Le Brave Streghe Non Scappano

Le brave streghe non scappano
«Lei era un’intrusa, un corpo estraneo. Le persone come lei nascevano per morire combattendo, senza avere altra scelta»

Le brave streghe non scappano

RECENSIONE DI: Roberto Frazzetta

TRAMA:

Un clan della yakuza, una guardia del corpo scatenata, una giovane ragazza sotto il giogo del padre criminale, un legame che scatta e si trasforma in desiderio di fuga: una storia classica, in cui Ōtani Akira stravolge i ruoli di genere.

Tokyō, 1979. Shindō Yoriko, lavoratrice instancabile e con una vita vissuta ai margini, viene rapita e trascinata nella tana della famiglia Naiki, temibile clan della yakuza. Dopo aver respinto con ferocia un’intera banda di scagnozzi nel tentativo di fuggire, a Shindō viene offerta un’ultima possibilità di sopravvivere: diventare la guardia del corpo e l’autista di Naiki Shōko, la figlia del boss del clan, tenuta sotto ossessiva protezione. Shōko ha diciotto anni, è bella e silenziosa come una bambola, non ha amici, indossa abiti stranamente rétro e lascia che le sue giornate siano organizzate al minuto per fare di lei una moglie e madre perfetta.

La tosta guardia del corpo e la fragile “principessa” da proteggere a tutti i costi non potrebbero essere più diverse, tuttavia col passare dei giorni imparano a conoscersi e andare oltre la diffidenza e le apparenze, risvegliando l’una nell’altra il desiderio di liberarsi dalla crudeltà della yakuza. Ma, in un mondo in cui ogni uomo sembra assetato di sangue e col grilletto facile, può davvero esistere una vita diversa per due donne come loro?

RECENSIONE:

La yakuza raccontata da una prospettiva femminile è già di per sé un buon motivo per avvicinarsi a questo romanzo. Ōtani Akira sceglie di portarci nella Tokyo del 1979, tra clan criminali, gerarchie spietate e violenza, affidando il centro della narrazione a due donne molto diverse, ma entrambe prigioniere di un mondo governato dagli uomini.
L’idea funziona. Il rapporto tra Yoriko, donna dalle sorprendenti capacità combattive, e Shōko, giovane figlia di un boss della yakuza, costituisce l’elemento più interessante della storia. La loro progressiva complicità offre una prospettiva insolita su un universo narrativo tradizionalmente maschile, introducendo temi come la libertà, l’appartenenza e la possibilità di scegliere il proprio destino.

Peccato che una premessa tanto promettente finisca spesso per scontrarsi con una scrittura ancora acerba, che sembra confondere l’irruenza con l’intensità narrativa. La violenza irrompe continuamente, talvolta senza una reale necessità drammaturgica, mentre diversi combattimenti sfidano non soltanto la credibilità, ma anche la coerenza interna della storia. I duelli si susseguono con una spettacolarità esasperata, sacrificando troppo spesso la costruzione della tensione sull’altare dell’effetto immediato. E quando tutto diventa possibile, anche il pericolo finisce per perdere consistenza.


È inevitabile pensare al Kill Bill di Quentin Tarantino. Ci sono le donne letali, la vendetta, il sangue, i combattimenti sopra le righe e quella particolare estetica della violenza che il regista americano ha saputo trasformare in linguaggio cinematografico. Qui, però, il richiamo appare talvolta più vicino alla scimmiottatura delle atmosfere che a una loro autentica rielaborazione. Manca soprattutto quella consapevolezza stilistica capace di rendere credibile persino l’assurdo.
Il risultato è un romanzo che sembra rivolgersi soprattutto a un pubblico dall’appetito narrativo semplice, disposto a lasciarsi trascinare dall’azione senza interrogarsi troppo sulla plausibilità degli eventi o sulle motivazioni dei personaggi.

Una scelta legittima di Ōtani Akira, naturalmente, ma che limita le ambizioni di una storia che avrebbe potuto scavare molto più a fondo.
Eppure sarebbe ingeneroso liquidare Le brave streghe non scappano come un semplice esercizio di violenza spettacolare. La lettura è scorrevole, il ritmo raramente concede pause e il punto di vista femminile conserva una sua originalità, soprattutto quando l’autrice lascia respirare il rapporto tra le protagoniste anziché affidarsi all’ennesimo scontro fisico.
Resta quindi una sensazione contrastante: un’idea narrativa interessante, forse persino coraggiosa, sostenuta da una scrittura che non sempre possiede la maturità necessaria per valorizzarla.
Un romanzo che intrattiene più di quanto convinca, che corre molto e approfondisce poco. Ma che, nonostante i suoi evidenti limiti, riesce comunque a farsi leggere con piacere.
Perché non basta impugnare una katana per diventare Tarantino. E soprattutto non basta versare sangue per scrivere un buon noir.

TRADUZIONE: Gianluca Coci

TITOLO ORIGINALE: Baba yaga no yuru (in giapponese: ババヤガの夜)

EDITORE: Edizioni e/o

PAGINE: 176

ANNO DI PUBLICAZIONE: ottobre 2026

AUTRiCE:

Ōtani Akira

Ōtani Akira è nata a Tokyō nel 1981. Ha iniziato la sua carriera scrivendo storie per videogiochi, fino ad arrivare al successo in Giappone con una raccolta di racconti che esplora le relazioni fra donne. Nel 2025 è stata la prima autrice giapponese a vincere un Dagger Award, aggiudicandosi il premio nella categoria “miglior romanzo giallo tradotto” proprio con Le brave streghe non scappano.

Condividi questo articolo:

Potrebbero interessarti anche: