Maria Oruña – la Regina iberica del crime ci parla di coerenza e provocazione.

Maria oruna

Maria Oruña nata a Vigo nel 1976 è una scrittrice galiziana che ha esercitato per dieci anni la professione di avvocato del lavoro e commerciale e ora si dedica esclusivamente alla letteratura. 

Nel 2013 ha pubblicato un romanzo di contenuto giuridico, La mano del arquero, sulle molestie sul lavoro e l’abuso di autorità, basandosi su vari eventi reali e cercando di aiutare chi si è trovato in una situazione simile.

Subito dopo, approfittando di un cambio di lavoro, María Oruña ha scritto il suo primo romanzo giallo, Puerto Escondido, ambientato in Cantabria e pubblicato nel settembre 2015 raccogliendo subito consensi di vendita e di critica.

Valentina Redondo, tenente della Guardia Civile, e dalla sua Sezione Investigativa, diventa la protagonista della serie dei libri di Puerto Escondido e la vediamo riprendere le indagini nei seguenti romanzi: Un lugar a donde ir, pubblicato nel 2017, Donde Fuimos Invencibles, che esplora lo stile più classico del romanzo giallo e ha già accumulato diverse riedizioni

Questa serie di María Oruña – che ha già accumulato più di 500.000 lettori – ha un’impronta e uno stile propri e indiscutibili

Il 25 agosto 2020, l’autrice ha pubblicato El bosque de los cuatro vientos romanzo storico di intrighi, giunto alla sua undicesima edizione in commercio.

Quel che la marea nasconde

Nel giugno 2021 María Oruña ha pubblicato un nuovo capitolo (il quarto) della serie crime, Quel che la marea nasconde, recensito QUI da Thriller Life, che fin dalla sua uscita ha suscitato straordinarie recensioni da parte della stampa e dei lettori, nel suo chiaro omaggio ai classici del giallo “a camera chiusa” e ad autori come Agatha Christie o Gaston Leroux. Nel novembre 2021 questo romanzo ha ricevuto il Premio UN AÑO DE LIBROS – assegnato dai librai di El Corte Inglés – per il miglior romanzo di narrativa del 2021; dopo essere stato tradotto in galiziano, i suoi diritti sono stati acquisiti da Ponte Alle Grazie in Italia.

Il 18 maggio 2022 è stato pubblicato un nuovo capitolo (il quinto) di questa serie di gialli – El camino del fuego – che per la prima volta ha portato l’autore in un vecchio mistero in Scozia.

María Oruña ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande

  1. ”Vorreste forse dire che questo è uno di quei maledetti casi che si leggono nei libri gialli, in cui la vittima viene uccisa in una stanza chiusa, da forze apparentemente soprannaturali? – AGATHA CHRISTIE, Il Natale di Poirot (1939)”

Con questa citazione inizia il tuo ultimo romanzo; un tributo ai grandi scrittori del mistero e ai classici romanzi con delitti in stanze chiuse. In quale modo questi autori influenzano il tuo stile?

Ogni mio libro si cimenta in un esercizio letterario diverso, e in effetti in questa occasione ho voluto fare un cenno agli autori – soprattutto americani e inglesi – del primo Novecento che, in un modo o nell’altro, si sono cimentati con i misteri delle “stanze chiuse”.

Questo omaggio ha comportato l’inserimento nel romanzo di ambientazioni eleganti e di un linguaggio un po’ pomposo: “Signori, è stato commesso un crimine”, così come la ripresa aerea della scena del delitto, molto tipica nell’impostazione di questo tipo di opere. 

2. Le citazioni che hai introdotto all’inizio di ogni capitolo sono il perfetto preludio a quanto si andrà poi a leggere.

Si intuisce subito il grande lavoro di documentazione che hai fatto per scegliere le frasi e il loro valore aggiunto alla narrazione.

Perché questo omaggio? Qual è il tuo intento con questa scelta narrativa?

