Omicidio nell’Upper East Side

Omicidio nell’Upper East Side
«È da tantissimo tempo che pianifico l’omicidio di Madison DuPont. Durante quell’ultimo anno alla Prescott, ci pensavo quasi ogni giorno».

Omicidio nell’Upper East Side

RECENSIONE DI: Isabella Bianco

TRAMA:

2016. Hannah Miller inizia l’ultimo anno alla Prescott Academy, fianco a fianco con le famiglie più ricche e influenti dell’Upper East Side. Più precisamente… con i loro figli. Tra fondi fiduciari e feste nei super attici, c’è una sola regola per sopravvivere: guardarsi dalle api regine Madison DuPont ed Elle Harrington. Inoltre, essere una studentessa borsista la rende invisibile. O almeno, così crede. 2026. Gli ex alunni della Prescott Academy si riuniscono per un galà di beneficenza sfavillante.

Solo Madison DuPont potrebbe organizzare un evento così sfarzoso. Ma quella che sembra una serata a base di champagne si trasforma ben presto in caos quando Madison viene trovata morta poco dopo il suo discorso. E non ci vuole molto perché tutti puntino il dito contro Hannah: l’hanno vista parlare con la vittima proprio un attimo prima che morisse. In fondo, lei lì non dovrebbe neanche esserci. Non è “una di loro”. La verità, però, è che ognuno aveva un motivo per volere Madison morta e, per salvarsi, Hannah dovrà riportare a galla dei segreti che qualcuno sarebbe disposto a tutto pur di mantenere sepolti.

RECENSIONE:

Gossip girl e Only murders in the building si incontrano tra le pagine di Omicidio nell’Upper Est Side, il nuovo romanzo di Gigi Waldorf, o almeno questo è ciò che recitano i contenuti promozionali proposti dalla casa editrice prima dell’uscita. Le somiglianze sono evidenti perché entrambe le serie tv hanno una grande protagonista che funge da sfondo, la città di New York, anche se il loro approccio alla città che non dorme mai è molto diverso. Da Gossip girl il romanzo di Gigi Waldorf prende i personaggi fastidiosamente chic, i bei vestiti, i locali alla moda e la patina di perfezione, mentre ad Only murders in the building sottrae l’alone del mistero, l’umorismo tagliente e l’irriverenza della protagonista.

Hannah Miller è all’ultimo anno di liceo quando è costretta a trasferirsi alla Prescott Academy, il prestigioso liceo frequentato dalla «New York bene», dall’altissimo élite dell’Upper Est Side. Non Hannah, però, che è una borsista (così la definiscono in modo dispregiativo i suoi compagni di scuola), un pesce fuor d’acqua, quasi un esperimento da studiare perché diversa, lontana dagli standard a cui gli studenti della Prescott sono abituati. Dieci anni più tardi, quando Omicidio nell’Upper Est Side si sposta nel presente e il liceo è ormai alle spalle, Hannah è ancora un pesce fuor d’acqua mentre partecipa – controvoglia e suo malgrado – alla festa per l’anniversario della scuola.

Quando alla festa arriva Madison DuPont, che incarna tutto ciò che Hannah sa di non essere: è ricca, raffinata, elegante, socialmente inserita, sposata da un uomo ancora più ricco e frequentatrice di contesti di lusso. Quando Madison entra nella stanza, Hannah viene trascinata quasi in un viaggio indietro nel tempo, e tutti puntano il dito contro di lei. Infondo è sempre stato così: additata perché diversa.

Omicidio nell’Upper Est Side abbraccia, per demolirli, tutti i cliché dei romanzi ambientati a Manhattan, strizzando l’occhio alle commedie romantiche dei primi anni Duemila: quartieri di lusso, politica spietata, un liceo altolocato che farebbe impallidire le scuole dei romanzi dark academia. Hannah è, all’inizio del romanzo, il personaggio-stereotipo perfetto per questo genere di romanzi: borsista, anticonformista, appartenente ad una famiglia multietnica – che non è una prerogativa ma non gusta – per nulla interessata ad inserirsi nel contesto e convinta che ciò che sta vivendo sia solo una fase, che presto finirà.

Lo stereotipo del diverso, tipico dei thriller young adult, è un elemento imprescindibile in romanzi come Omicidio nell’Upper Est Side che mirano a decostruire le società patinate e a mostrarne i lati oscuri.

Alcuni aspetti di Omicidio nell’Upper Est Side risultano però poco convincenti: più che un thriller, l’intera prima parte del romanzo appare più come una storia di gossip in cui il susseguirsi di pettegolezzi e personaggi annessi lo rendono difficile da seguire, i capitoli troppo lunghi rendono la storia poco scandita. Hannah, soprattutto nelle parti dedicate al presente, è un personaggio difficile a cui affezionarsi, da cui chi legge sente di dover mantenere sempre una certa distanza.

Nel complesso, Omicidio nell’Upper Est Side è una lettura piacevole, perfetta per chi ha amato serie televisive come Sex and the city o, appunto, Gossip girl o per chi apprezza romanzi young adult di questo genere come This book kills di Ravena Guron. Lo stile di Gigi Waldorf, al contempo squisito e critico, è uno degli elementi più convincenti del romanzo: attraverso il personaggio di Hannah, è come se Waldorf lasciasse la porta socchiusa, permettendo al lettore di osservarvi oltre rimanendo, però, distanti e puri.

TRADUZIONE: Leonarda Grazioso

TITOLO ORIGINALE: Murder on The Upper East Side

EDITORE: Newton Compton editori

PAGINE: 384 pagine

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026

AUTORE:

Gigi Waldorf

Gigi Waldorf è lo pseudonimo dell’autrice Kit Frick. Waldorf è una borsista della MacDowell, ha trascorso vent’anni splendidi a New York prima di tornare in Pennsylvania, a Pittsburgh, sua città natale. È finalista agli ITW Thriller Awards

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