Sono un assassino
AUTORE: Terry Deary
TRAMA:
È il 1973 e le vite di tre persone vengono stravolte quando, sul treno notturno per Newcastle, condividono lo scompartimento con un uomo qualunque, occhiali e aria insignificante. Quello che sembra un incontro casuale, destinato a dissolversi all’arrivo in stazione, si trasforma invece nell’innesco di una spirale di eventi imprevedibili. Entro la fine del giorno successivo, infatti, uno di loro sarà morto, un secondo inizierà a ricattarne un altro e un terzo sarà costretto a commettere un crimine.
E tutti saranno sotto l’occhio attento di Aline, una poliziotta locale. Quando i cadaveri iniziano a moltiplicarsi, la domanda diventa inevitabile: quanti assassini ci sono davvero in giro… e chi sarà la prossima vittima? In un clima in cui fidarsi di qualcuno è un azzardo e non fidarsi è ancora peggio, l’unica cosa certa è che il viaggio non finirà affatto come previsto.
RECENSIONE:
C’è un momento, in ogni buon romanzo giallo, in cui la casualità smette di essere innocente. In Sono un assassino, Terry Deary individua quel momento con precisione chirurgica e lo colloca su un treno notturno diretto a Newcastle, nell’Inghilterra del 1973, dentro uno scompartimento che diventa, senza che nessuno se ne accorga, la scena del delitto prima ancora che il delitto avvenga. Tre sconosciuti, un uomo qualunque dall’aspetto dimesso e gli occhiali da impiegato, una confessione pronunciata quasi per caso: da qui parte una catena di eventi che nessuno dei protagonisti riuscirà più a controllare.
Il tratto più sorprendente del romanzo è la sua natura ibrida. Terry Deary non scrive un thriller cupo nel senso classico del termine, ma qualcosa di più scivoloso e originale: una commedia nera che si muove leggera fra omicidi, ricatti e crimini commessi per costrizione, senza mai perdere di vista la fragilità — spesso ridicola, sempre umana — dei suoi personaggi.
È una scelta stilistica rischiosa, quella di raccontare la morte con il sorriso sulle labbra, ma Terry Deary la sostiene con un controllo del ritmo e del tono che tradisce un mestiere lungo una vita: prima di Sono un assassino, l’autore britannico ha costruito la propria fortuna raccontando la Storia ai ragazzi con la serie Horrible Histories, insegnando per decenni che anche gli argomenti più seri — la peste, le guerre, le esecuzioni — possono essere raccontati con ironia senza perdere spessore. Quello stesso sguardo, qui applicato all’omicidio, produce un romanzo che diverte quanto inquieta.
La struttura si regge su tre voci che si alternano capitolo dopo capitolo, e che non potrebbero essere più lontane fra loro. Tony Davies è un attore fallito destinato, per vie traverse, a diventare prima autore di libri per ragazzi e poi scrittore di gialli di successo — una traiettoria che pare quasi ricalcare, con un sorriso complice, il percorso dello stesso Terry Deary, anche lui attore prima di trovare nella scrittura la propria vocazione, prima per l’infanzia e solo in tempi recenti per il pubblico adulto.
Aline è la giovane poliziotta locale che indaga scontrandosi ogni giorno con un ambiente di lavoro ostile, in cui il maschilismo dei colleghi è un ostacolo tanto quanto il caso da risolvere; John Brown è il sicario, l’uomo dall’aspetto anonimo incontrato sul treno, la cui insignificanza apparente si rivela la sua arma più efficace. Le tre traiettorie si intrecciano, si urtano, si deformano a vicenda, generando conseguenze che nessuno dei personaggi aveva previsto e che nessuno, ormai, può più fermare. La vicenda, partita da una singola notte del 1973, si allunga fino ad attraversare cinquant’anni di storie sepolte, per chiudersi solo nel 2023, quando ogni nodo lasciato in sospeso trova finalmente il proprio scioglimento.
È in questo equilibrio fra leggerezza narrativa e fondo tragico che Sono un assassino trova la propria identità più riuscita. Il romanzo intrattiene, sorprende, strappa persino qualche sorriso complice, ma non scivola mai nel grottesco fine a sé stesso: sotto l’ironia pulsa una malinconia sottile, la consapevolezza che basti un gesto minimo, una parola detta al momento sbagliato, per deragliare un’intera esistenza.
I personaggi restano impressi proprio per questa imperfezione, per il modo in cui Terry Deary li osserva senza mai giudicarli davvero. Se una riserva si può muovere, è nella scelta di mantenere il registro ironico anche nei passaggi più drammatici della vicenda: una decisione che caratterizza con nettezza la voce dell’autore, ma che qualche lettore più abituato ai toni gravi del genere potrebbe trovare spiazzante.
Il finale, imprevisto quanto coerente con tutto ciò che lo precede, chiude il cerchio con un’eleganza che pochi thriller riescono a raggiungere. Sono un assassino è, in definitiva, un romanzo godibile e intelligente, capace di intrattenere senza rinunciare alla profondità, di far ridere senza tradire la tensione. Un libro che ricorda, pagina dopo pagina, quanto possa essere pericoloso, e irresistibile, condividere lo spazio chiuso di uno scompartimento con uno sconosciuto, e quanto la Storia, anche quella minima di una singola notte, possa cambiare il corso di più vite insieme.
TRADUZIONE: Alessandra Maestrini
TITOLO ORIGINALE: ” Actually I’m a Murderer “
EDITORE: Newton Compton Editori
PAGINE: 352
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
AUTORE:

Terry Deary è un attore e uno scrittore britannico con all’attivo numerosi libri per ragazzi tradotti in 45 lingue. Da sempre appassionato di narrativa crime, con Sono un assassino approda finalmente alla narrativa per adulti.