Nei libri della mia serie di gialli mi piace provocare il lettore. Avvisarli di ciò che accadrà in quel capitolo, in modo ovvio o ambiguo, ma sfidando la loro arguzia. Le citazioni che utilizzo devono avere un legame chiaro, e in questo caso è stato molto facile rivolgersi agli autori di gialli sopra citati, di cui conosco l’opera. 

3. Dalle aule di un tribunale alle pagine di un libro.
Un cambiamento importante ma che non ti ha allontanata dalla voglia di ricercare la verità, prima come avvocato e poi dando vita alla tenente Valentina Redondo. Cosa ti ha spinta a cambiare vita e quanto pensi che il precedente lavoro influisca sulla tua carriera di scrittrice? 

A volte non siamo noi a cambiare la nostra vita, ma è la vita stessa a cambiare noi.

Lavoravo in uno studio legale internazionale con orari interminabili, e quando sono diventata madre ho deciso di non impiegare più il mio tempo in quel modo.

Ho iniziato a lavorare come avvocato freelance e, quando ho avuto più tempo, ho scritto il mio primo romanzo, anche se non avrei mai immaginato che la sua pubblicazione sarebbe stata una tale rivoluzione, né nel mercato editoriale né nella mia vita personale. 

  1. Valentina è una donna dura che ha da poco subito un trauma e che canalizza tutta la sua forza e concentrazione sul lavoro.  Qual è la tua più grande forza? 

Coerenza. Spesso parliamo molto e ci lasciamo trasportare dall’inerzia. Ma lei, pur sapendo di farsi del male, agisce secondo le proprie norme morali; in questo caso, anche allontanandosi da chi ama, perché sa che la propria presenza può diventare qualcosa di oscuro e pesante.

5. In contrapposizione a Valentina abbiamo la vittima, Judith, anche lei una donna forte, ma che ha usato la sua determinazione solo allo scopo del profitto a discapito di qualsiasi altra persona.

E’ una donna la cui morte non sembra importare a nessuno.

Perché hai deciso di utilizzare questo profilo di donna come vittima? C’è una figura particolare che secondo te non potrebbe mai comparire nella lista delle vittime, almeno nei tuoi romanzi? 

I miei romanzi iniziano sempre con esplosioni improbabili e spettacolari, ma non con situazioni criminali ordinarie, perché il mio intento non è quello di raccontare il volgare, ma la magia della vita. Non credo che includerei mai i bambini tra le mie vittime, mi costerebbe troppo. 

D’altra parte, ho trovato molto interessante il profilo di Judith: una vittima che muore già nel primo capitolo e che il lettore imparerà a conoscere attraverso l’opinione di terzi, a loro volta potenziali assassini.

Spetta al lettore giudicare l’onestà di questi terzi, la loro obiettività nel descrivere Judith: era davvero così odiosa, o invidiavano solo la sua fortuna, la sua determinazione?

Se fosse un uomo, invece di descriverla come un’arpia senza cuore, non la chiamerebbero piuttosto “squalo d’affari” o “Casanova” in relazione alle sue conquiste?

E un’ulteriore riflessione: perché era così, sono stati gli altri e la società stessa a plasmarla, o la sua malizia era autentica? I miei romanzi non danno mai risposte, ma è interessante sollevare dibattiti e domande. 

6. “Quel che la marea nasconde” – Maria Oruñaè il quarto capitolo, purtroppo solo il primo pubblicato in Italia, con protagonista Valentina. Anche se ogni volume della serie Puerto Escondido è a se stante, vedremo la traduzione italiana degli altri libri della serie? E soprattutto il quinto romanzo uscito in Spagna a Maggio del 2022? 

Puerto Escondido (il primo della serie) sarà presto pubblicato con Ponte Alle Grazie e, sì, il quinto capitolo della serie è stato pubblicato nel maggio 2022 in Spagna.

Ogni libro, come ho già detto, è indipendente e autoconclusivo, e solo gli investigatori si ripetono, anche se la mia intenzione è quella di addentrarmi in universi letterari molto diversi in ogni romanzo (lo stile gotico, l’intimista, il metaletterario…).

  1. “Dal momento che siamo qui, abbiamo l’obbligo di vivere. In qualunque circostanza. Vivere. Assaporare tutto. Spesso è ciò che la marea nasconde che dà valore a ogni nuovo battito, all’impresa di vivere.”

