Il testimone
TRAMA:
Da settimane in Islanda non si parla d’altro: in un dirupo sono stati ritrovati i resti del corpo di Skafti, un ragazzo ucciso negli anni Settanta. All’epoca era stato rinchiuso in carcere un uomo che aveva confessato di averlo ammazzato e gettato in mare. La notizia colpisce l’opinione pubblica, convinta che la polizia abbia voluto incastrare un povero innocente.
E Leó, ex braccio destro del detective Konráð allora a capo delle indagini, è tormentato dai rimorsi. Intanto, un altro cadavere viene rinvenuto sulle sponde di un lago. Non si tratta di un turista caduto accidentalmente, come era stato ipotizzato all’inizio, ma di un certo Franklín, un islandese che viveva all’estero da anni.
Perché aveva deciso di tornare proprio adesso? Konráð sospetta che esista un nesso fra questi casi, e le ricerche lo condurranno ai tempi della Guerra Fredda, sulle tracce di misteriosi traffici a bordo di pescherecci russi. Tutti gli indizi sembrano portare verso un’unica pista, che vede coinvolta una pericolosa rete di spionaggio.
RECENSIONE:
Prosegue con “Il testimone”, settimo volume della saga dedicata a Konráð, il viaggio letterario di Arnaldur Indriðason. Prima di questo nuovo capitolo, la serie ci ha accompagnato attraverso “Quel che sa la notte”, “La ragazza del ponte”, “La pietra del rimpianto”, “Muro di silenzio” e “Con la massima discrezione”, costruendo volume dopo volume la figura complessa e sfaccettata del suo protagonista.
Konráð è un poliziotto in pensione, ma la pensione non ha certo spento la sua curiosità né il bisogno di confrontarsi con i misteri rimasti senza soluzione. Anche quando non indossa più la divisa, continua infatti a occuparsi di casi irrisolti, vicende dimenticate e verità rimaste nascoste per anni, spinto da quella particolare ostinazione che lo porta a scavare là dove gli altri hanno ormai smesso di cercare. Con “Il testimone”, però, Indriðason ci permette di avvicinarci ancora di più al suo protagonista, lasciando che l’indagine poliziesca si intrecci con la sua vita privata, i suoi ricordi e le sue inquietudini.
La vicenda prende avvio dal ritrovamento dei resti di Skafti, un giovane ucciso negli anni Settanta e il cui omicidio sembrava ormai appartenere a un passato lontano. La scoperta, tuttavia, riapre l’indagine: anni prima, infatti, un uomo era stato arrestato e condannato per quell’assassinio, arrivando persino a confessare le proprie responsabilità. Ora, però, il ritrovamento del corpo di Skafti mette inevitabilmente in discussione quella ricostruzione e, soprattutto, il lavoro svolto all’epoca dalla polizia.
Per Konráð, questa nuova circostanza diventa ancora più significativa perché porta a riemergere il nome di Leo, un suo ex collega ed ex amico, e con lui una serie di interrogativi sul modo in cui erano state condotte le indagini. È possibile che la polizia abbia commesso un errore? La confessione dell’uomo finito in carcere era davvero attendibile o era stata estorta? E, soprattutto, perché un innocente avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di un omicidio che non aveva commesso? Quasi contemporaneamente, il ritrovamento di un secondo cadavere,quello di Franklin, un islandese che da molti anni viveva all’estero, aggiunge un ulteriore elemento di mistero.
Due morti apparentemente lontane nel tempo e diverse per circostanze, ma che finiscono per attirare l’attenzione di Konráð. L’ex poliziotto comincia così a interrogarsi sulla possibilità che tra i due casi esista un legame, anche se inizialmente difficile da individuare. Ancora una volta, Konráð non riesce a rimanere lontano da un caso irrisolto. Inizia quindi a ricostruire il passato, cercando collegamenti, testimonianze e dettagli che possano essere sfuggiti alle indagini originali.
Ma mentre cerca di comprendere cosa sia realmente accaduto a Skafti e a Franklin, la sua ricerca finisce inevitabilmente per coinvolgere anche la sua storia personale. L’indagine, infatti, diventa per Konráð anche un’occasione per tornare a confrontarsi con il proprio passato e, soprattutto, con la figura ingombrante di suo padre.
