Intervista: Tutta la Sicilia di Salvatore Frasca in “Margini di un delitto”

Salvatore Frasca

Intervista a Salvatore Frasca

DOMANDE DI: Alessandra Boschini

SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Salvatore Frasca con il suo nuovo libro “Margini di un delitto” (Laurana Editore, 2025) letto e recensito dalla nostra Alessandra .

Salvatore Frasca è nato a Messina nel 1969. Laureato in Scienze Politiche, ha lasciato l’Italia per l’estero, dove è rimasto per 21 anni, misurandosi in varie esperienze lavorative. Ha vissuto a Barcellona e Londra. Oggi risiede a Monza ma quando può torna a Milazzo, il paese a cui è affettivamente legato. Da dieci anni lavora nel campo della sperimentazione clinica.

Thriller Life: L’ispettore Ettore Falconara è un personaggio atipico: indolente, demotivato, pigro. Ma quando scatta la molla “è più acuto del tenente Colombo e di Jessica Fletcher messi insieme”, sembra quasi temere di esporsi nelle indagini e mettere a frutto le sue capacità. Timido, schivo e riservato non sembra nemmeno figlio della sua terra, quella Sicilia assolata e chiassosa che descrivi così bene. Come nasce il personaggio Falconara?

Salvatore Frasca: Da tempo avevo in mente un personaggio che uscisse dai canoni del poliziotto eroico, caratterialmente forte e risoluto, seppur tormentato. Il personaggio dell’ispettore Ettore Ribera Olivarella Conte della Falconara, meglio noto semplicemente come Ettore Falconara, nobile decaduto e squattrinato, nasce da un’intuizione, da un’idea che avesse come fondo una chiave di lettura umoristica.

Le sue caratteristiche peculiari sono emerse soltanto durante la stesura del primo romanzo, “Un modesto gioco di parole”. È stato lo stesso personaggio a guidarmi in alcune scelte stilistiche, come una naturale conseguenza della trama. È nato così un ispettore ansioso, ipocondriaco, indolente, apparentemente poco incline al lavoro di polizia, spesso sopraffatto dalla noia e dal male di vivere. L’ispettore Falconara, con le sue debolezze e insicurezze, le piccole manie e fobie, è un personaggio in cui ogni lettore potrebbe, in certi aspetti, rispecchiarsi.

A tratti, Falconara si rivela come un grigio anti-eroe, altre volte risulta persino antipatico nella sua macchiettistica ingenuità, pur mantenendo l’aplomb aristocratico che lo contraddistingue rispetto alla assolata e chiassosa Sicilia. Durante la narrazione, pur portando a termine con successo le sue indagini, ciò che emerge non sono le sue doti investigative,quanto i suoi silenzi e le sue riflessioni sulla vita, condite da un umorismo cinico e caustico nei confronti dei personaggi che lo accompagnano nella risoluzione dei suoi casi.

TL: La storia ruota attorno alla controversa figura di Rudolfo Albano, uomo gretto legato alla mafia e donnaiolo impenitente. Praticamente il tipico personaggio che incarna il mafioso siciliano. Sembrerebbe un soggetto scontato e riciclato eppure risulta sempre efficace e moderno…

Salvatore Frasca: La mafia, come fenomeno sociale, è cambiata in questi ultimi venti o trent’anni e con essa sono cambiate anche le sue dinamiche interne e strutturali. Non è più la mafia delle spettacolari sparatorie per strada e dei sanguinosi regolamenti di conti, almeno non si manifestano con la stessa regolarità di un tempo, ma è diventata più subdola e profondamente introdotta nel tessuto economico della società.

Quella di oggi è una mafia che agisce nell’ombra, grazie alla consolidata connivenza di colletti bianchi, imprenditori e politici. È questo aspetto che ho voluto evidenziare con il personaggio di Rudolfo Albano, che da un lato incarna la bassezza morale tipica dei mafiosi e dall’altro è il prestanome degli interessi economici del crimine organizzato.  

TL: Le figure femminili presenti in questa storia sono molto caratterizzate, da zia Teresa, innamorata dell’amore, civettuola e libertina, Lucia Salemi il medico di base di Falconara, sua spacciatrice di ricette mediche ma legata a lui da un sentimento che si spera possa evolvere infine Rosita Spataro, legata ad un affiliato della cosca mafiosa, donna procace che “emanava vampate di calore che erano ondate e lambivano Falconara”. Come nascono i tuoi personaggi femminili, da chi trai ispirazione per crearli?

Salvatore Frasca: I personaggi femminili protagonisti del romanzo sono figure immaginarie a cui ho cercato di dare delle caratteristiche credibili in base al loro ruolo nella storia, alla loro collocazione sociale e alla loro eterogeneità; in qualche caso sono figure statiche, in altri evolvono nel corso della storia. Ritengo che siano molto importanti nell’economia della narrazione, in quanto è proprio dal rapporto di Falconara con queste figure femminili, così diverse fra loro, che i lettori possono meglio delineare il tratto più intimo di Ettore Falconara.

