Con la massima discrezione
Recensione di : Alessandra Boschini
TRAMA
Da giorni imperversa su Reykjavík una fitta nevicata che ha imbiancato tutto e non accenna a diminuire. In condizioni del genere è sconsigliato uscire, ma l’anziana donna che quella mattina si presenta alla centrale di polizia pensa di avere a che fare con una faccenda davvero importante. Fra gli oggetti del marito mancato da poco ha appena trovato una Luger degli anni Quaranta, nascosta dietro una cassetta degli attrezzi in garage.
Non l’aveva mai vista prima, il marito non andava a caccia e non aveva motivo di possedere una pistola. La Scientifica non tarda ad appurare che si tratta dell’arma di un delitto commesso nel 1955 nel quartiere popolare dei Múlar, la cui vittima era un ventenne di nome Garðar. Tuttavia, non c’è nulla che colleghi il defunto a quell’omicidio. A chi apparteneva allora la Luger? Konráð si ricorda benissimo di avere visto un’arma identica fra le mani di suo padre…
Tutti gli indizi portano a vecchie conoscenze del detective, criminali che hanno gestito e coperto per anni sordidi giri di pedofilia. Il cerchio si stringe attorno al colpevole e Konráð sente di essere a un passo dalla verità. Ma sarà una verità difficile da accettare.
RECENSIONE
L’agente Jósepsson Konráð è in pensione ma il suo istinto di poliziotto, e soprattutto il mai sopito desiderio di conoscere la verità sulla morte del padre, mettono in moto una serie di eventi a cascata legati al suo passato. Aveva nove anni quando suo padre Seppi, alcolizzato e violento, gli mostrò una pistola, una Luger P08, vinta al tavolo da gioco. Appena due anni dopo, quella stessa pistola viene usata per commettere un omicidio in una zona periferica di Reykjavik, un quartiere sorto su un’ex base militare. E ora, quella Luger, a distanza di anni, arriva in mano alla polizia: un’anziana signora l’ha trovata tra gli effetti del marito, morto da poco.
Arnaldur Indridason presenta al lettore una vera e propria ricostruzione degli avvenimenti legati a quella Luger di fabbricazione tedesca narrando, di pari passo, la metamorfosi della capitale islandese e il viaggio dell’agente Konrað nei ricordi del suo passato. “Con la massima discrezione” è un cold case da cui emerge il quadro di un’isola pervasa da un buio che avvolge ogni cosa, facendo affiorare nei suoi abitanti il lato più oscuro e maligno.
Alcolismo, depressione e suicidi dilagano così come corruzione, violenza e l’incapacità di reagire e far fronte a una realtà che non riescono ad accettare. In questo terreno di emarginazione sociale, miseria e squallore trovano radici gli abusi sessuali sui minori e la pedofilia. Lì dove regnano le debolezze, l’isolamento e le discriminazioni arrivano angherie e soprusi per mano del più forte.
Persino la polizia è corrotta e anche l’agente Konrað ha i suoi scheletri nell’armadio. Non ha saputo scegliere le amicizie giuste, non ha saputo sottrarsi a lavori sporchi, non ha nemmeno un buon rapporto con la sorella Beta e col figlio Húgó. È un solitario che porta dentro di sé i segni indelebili di un’infanzia infelice e il rapporto conflittuale col padre non gli impedisce di anelare alla verità sulla sua morte.
“L’aveva sempre picchiato e ricoperto di insulti, ma in certe occasioni cercava di rimediare, come se si rendesse conto di ciò che faceva”.
Arnaldur Indridason ha plasmato un anti eroe che si è macchiato di diversi peccati ma che tenta in ogni modo di redimersi e di fare pace con sé stesso. Narrato in terza persona, “Con la massima discrezione” induce il lettore a rincorrere passato e presente, tra atti di indagine e vicende che non hanno mai trovato una soluzione, tra svariati personaggi dai nomi impronunciabili che chiedono vendetta e dossier impolverati sottratti con l’inganno. Costruito su più livelli temporali che costringono il lettore a uno sforzo mnemonico, “Con la massima discrezione” è un noir buio e oscuro come le lunghe giornate invernali islandesi, freddo e cupo come i suoi personaggi.
L’intreccio di trama complesso e intricato e anche il ritmo lento e cadenzato lo rendono poco coinvolgente e appassionante. Si tratta del quarto capitolo che Arnaldur Indridason ha dedicato al personaggio dell’agente Konráð e vi invito a leggere le due precedenti recensioni già pubblicate sul sito www.thrillerlife.it : Muro di silenzio e La pietra del rimpianto.
TRADUZIONE Alessandro Storti
EDITORE: Guanda Noir
PAGINE: 352
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE

Arnaldur Indriðason è nato nel 1961 a Reykjavík, dove ha sempre vissuto. Si è dedicato alla scrittura, sia di romanzi sia di sceneggiature, dopo aver lavorato come giornalista e critico cinematografico per la maggior testata islandese, il Morgunblaðið. Tradotto in quaranta lingue, nel corso della sua lunghissima carriera di scrittore ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui due Glasnyckeln e un Gold Dagger, e nel 2021 ha vinto il premio Jónas Hallgrímsson per il suo contributo alla cultura islandese.
Guanda ha pubblicato tutti i suoi romanzi: Sotto la città, La signora in verde, La voce, Un corpo nel lago, Un grande gelo, Un caso archiviato (inserito dal Publishers Weekly nella lista dei dieci migliori gialli di tutti i tempi), Un doppio sospetto, Cielo nero, Le abitudini delle volpi, Sfida cruciale, Le notti di Reykjavík, Una traccia nel buio, Un delitto da dimenticare, Il commesso viaggiatore, La ragazza della nave, Quel che sa la notte, La ragazza del ponte, I figli della polvere, In silenzio si uccide, La pietra del rimpianto e Muro di silenzio.