I ricordi, le omissioni e le domande rimaste senza risposta lo spingono a scavare sempre più a fondo, in un percorso che non riguarda soltanto due morti da spiegare, ma anche la necessità di comprendere meglio le proprie origini. In questo romanzo, dunque, la dimensione investigativa e quella più intima del protagonista procedono parallelamente. Tra gli interessi dei grandi ricchi, vecchi segreti e vicende legate allo spionaggio dell’epoca sovietica, Arnaldur Indriðason costruisce un intreccio che, ancora una volta, non si limita alla semplice risoluzione di un caso, ma permette al lettore di conoscere sempre più a fondo il suo protagonista.
Konráð diventa infatti il vero filo conduttore della storia: attraverso le sue indagini, i suoi dubbi e il suo continuo bisogno di scavare nel passato, impariamo a comprendere meglio le sue fragilità, le sue ossessioni e le domande che da anni si porta dentro. È proprio questo percorso personale a rendere Konráð un personaggio al quale, volume dopo volume, ci si affeziona sempre di più.
Non è un protagonista infallibile né un semplice detective alla ricerca della soluzione perfetta: è un uomo che porta con sé il peso del proprio passato e che, mentre cerca di ricostruire le vicende degli altri, finisce inevitabilmente per confrontarsi con la propria storia. Il lettore si ritrova così quasi a cercare la verità insieme a lui, seguendo ogni indizio e cercando di capire quali collegamenti possano unire le diverse vicende.
La lettura è nel complesso scorrevole e piacevole, anche se non mancano alcuni elementi che possono rendere la storia più impegnativa. In particolare, i personaggi sono numerosi e, soprattutto quando vengono raccontate vicende appartenenti a periodi diversi, non è sempre semplice ricordare immediatamente chi sia chi e quale ruolo abbia avuto nelle varie situazioni. Questo può creare qualche difficoltà nel seguire tutti i passaggi dell’indagine e nel ricostruire con precisione le responsabilità dei singoli personaggi.
Anche i diversi filoni narrativi non sempre riescono a intrecciarsi con la stessa efficacia. Ci sono momenti in cui le storie procedono quasi parallelamente e il collegamento tra gli eventi appare meno immediato, facendo perdere un po’ di ritmo alla narrazione. Per questo, in alcuni passaggi, è necessario mantenere un livello di attenzione piuttosto alto, soprattutto per non perdere dettagli, nomi o informazioni che potrebbero tornare utili più avanti. Nonostante queste difficoltà, “Il testimone” riesce comunque a mantenere vivo l’interesse grazie soprattutto alla figura di Konráð e alla dimensione più personale della vicenda.
È quindi un romanzo che alterna mistero, storia e vicende personali, confermando la capacità di Indriðason di utilizzare il giallo come strumento per raccontare non soltanto un crimine, ma anche le persone, i loro segreti e le conseguenze delle loro scelte. E, soprattutto, lascia la sensazione che la vera indagine di Konráð non riguardi soltanto i morti che cerca di riportare alla luce, ma anche sé stesso.
TRADUZIONE: Alessandro Storti
TITOLO ORIGINALE: Sæluríkið
EDITORE: Ugo Guanda Editore
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
AUTORE:

Arnaldur Indriðason è nato nel 1961 a Reykjavík, dove ha sempre vissuto. Si è dedicato alla scrittura, sia di romanzi sia di sceneggiature, dopo aver lavorato come giornalista e critico cinematografico per la maggior testata islandese, il Morgunblaðið.
Tradotto in quaranta lingue, nel corso della sua lunghissima carriera di scrittore ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui due Glasnyckeln e un Gold Dagger, e nel 2021 ha vinto il premio Jónas Hallgrímsson per il suo contributo alla cultura islandese. Guanda ha pubblicato tutti i suoi romanzi: Sotto la città, La signora in verde, La voce, Un corpo nel lago, Un grande gelo, Un caso archiviato (inserito dal Publishers Weekly nella lista dei dieci migliori gialli di tutti i tempi),
Un doppio sospetto, Cielo nero, Le abitudini delle volpi, Sfida cruciale, Le notti di Reykjavík, Una traccia nel buio, Un delitto da dimenticare, Il commesso viaggiatore, La ragazza della nave, Quel che sa la notte, La ragazza del ponte, I figli della polvere, In silenzio si uccide, La pietra del rimpianto e Muro di silenzio.