         Questa bellissima frase fa riflettere e ci ricorda che spesso siamo distratti e  lasciamo che la vita scivoli via di giorno in giorno. Maria Oruña riesce a trattenere e ad assaporare ogni attimo, nonostante le maree?

Riesco a sopravvivere, il che non è poco.

La felicità è costituita da tre fiori che devono essere annaffiati ogni giorno. 

8. Se dovessi indicare tre parole che ti rappresentano, María Oruña, quali sceglieresti?

Ottimismo, duro lavoro, perseveranza. 

  1. Se dovessi scegliere tre cose di cui non potresti mai fare a meno, ovviamente escludendo la scrittura, quali sarebbero?

La famiglia conta come “cosa”? Penso che inizierei con mio marito e mio figlio, poi viaggerei e finirei con la lettura.

10. Prima di salutarci quale messaggio o augurio ti piacerebbe lasciare ai nostri lettori?

Che leggano molto e in modo molto eterogeneo, dando opportunità a nuove voci.

Che non smettano mai di sognare in grande e di approfondire nuove storie, perché è la curiosità che ci riporta all’infanzia, quella patria che non tradisce mai. 

Thriller Life ringrazia María Oruña per la disponibilità

a cura di Samantha _leggichetipassa – e Patty Pici


Intervista a María Oruña in lingua originale

  1. “¿Diría usted que se trata de uno de esos casos sangrientos que se leen en los libros de misterio, en los que la víctima es asesinada en una habitación cerrada, por fuerzas aparentemente sobrenaturales? – AGATHA CHRISTIE, La Navidad de Poirot (1939)’

Su última novela – María Oruña comienza con esta cita; un homenaje a los grandes escritores de misterio y a las novelas clásicas con asesinatos a puerta cerrada. ¿Cómo influyen estos autores en su estilo?

Cada uno de mis libros procura adentrarse en un ejercicio literario diferente, y en efecto en esta ocasión quise hacer un guiño a los autores —especialmente norteamericanos e ingleses— de comienzos de siglo XX que, de una u otra forma, se aventuraron en misterios “de habitación cerrada”.

Este homenaje ha supuesto incluir en la novela escenarios elegantes y lenguaje algo pomposo: “Señores, se ha cometido un crimen”, así como el plano aéreo del escenario del asesinato, que era algo muy típico en la maquetación de este tipo de trabajos. 

2. Las citas que ha introducido al principio de cada capítulo son el preludio perfecto de lo que va a leer a continuación. Se percibe inmediatamente el gran trabajo de documentación que has realizado para elegir las frases y su valor añadido a la narración. ¿Por qué este homenaje? ¿Cuál es su intención con esta elección narrativa?

En los libros de mi serie de misterio me gusta provocar al lector.

Avisarle de lo que va a suceder en ese capítulo, de forma evidente o ambigua, pero desafiando su ingenio.

Las citas que utilizo deben tener un vínculo claro, y en este caso fue muy fácil recurrir a los autores de mistero que antes comentábamos, de los que conozco su obra. 

3. De la sala del tribunal a las páginas de un libro. María Oruña
Un cambio importante pero que no le ha hecho desistir de su deseo de buscar la verdad, primero como abogado y luego dando vida a la teniente Valentina Redondo. ¿Qué le impulsó a cambiar de vida y cómo cree que el anterior trabajo influye en su carrera como escritor? 

A veces no es que nosotros cambiemos de vida, pues la propia vida la que nos cambia.

Trabajaba en un bufete internacional con horarios interminables, y al ser madre decidí no conciliar más mi tiempo de aquella forma.

Comencé a trabajar como abogada por mi cuenta, y al tener más tiempo escribí mi primera novela, aunque nunca imaginé que su publicación fuese a suponer una revolución tan grande, ni en el mercado editorial ni en mi vida personal.  

4. Valentina es una mujer dura que ha sufrido recientemente un trauma y canaliza toda su fuerza y concentración en su trabajo.  ¿Cuál es su mayor fortaleza? 

