Il kamikaze di cellophane
Autore: Ferdinando Salamino
Trama: Un uomo legato a un letto, imbavagliato e ferito, un altro armato di un vecchio rasoio da barbiere, pronto a compiere una vendetta efferata. Cosa può trasformare un ragazzino mite e amante dei libri in uno spietato assassino? Michele Sabella, cresce in una Milano “aliena e ostile”, accanto a una madre fragile e a un padre violento. L’insorgere della psicosi gli spalanca le porte dell’istituto psichiatrico, una gigantesca Escape room nella quale rischia di perdersi e diventare uno dei tanti futuri spezzati destinati a morire tra quelle mura.
Proprio quando il destino sembra ineluttabile, Michele incontra Elena, ventunenne anoressica, “la mia dea di ossa”, il cui amore gli dona la speranza di un futuro. Quando la ragazza tenta il suicidio, Michele capisce che qualcun altro, qualcuno di insospettabile, la sta spingendo verso la morte. Guidato dai propri “demoni di cellophane”, voci che gli affollano la mente suggerendogli intuizioni illogiche eppure quasi sempre esatte, Michele elude la coltre di silenzi e bugie che circonda la ragazza e giunge alla più disturbante delle verità.
Recensione:
Il kamikaze di cellophane è un thriller diverso dal solito, meno frenetico ma molto più introspettivo, capace di creare una tensione costante senza dover ricorrere continuamente a scene spettacolari.
Il protagonista, Michele Sabella, è probabilmente l’aspetto più interessante del romanzo. Non è il classico investigatore brillante che ha sempre tutto sotto controllo, anzi. È un uomo fragile, segnato da un’infanzia difficile e da una malattia che rende complicato distinguere la realtà dalle sue percezioni. Proprio per questo il lettore si ritrova spesso a dubitare insieme a lui. Quello che vede è davvero successo oppure è soltanto il frutto della sua mente? È una domanda che accompagna praticamente tutta la lettura.
L’ambientazione all’interno dell’istituto psichiatrico contribuisce tantissimo a creare un’atmosfera cupa e inquietante. Si percepisce che Ferdinando Salamino conosce bene questo mondo e riesce a raccontarlo con rispetto, senza cadere negli stereotipi che spesso si trovano in altri thriller. I personaggi non sono semplicemente “malati”, ma persone con una storia, con le loro paure e le loro fragilità. Questo rende tutto molto più credibile.
Anche il rapporto tra Michele ed Elena è costruito con sensibilità. Non è solo una storia d’amore, ma diventa il motore che spinge il protagonista a cercare una verità che sembra sfuggirgli continuamente. Più la storia va avanti e più ci si rende conto che niente è davvero come appare. Ogni risposta porta nuove domande e il confine tra verità e illusione diventa sempre più sottile.
Il ritmo, soprattutto nella prima parte, è abbastanza lento. Personalmente non l’ho vissuto come un difetto, anche se capisco che qualcuno potrebbe aspettarsi un thriller più veloce. Qui però la scelta dell’autore sembra precisa: prima costruisce i personaggi e l’atmosfera, poi lascia che la tensione cresca poco alla volta. Quando gli eventi iniziano ad accelerare, il coinvolgimento aumenta parecchio e diventa difficile interrompere la lettura.
Ho apprezzato molto anche il fatto che il romanzo non dia mai tutto per scontato. Il lettore deve partecipare, osservare i dettagli, cercare di capire chi sta dicendo la verità e chi invece sta nascondendo qualcosa. È uno di quei libri che ti fanno cambiare idea più volte durante la lettura.
Se proprio devo trovare un piccolo limite direi che in alcuni capitoli ci sono descrizioni un po’ lunghe e qualche ripetizione rallenta leggermente la narrazione. Nulla che rovini il romanzo, però in certi momenti avrei preferito un po’ più di sintesi. È una sensazione che comunque passa rapidamente quando la storia entra nel vivo.
Nel complesso Il kamikaze di cellophane è una lettura che consiglio soprattutto agli amanti del thriller psicologico. Non aspettatevi un romanzo pieno di inseguimenti o colpi di scena. Qui la suspense nasce dai personaggi, dai loro traumi e dall’incertezza continua su ciò che è reale. È un libro che richiede attenzione ma ripaga il lettore con una storia intensa e originale. Una lettura che, una volta finita, lascia diverse domande e continua a farsi ripensare anche nei giorni successivi. Ed è proprio questo secondo me il segno dei thriller che riescono davvero a lasciare il segno.
Editore: Altrevoci Edizioni
Pagine: 313
Anno di pubblicazione: 2026
Autore:

Ferdinando Salamino è nato nel 1971. Laureato in Psicologia Clinica a Torino, la sua vita si divide tra Milano, dove è nato, e il Regno Unito, dove esercita come psicoterapeuta e insegna Psicologia all’Università di Northampton.
Nell’aprile del 2019 pubblica il suo primo romanzo, un noir psicologico dal titolo “Il Kamikaze di Cellophane”, primo capitolo della trilogia noir dedicata a Michele Sabella.
Il romanzo, così come i successivi “Il Margine della Notte” (secondo classificato nella sezione editi al festival Giallo Garda) e “Blues per i nati senza un cuore”, sono pubblicati da Golem Edizioni.