Non ti fidare
TRAMA
Dopo la morte della madre, sulla soglia dei trent’anni Stella Carnevale vive in Italia con il padre, un colonnello argentino in pensione. La famiglia si è trasferita quando Stella era adolescente e a Buenos Aires non sono più tornati. Insegna geografia alle scuole medie e, come forma di ribellione contro la rigida educazione familiare, nel tempo libero si dedica a incontri a pagamento con pochi, selezionati clienti. Niente sembra poter turbare i suoi piccoli riti, fino al giorno in cui il padre scompare e due poliziotti le chiedono di presentarsi l’indomani in commissariato.
La verità di fronte a cui verrà messa la protagonista è quella di molti ragazzi nati negli anni della dittatura militare in Argentina: Stella è figlia di due giovani oppositori passati per il centro clandestino di tortura dell’Esma, la famigerata Escuela de Mecánica de la Armada. Serve solo un esame del suo Dna per dimostrare che il colonnello Carnevale non è suo padre. Si può continuare ad amare il padre che ti ha cresciuto ma che ha contribuito alla morte dei tuoi veri genitori?
Non ti fidare è un romanzo che affronta a cinquant’anni di distanza la storia dei nipoti di Plaza de Mayo, uomini e donne nella cui identità è scritto un pezzo della storia del continente americano, un romanzo che interroga sulla profondità di emozioni e sentimenti in un tormentato rapporto padre-figlia. “Quando lavoravo in Argentina mi sono imbattuto in una storia simile. Quella ragazza mi disse: io non ripudio nessuno, quest’uomo resta mio padre.” Claudio Fava
RECENSIONE
Non ti fidare di Claudio Fava è un thriller morale in cui la tensione non nasce dall’azione, ma dallo scontro frontale tra l’intimità dei personaggi e il peso schiacciante della Grande Storia.
“Non ti fidare“: sono queste le ultime parole che Stella Coriandoli raccoglie dal respiro affannoso della madre morente. In quel momento, tra il dolore e la morfina, sembrano solo gli sproloqui di una donna al tramonto. Stella non vi dà peso. Passano gli anni: ritroviamo Stella a trentacinque anni, insegnante di geografia finalmente di ruolo, residente a Roma con il padre, un ex colonnello argentino.
L’uomo è una figura enigmatica, schiva, ma verso la figlia nutre un amore iper-protettivo e accudente. Stella sembra una donna risolta, eppure vive una doppia vita: in una sorta di ribellione silenziosa e inconscia verso l’autorità paterna, la notte si prostituisce. Un equilibrio precario che va in frantumi quando il padre viene arrestato.
Dall’arresto emerge un passato atroce: quell’uomo non è il suo padre biologico. Le ultime parole della madre assumono improvvisamente un senso sinistro.
“L’UNICA COSA CHE NON METTI MAI IN DUBBIO SONO I TUOI GENITORI. “
“ANCHE UN PADRE E UNA MADRE POSSONO RIDURSI A UN GIOCO DI SPECCHI DESTINATI A FOTTERTI PER SEMPRE.”
Il dramma privato si intreccia così con la tragedia argentina degli anni ’80: Stella scopre di essere figlia di due montoneros, ribelli catturati dal regime militare di Videla. Suo padre fu ucciso subito; sua madre fu tenuta in vita solo il tempo necessario per partorire, prima di essere “soppressa come una bestia” e la bambina consegnata a una famiglia fedele alla dittatura.
In preda a una crisi esistenziale, Stella parte per Buenos Aires. Visita il museo dell’ESMA, il centro di detenzione e l’infermeria dove è nata, cercando tracce di un dolore collettivo che l’Argentina porta ancora addosso: il male del silenzio che ha inghiottito i desaparecidos e l’identità dei “nipoti di Plaza de Mayo“.
Claudio Fava, con una scrittura concisa e quasi chirurgica, utilizza un linguaggio di matrice giornalistica per mettere a nudo l’anima della protagonista. Stella è lacerata tra la ragione della Storia e la forza dei sentimenti che la legano all’unico uomo che abbia mai chiamato padre. La sua è una paura della verità: teme e rimanda il test del DNA, conscia che quell’esito cancellerebbe l’unica realtà che abbia mai conosciuto.
Per tutta la vita, Stella ha subito le decisioni altrui. Tuttavia, nel finale, compie una scelta di autodeterminazione brutale e necessaria. Il suo grido conclusivo condensa tutto il paradosso del romanzo:
“Io ti odio, papà. Ma non so che farmene della tua condanna.”
EDITORE FANDANGO LIBRI
PAGINE 156
ANNO DI PUBBLICAZIONE 2026
AUTORE:

Claudio Fava (Catania, 1957) è un noto giornalista, sceneggiatore, scrittore e politico italiano. Figlio del giornalista antimafia Giuseppe Fava, assassinato nel 1984, ne ha raccolto l’eredità dirigendo I Siciliani. Impegnato in politica (parlamentare nazionale ed europeo), è autore del film I cento passi e di numerosi libri d’inchiesta, focalizzandosi sui temi della legalità e della mafia