La coherencia.

Con frecuencia hablamos mucho y nos dejamos llevar por la inercia.

Pero ella, aunque sepa que se hace daño a sí misma, actúa bajo sus poropios patrones morales; en este caso, incluso alejándose de quienes ama, porque sabe que su propia presencia puede volverse algo oscuro y pesado.

5. En contraste con Valentina tenemos a la víctima, Judith, también una mujer fuerte, pero que utilizó su determinación sólo para obtener beneficios a costa de todos los demás.

Es una mujer cuya muerte no parece importarle a nadie.

¿Por qué decidió utilizar este perfil de mujer como víctima? ¿Hay alguna figura en particular que crea que nunca podría aparecer en la lista de víctimas, al menos en sus novelas?

Mis novelas comienzan siempre con arranques improbables y espectaculares, pero no con situaciones criminales corrientes, pues mi intención no es narrar lo vulgar, sino la magia de la vida. No creo que nunca incluya niños entre mis víctimas, me costaría mucho. 

Por otro lado, el perfil de Judith me resultaba interesantísimo: una víctima que muere ya en el primer capítulo, y que el lector va a conocer por la opinión que de ella tienen terceros, que a su vez son potenciales asesinos.

Es el lector el que debe juzgar la honestidad de esas terceras personas, su objetividad a la hora de describir a Judith.

¿Realmente era tan odiosa, o solo envidiaban su fortuna, su determinación? Si ella fuese un hombre, en vez de calificarla como a una arpía sin corazón, no la denominarían más como un “tiburón de los negocios”, o como un “Casanova” en relación a sus conquistas?

Y una relfexión añadida: ¿por qué ella era así? ¿Eran los demás y la propia sociedad quienes la conformaban o su malicia era genuina?

Mis novelas nunca dan respuestas, pero sí es interesante plantear debates y preguntas. 

6. ‘Quel che la mare nasconde’ – María Oruña es el cuarto capítulo, lamentablemente sólo el primero publicado en Italia, protagonizado por Valentina.

Aunque cada volumen de la serie Puerto Escondido es independiente, ¿veremos traducciones al italiano de los demás libros de la serie? Y sobre todo, ¿se publicará la quinta novela en España en mayo de 2022? 

Próximamente se publicará Puerto escondido (primero de la serie) con Ponte Alle Grazie y, sí, la quinta entrega de la serie fue publicada en mayo de 2022 en España.

Cada libro, como antes comentaba, es independiente y auto conclusivo, y solo se repiten los investigadores, aunque mi intención es la de adentrarme en universos literarios muy distintos en cada novela (el estilo gótico, el intimista, el metaliterario…)

7. “Ya que estamos aquí, tenemos la obligación de vivir. Sean cuales sean las circunstancias. Para vivir. Saborea todo. A menudo es lo que la marea esconde lo que da valor a cada nuevo latido, a la empresa de vivir”.

Esta hermosa frase nos hace reflexionar y nos recuerda que muchas veces nos distraemos y dejamos que la vida se nos escape de las manos en el día a día. ¿María Oruña consigue retener y saborear cada momento, a pesar de las mareas?

Consigo sobrevivir, que no es poco. La felicidad son tres flores que se deben regar a diario. 

8. Si tuvieras que nombrar tres palabras que te representen, ¿cuáles elegirías?

Optimismo, trabajo, perseverancia. 

9. Si tuviera que elegir tres cosas de las que nunca podría prescindir, obviamente excluyendo la escritura, ¿cuáles serían?

¿La familia cuenta como “cosa”? Creo que empezaría por mi marido y mi hijo, seguiría con viajar y terminaría con leer.

10.  Antes de despedirse, ¿qué mensaje o deseo le gustaría dejar a nuestros lectores?

Que lean mucho y muy heterogéneo, dando oprtunidades a nuevas voces.

Que no dejen de soñar en grande y de adentrarse en la nuevas historias, pues la curiosidad es la que nos devuelve a la infancia, esa patria que nunca traiciona. 

Muchas gracias María Oruña por su disponibilidad

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