dieci anni prima aveva ucciso suo marito Mark.
Erika lo arresta sul posto, ma qualcosa non torna. Il suo passaporto e il suo avvocato sostengono che si chiami Kieron Bagshaw e la sua fedina penale è immacolata. Mentre i suoi superiori la costringono a prendersi una pausa dal lavoro, e persino i colleghi più fidati iniziano a dubitare della sua lucidità, Erika decide di sfruttare il congedo per indagare da sola. Tra vecchi articoli di giornale, messaggi criptati e passaggi sotterranei dimenticati, fa una scoperta che riapre il caso di Mark e la riporta al giorno che non ha mai smesso di perseguitarla.
RECENSIONE:
RECENSIONE
Con Un volto nell’ombra, Robert Bryndza torna a immergere il lettore nel mondo di Erika Foster, e lo fa con una precisione chirurgica, riportando in superficie ciò che la protagonista ha sempre cercato di tenere sepolto. Il romanzo, nona tappa di una serie che continua a rinnovarsi senza ripetersi, si apre come un’indagine ordinaria e si trasforma rapidamente in un viaggio nelle zone più oscure della memoria, dove giustizia e dolore si intrecciano fino a diventare indistinguibili. Non serve conoscere i capitoli precedenti per entrarci: il romanzo si regge da solo, pur restituendo pieno valore a chi segue Erika da tempo.
La scena iniziale — un appartamento svuotato, un corpo senza identità, un soffitto cosparso di cocaina — è un’immagine che resta addosso. L’autore la costruisce con la sua consueta capacità di rendere il dettaglio un detonatore narrativo, e da lì lascia che la storia precipiti verso un punto di non ritorno: il confronto tra Erika e l’uomo che lei arresta convinta sia Jerome Goodman, lo spacciatore che dieci anni prima ha ucciso suo marito Mark. Ma passaporto e avvocato raccontano un’altra storia, quella di un certo Kieron Bagshaw dalla fedina penale immacolata, e da quel momento il romanzo smette di essere solo un’indagine sul crimine per diventare un’indagine sulla percezione: quanto ci si può fidare della propria memoria, quanto della propria certezza.
Erika Foster, qui più che mai, è una protagonista complessa: testarda, inflessibile, incapace di accettare compromessi. La sua forza non è mai ostentata, ma nasce da una fragilità che Bryndza tratteggia con rispetto, senza indulgere nel melodramma. Il senso di colpa per la morte del marito si fa ancora più tagliente perché quell’operazione, dieci anni prima, era sotto il suo stesso comando: un dettaglio che trasforma il lutto in autocondanna, e che diventa il vero motore dell’indagine. È in questa tensione, più che nella trama poliziesca, che il romanzo trova il suo baricentro emotivo.
La struttura narrativa è solida, ritmata, con una Londra che torna a essere non solo sfondo ma organismo vivo: appartamenti ripuliti, locker anonimi, passaggi sotterranei dimenticati. Bryndza conosce bene la sua serie e i suoi personaggi, e li muove con naturalezza, senza mai scadere nell’autocompiacimento. Il ritorno dei volti noti non è una concessione nostalgica, ma un modo per mostrare come il tempo abbia inciso su ciascuno di loro.
Tra i punti di forza spiccano la gestione della suspense, sempre calibrata, mai artificiosa, e la capacità dell’autore di intrecciare passato e presente senza perdere chiarezza. Se c’è una debolezza, è forse una certa prevedibilità in alcuni snodi investigativi, ma viene compensata dalla profondità emotiva del percorso di Erika, che resta la vera ragione per cui questa serie continua a funzionare.
Il finale non cerca il colpo di scena gratuito: preferisce un approdo coerente, che chiude il cerchio senza soffocare le ombre. Un volto nell’ombra conferma l’abilità di Bryndza nel costruire thriller che non vivono solo di tensione, ma di umanità ferita. È un romanzo che scava, che riapre, che restituisce. E che lascia Erika , e chi legge, con la consapevolezza che la verità non è mai un luogo sicuro.
TRADUZIONE: Marco Machera
TITOLO ORIGINALE: Chasing Shadows
EDITORE: Newton Compton Editori
PAGINE: 352
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
AUTORE:

Robert Bryndza si è conquistato una fama straordinaria con il suo thriller d’esordio, La donna di ghiaccio, che in pochi mesi ha scalato le classifiche ed è stato tradotto in 31 Paesi. I suoi romanzi sono bestseller internazionali e contano 7 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Oltre alla serie incentrata su Kate Marshall, che comprende I cinque cadaveri, La casa nella nebbia, La verità sul caso Joanna Duncan, La mano del diavolo e La vittima mancante, la Newton Compton ha pubblicato anche i thriller che hanno per protagonista Erika Foster (La donna di ghiaccio, La vittima perfetta, La ragazza nell’acqua, Ultimo respiro, Sangue freddo, Indizi mortali, Testimonianza fatale, L’angelo della morte e Un volto nell’ombra).