Romano De Marco e l’immersione in un oscuro passato nel suo ultimo romanzo “D’estate e di morte”
TITOLO: “D’estate e di morte” – intervista a Romano De Marco
DOMANDE DI: Alessandra Boschini
SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi Romano De Marco, con il loro libro “D’estate e di morte” (66thand2nd, 2026) letto e recensito dalla nostra Alessandra Boschini.
Romano De Marco è abruzzese, classe 1965, esordisce come autore nel 2009 con FERRO E FUOCO (Giallo Mondadori n. 2974 ripubblicato per le librerie, nel 2012 da Pendragon edizioni).
Nel 2011 esce il suo MILANO A MANO ARMATA, (Foschi Editore, premio Lomellina in giallo 2012). Nel gennaio 2013 è la volta di A CASA DEL DIAVOLO (Time Crime, Fanucci – ripubblicato da Pickwick Mondadori nel 2020).
Nel 2014 pubblica con Feltrinelli IO LA TROVERO’ (collana Fox Crime, 2014) cui fanno seguito CITTA’ DI POLVERE (Narrativa 2015) e MORTE DI LUNA (Zoom Filtri, 2015 e Pickwick Mondadori, 2020). Dal 2017 passa all’editore PIEMME col quale pubblica L’UOMO DI CASA (premio lettori al noir festival, premio Scerbanenco 2017) SE LA NOTTE TI CERCA (Premio Fedeli 2018) NERO A MILANO (premio lettori al noir festival, premio Scerbanenco 2019, Premio Nebbiagialla 2020 e Premio Giallo Ceresio 2020) IL CACCIATORE DI ANIME (2020).
Nel 2021 escono UN PO’ MENO DI NIENTE (con lo pseudonimo Vanni Sbragia) e STORIE DEL BORGO SENZA TEMPO entrambi per l’editore FERNANDEL di Ravenna. Nel 2022 è la volta di LA CASA SUL PROMONTORIO Salani editore, nel 2023 esce CODICE DI FERRO (Camena Editore) seguito diretto del suo primo romanzo uscito per il Giallo Mondadori e scritto 15 anni prima. A maggio 2025 esce DIMENTICARE MILANO (quarto capitolo della serie Nero a Milano) edito da UBAGU Press.
Il suo ultimo romanzo è D’ESTATE E DI MORTE (66thand2nd, maggio 2026). È tradotto in Spagna e Danimarca, ha pubblicato racconti e articoli su Linus, Il Corriere della sera, Micromega e sulle collane del Giallo Mondadori. Collabora con vari blog e i suoi racconti sono inseriti in oltre venti antologie. Dal 2019 è direttore artistico del festival GIALLODISERA a Ortona. Dal 2026 collabora con il festival letterario Macondo di Francavilla al mare.
THRILLER LIFE: Enrico Santi, da quell’estate del 1982, non riesce più a godersi la vita “Io non ce la faccio a superare la realtà della vita, cioè che è uno schifo di merda, è senza senso e noi andiamo avanti fingendo mentre il mondo ci crolla intorno”. È segnato dalla morte di Paola ma soprattutto dal rimorso di non averle confessato il suo tradimento. Eppure, questo tormento non gli ha impedito almeno una decina di tradimenti nei confronti della moglie Matilda rivelandosi un uomo meschino oltre che fedifrago. Come nasce il personaggio di Enrico?
Romano De Marco: Non vedo Enrico come un uomo meschino. È un uomo che cerca di combattere il suo male di vivere come può, anche attraverso il tradimento di una moglie che
comunque ama. La morte violenta di Paola, la sua ragazza, avvenuta quarant’anni prima, ha segnato la sua vita in modo definitivo rendendolo un nichilista nevrotico e ansioso che non trova pace e critica tutto e tutti, soprattutto sé stesso. È un personaggio che nasce dall’autoanalisi. Io e lui abbiamo moti punti di partenza in comune (l’età, la professione, il modo generale di vedere la vita). Dopodiché con Enrico ho lavorato di proiezione negativa, esaltando in lui un malessere e un pessimismo che (spero) non mi appartengono. Almeno non fino a quel punto.
THRILLER LIFE: L’estate 1982 è protagonista del romanzo non solo per i Mondiali di calcio vinti dall’Italia ma anche per l’intera colonna sonora che accompagna il lettore e per i fumetti di cui il protagonista è grande appassionato. Gli anni ’80 rappresentano un momento magico e indimenticabile perché racchiudono la spensieratezza dell’adolescenza ma anche la fine dei sogni e degli ideali dei personaggi di “D’estate e di morte”. Com’è nata la scelta di questo periodo storico?
Romano De Marco: La scelta è nata semplicemente perché gli anni 80 sono gli anni della mia giovinezza e ne serbo un ricordo ancora forte e presente. C’è un detto secondo il quale “non si esce vivi dagli anni 80” che fa riferimento al modo di pensare, di vestirsi, di ascoltare musica di quel periodo. Per me è assolutamente vero, io non riesco a staccarmi da alcuni aspetti di quegli anni e sarà così per sempre. Detto ciò, non li definirei un periodo indimenticabile. A fare la differenza, nel ricordo, è la nostra età in un determinato periodo.