Quello di zia Teresa è il personaggio femminile a cui sono più affezionato: una donna indipendente, emancipata, che non ha paura di affermare la propria individualità, nonostante gli ipocriti canoni imposti da un piccolo mondo antico. Zia Teresa è il surrogato della figura materna e Falconara nutre per lei un sincero affetto filiale; nei suoi confronti è protettivo, seppur a modo suo, e pur non lesinando certi giudizi morali, preoccupato per la reputazione e il buon nome del casato dei conti Falconara, in fondo le invidia la leggerezza e l’ottimismo con cui affronta la vita.

TL: La Sicilia è presente in molteplici forme nel tuo romanzo, è onnipresente e se ne percepisce tutto il tuo amore e rispetto, pur nelle sue eccezioni negative e controverse. Quanto è importante, per uno scrittore, conoscere l’ambientazione del suo romanzo? Che rilevanza ha?

Salvatore Frasca: Personalmente, è molto importante avere un passato o un presente vissuto nei luoghi in cui è ambientato un mio romanzo. Venticinque anni fa ho lasciato la Sicilia, ma la Sicilia non ha lasciato me e descriverla nelle mie storie è una dichiarazione d’amore per la mia terra e un modo per non perdere traccia delle mie radici.

Ho vissuto in Spagna e Inghilterra e da cinque anni sono tornato in Italia. Santacroce Mamertina, nome di fantasia, rappresenta i luoghi della mia memoria, fonte primaria di ispirazione per la creazione dei miei mondi narrativi, dei personaggi e delle trame. Ritengo che gli ambienti in cui ho vissuto abbiano un’influenza preponderante nell’uso del linguaggio, nella toponomastica, nella descrizione del paesaggio, nella stessa cadenza dei dialoghi.

Tutti elementi che rendono la narrazione più veritiera e realistica e avvicinano il lettore allo scrittore. Nella mia mappa mentale, l’ispettore Falconara è, data la mia esperienza personale, un personaggio itinerante, e ogni luogo rappresenta un tappa nella vita di uno scrittore da condividere con i suoi lettori.

TL: Il commissario Mallus rappresenta un punto fermo per Falconara, dapprima come uomo e mentore, poi come figura istituzionale. È lui che, come un angelo custode, lo sorveglia da lontano e gli guarda le spalle con la complicità dell’agente Moscuzza. La vita di Falconara è in pericolo… cosa bolle in pentola? Quando potremo conoscere il futuro dell’ispettore Falconara?

Salvatore Frasca: Il commissario Mallus è colui che riesce a intuire le potenzialità investigative di Falconara, nonostante la sua aria indolente, e lo guida nelle indagini con i suoi consigli da veterano. Fra i personaggi che ruotano attorno all’ispettore Falconara, trovo che Mallus sia anche il più noir, uno che nasconde qualche segreto e se sarà svelato nella prossima indagine, ancora non lo so.

“Margini di un delitto” si conclude con una chiara minaccia di stampo mafioso alla vita di Falconara, sto già lavorando al seguito ma è ancora troppo presto per svelare altri particolari. Posso soltanto anticipare che andrà in trasferta, forse tornerà a Milano per far visita al suo mentore o chissà…

TL: Prima di lasciarci, ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato. Che tipo di lettore è Salvatore Frasca?

Salvatore Frasca: Sono un lettore compulsivo e curioso, passo dalla poesia di Fernando Pessoa al commissario Maigret di Simenon, da Scerbanenco a Ernesto Sabato o Camilleri. Da ragazzo ho amato molto la letteratura americana, soprattutto Fante e Steinbeck che hanno influito e ispirato il mio approccio alla Scrittura, mentre la vena umoristica mi deriva da Pontiggia, Benni e Zavattini.

TL: C’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di Thriller Life?

Salvatore Frasca:Ai vostri lettori non posso dare alcun consiglio, già essere parte di questa comunità significa che vi seguono perché amano la letteratura di genere e non. Ringrazio Thriller Life per l’intervista e la recensione di “Margini di un delitto” apparsa recentemente sul vostro blog.

Ringrazio i lettori di Thriller Life che hanno letto i miei gialli e quelli che li leggeranno, senza di voi le storie di chi scrive non esisterebbero e non esisterebbero neanche gli editori indipendenti come Laurana che, con vocazione e passione, danno voce ad autori meno conosciuti dal grande pubblico e propongono letteratura di qualità.

La redazione di Thriller Life ringrazia Salvatore Frasca per la collaborazione.

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