La signora Gisa è improvvisamente scomparsa di Michele Brambilla

La signora Gisa è improvvisamente scomparsa
La verità è l’unica a non aver un alibi.

La signora Gisa è improvvisamente scomparsa

Recensione di: Ilenia Ruzza

TRAMA:

Brianza, estate 1981. La signora Gisa Lampugnani scompare nel nulla dalla sua villa di Montevecchia. Nessun segno di effrazione, nessun corpo: solo silenzi, omissioni e contraddizioni. Il primo sospettato è il marito, Artemio Mombelli. Troppo freddo, troppo rapido nel denunciare la sparizione. Ma intorno al caso affiorano dettagli che non coincidono e verità mai del tutto confessate.

RECENSIONE:

Scomparire nel nulla in una notte d’estate, lasciando una stanza da letto perfettamente in ordine e nessun segno di effrazione. È questo l’incipit de La signora Gisa è improvvisamente scomparsa, il noir dai toni amarcord firmato da Michele Brambilla.

La vicenda si apre la mattina del 10 luglio 1981 nella lussuosa villa della protagonista, Adalgisa Lampugnani, detta “Gisa”.

I primi a rendersi conto della scomparsa sono i domestici, ma l’allarme ufficiale viene lanciato dal giovane secondo marito, Artemio Mombelli, conosciuto della ricca signora dopo la misteriosa scomparsa del primo coniuge, svanito nel nulla al largo delle coste argentine a bordo del proprio yacht.

La struttura del libro si regge sul contrasto tra due indagini parallele che avanzano a ritmi alterni, nel tentativo di decifrare un mistero in cui: la verità è l’unica a non avere un alibi

Da un lato, Michele Brambilla descrive con minuzia le indagini istituzionali, soffermandosi su dinamiche procedurali e tecnicismi burocratici che a tratti appesantiscono la fluidità del racconto, rallentando l’azione. La vera spinta narrativa arriva però dalla seconda pista, condotta sul campo in modo del tutto privato da due giovani reporter. Attraverso lo sguardo affamato di questi due ragazzi, l’autore fotografa l’età dell’oro della carta stampata. Era un’epoca in cui i grandi quotidiani erano i colossi assoluti dell’informazione, capaci di orientare l’opinione pubblica, e la cronaca si faceva ancora consumando le suole delle scarpe e i tasti delle macchine da scrivere, in un mondo ancora interamente analogico.

Il romanzo si presenta subito in un affascinante viaggio nel tempo che mappa con precisione il territorio tra la Brianza, il Varesotto e, soprattutto, il cuore pulsante della “Milano da bere” degli anni ’80. Michele Brambilla ricostruisce con grande acume lo spaccato sociale della Milano Bene di quell’epoca: un mondo fatto di incontri superficiali nei locali alla moda e pura apparenza, dove i membri della cerchia che conta vengono evocati attraverso i classici soprannomi milanesi preceduti dall’articolo, come “il Dodi” , “il Ciccio” o “la Beba”.

Ma dietro la facciata del benessere diffuso, emerge il ritratto ravvivato e spietato di una nuova classe di imprenditori spregiudicati, rampanti e pronti a tutto. Figure che non si fanno alcuno scrupolo a mettere al sicuro i propri capitali oltreconfine, accumulando fortune nei conti in Svizzera e alimentando una rete di complicità e segreti difficili da scardinare.

L’ottima resa ambientale e storica non trova purtroppo lo stessa resa nella caratterizzazione dei protagonisti. I personaggi su cui si muove La signora Gisa è improvvisamente scomparsa rimangono purtroppo l’anello debole del libro: pur essendo perfettamente funzionali alla trama, la loro conoscenza avviene molto in superficie e rimangono inesplorati nella loro psicologia interiore. La fluidità della prosa e l’uso sapiente del dialetto milanse riescono comunque a salvare l’architettura del testo, rendendo il lavoro di Michele Brambilla un godibile affresco nostalgico, perfetto per chi vuole tuffarsi nei segreti e nelle contraddizioni degli indimenticabili anni Ottanta.

Editore: Baldini & Castoldi

Pagine: 204

Anno di pubblicazione: 2026

AUTORE:

Michele Brambilla (Monza, 1958) è giornalista e saggista. Dopo aver diretto «La Provincia» di Como, la «Gazzetta di Parma», «il Resto del Carlino» e «QN Quotidiano Nazionale», dal 2024 è direttore de «Il Secolo XIX». Tra i suoi libri: L’Eskimo in redazione (1991), Sempre meglio che lavorare (2008), Coraggio, il meglio è passato (2009), Vinceremo di sicuro (2015), In provincia (2023), I peggiori anni della nostra vita (2024). Con Aldo Giovanni e Giacomo ha pubblicato Tre uomini e una vita (2016). Il suo primo romanzo noir, non è successo niente di grave (Baldini&castoldi, 2025) ha vinto il Premio Vigàta per la narrativa e il concorso internazionale “Ceresio in Giallo”.

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