Siamo portati a mitizzare l’età dei grandi sogni, delle grandi paure, delle grandi aspettative, che ci restituisce un’immagine amplificata e fantastica di anni che magari, in assoluto, non sono stati nulla di che. Gli Ottanta erano gli anni dell’edonismo Reganiano, della fine degli anni di piombo, dell’ottimismo, dei Duran Duran, dei paninari. C’era un’atmosfera positiva e di speranza per il futuro che la mia generazione non ha sfruttato, limitandosi a divertirsi e a disinteressarsi dei veri grandi problemi. E questo ha portato al disastro che stiamo vivendo oggi.
THRILLER LIFE: L’esperienza scout del “deserto”, volta a “permettere di tirare le somme del cammino fatto fino a quel momento”, segna la svolta delle vite dei protagonisti, la tragedia che li cambierà per sempre. Quella che doveva essere una sfida con sé stessi e un modo per affrontare le proprie paure e difficoltà diventa un incubo dal quale Enrico e Franca non si riavranno più.
Franca è la persona che più di tutti ha perso qualcosa in quella sera d’estate, da ragazza spregiudicata e irriverente a tossica senza più dignità, eppure sarà proprio lei a creare la svolta nella storia, a creare l’input per la soluzione definitiva del caso verso la verità. Dopo tutti gli errori commessi sembra quasi un modo per riscattarne l’immagine e ridarle dignità: Franca doveva morire perché la verità emergesse?
Romano De Marco: Franca è un personaggio del romanzo che ha un ruolo preciso, un ruolo chiave all’interno della vicenda. La sua morte fa scattare in Enrico la necessità di indagare per scoprire la verità su un fatto (sempre la morte di Paola) che ha condizionato tutta la sua vita. Franca rappresenta anche un elemento classico presente in molte comitive giovanili reali, ovvero quella che “resta indietro”, che in qualche modo si perde, scompare, che segue una strada diversa rispetto al gruppo.
Persone così ne ho conosciute anche nella mia vita reale e purtroppo in qualche modo, testimoniano il fallimento degli ideali di amicizia, fratellanza, solidarietà che spesso millantiamo nello stare insieme agli altri. Enrico è il primo a evocare il ricordo di Franca, durante una cena con i suoi vecchi amici, proprio per il gusto crudele di intaccare una falsa cordialità, un falso buonismo imperante nel gruppo. Citando Franca, Enrico mette i suoi vecchi amici di fronte a quello che considera il fallimento delle loro vita.
THRILLER LIFE: Nelle note finali riveli la tua trentennale esperienza di vita negli scout, lo scoutismo come stile di vita, riflessioni e preghiere. Eppure, Enrico si professa ateo, non crede in Dio e anche il personaggio di don Patrick è tutto fuorché un’icona di perfezione. Come nascono i tuoi personaggi, come crei le tue storie?
Romano De Marco: Lo scoutismo ha segnato in maniera indelebile la mia vita, in un modo che considero positivo. Penso che quel che c’è di buono in me (sperando che ci sia) è solo frutto dell’esperienza scout. Oggi sono più che mai lontano dall’ambiente associazionistico e soprattutto dalla chiesa cattolica.
Tuttavia, non rinnego quegli anni e ritengo che lo scoutismo veicoli anche molti valori laici, assoluti, di fiducia nell’umanità, che prescindono dalla fede religiosa. Anche Enrico la pensa così e ha seguito questa parabola e in fondo la sua sete di verità e di giustizia, dimostrano una visione positiva del mondo (benché nascosta sotto una cappa di cupo pessimismo). I miei personaggi e le mie storie nascono dall’osservazione di me stesso, della vita, di quello che mi circonda.
Possono nascere da un’idea di altri (da qualcosa che leggo, da una serie tv o un film che guardo) che poi rielaboro a modo mio aggiungendo il mio modo di vedere il mondo e le persone.
THRILLER LIFE: Che tipo di lettore sei? C’è qualche autore a cui ti ispiri o che ti ha formato e segnato nel tuo essere scrittore?
Romano De Marco: Leggo circa 50 libri l’anno. Di questi pochissimi sono gialli, giusto quelli di autori amici che devo presentare o che sono tenuto a leggere per obbligo di correttezza reciproca. Amo i classici (sto leggendo l’integrale della Recherche di Proust). Ritengo Giuseppe Pontiggia il mio autore preferito in assoluto. Di Pontiggia ho letto e rileggo periodicamente tutto. Amo Kafka, Hemingway, Stevenson.
Tra i contemporanei Francesco Pecoraro, Raul Montanari, Giampaolo Simi. Ma sono un lettore onnivoro, leggo un po’ di tutto, anche i vincitori del Premio Strega e degli altri premi più importanti, per capire dove va l’editoria italiana. E naturalmente i fumetti…
THRILLER LIFE: Prima di salutarci e ringraziarti per il tempo che ci hai gentilmente dedicato, c’è qualche messaggio che vorresti lasciare ai lettori di Thrillerlife?
Romano De Marco: Ai lettori di Thriller life posso dire solo grazie, per il fatto di essere lettori, ruolo che ritengo molto più importante di quello degli autori. Per parafrasare Borges: “Menino vanto gli altri delle parole che hanno scritto. Il mio orgoglio sta in quelle che ho letto”.
La redazione di Thriller Life ringrazia Romano De Marco per la disponibilità.





