Maurizio De Giovanni è uno degli scrittori Italiani più prolifici: chi non ha letto almeno un suo libro?

Dalla sua penna è scaturito Ricciardi, malinconico commissario che ha il “dono” di vedere i morti, “il fatto” come lo definisce lui, in un periodo storico non proprio semplice, a cavallo tra gli anni ‘30 e ’40

Il primo romanzo intitolato Le lacrime del pagliaccio pubblicato nel 2006, dopo il successo ottenuto fu ripubblicato l’anno seguente col titolo Il senso del dolore. L’inverno del Commissario Ricciardi, fino al 13° romanzo: Caminito. Un aprile del commissario Riccardi edito nel 2022.

Molto popolare è la serie televisiva del commissario, che in tanti ormai identificano con Lino Guanciale, l’attore che lo rappresenta dalla prima stagione, iniziata nel 2021.

Ci ha regalato anche I bastardi di Pizzofalcone composto da una squadra di poliziotti “scartati” per diversi motivi dagli altri uffici, con il primo libro intitolato I bastardi di Pizzofalcone edito nel 2013 e seguito da altri 11 romanzi.

Anche in questo caso, I Bastardi, fanno da sceneggiatura per la serie TV Ii bastardi di Pizzofalcone” con protagonista Alessandro Gassmann, apparsa sugli schermi nel 2017 con tre stagioni e la quarta in lavorazione.

La serie televisiva tratta dai romanzi su Mina Settembre è stata trasmessa nel gennaio del 2021, mentre il primo giallo fu pubblicato nel 2013 con protagonista questa procace assistente sociale nei quartieri un po’ difficili, quelli storici di Napoli.

Un’altra creatura, degna di nota, di Maurizio De Giovanni è sicuramente Sara Morozzi.

Narra la leggenda, che una sera, mentre De Giovanni tornava da una festa a casa di amici in sella al suo scooter, passata l’una di notte e quasi arrivato a destinazione, notasse una signora seduta in macchina, tranquillamente parcheggiata.

Una bella donna con i capelli bianchi che sedeva da sola nella sua auto.

Voleva sincerarsi che fosse tutto a posto, ma un cenno di capo della sconosciuta tranquillizzò Maurizio, che proseguì verso casa.

Quell’incontro però continuava ad aleggiare nella sua testa, così la mattina presto, uscì per vedere se la signora fosse ancora lì nell’auto e magari scambiare due parole con lei.

Ebbene, arrivato sul posto, trovò solo il segno dell’auto lasciato dalla pioggia che era caduta durante la notte, segno che la misteriosa signora con la sua auto era rimasta lì fino a poco tempo prima.

Quell’affascinante donna, ben tenuta ma con i capelli bianchi diventò Sara Morozzi.

La cosa più stupefacente di questo personaggio è la sua capacità di entrarti dentro; eppure a ben guardare Sara non dovrebbe piacere a nessuno.

Non si veste per piacere a sé stessa o ad altri, mette vestiti comodi ma non sciatti; non si trucca né si tinge i capelli perché equivarrebbe a mentire e Sara odia le menzogne.

Aveva una bella famiglia, con un marito che la amava e un figlio piccolo, eppure lei, in barba al patriarcato ed alla società maschilista che abbiamo in Italia, si è allontanata perché si è innamorata di un altro uomo.

Se n’è andata di casa, ancora prima di sapere se fosse ricambiata perché non sopportava di vivere nella menzogna, in quelle false convivenze o matrimoni bianchi, solo perché non si riesce a trovare il coraggio di dire: basta, è finita.

Ecco questa è Sara, un personaggio tutt’altro che amabile.

Ma è proprio questa sua antipatia verso qualsiasi forma di falsità che la rende vera, unica.

Sì, perché non esiste un’anti-eroina come lei nella letteratura a tinte gialle.

Nel 2018 De Giovanni esordisce con ben due libri di Sara: Sara che aspetta, un racconto contenuto nella raccolta Sbirre, insieme a due inediti di De Cataldo e Carlotto.

È una piccola perla questo racconto, potente, perché da un riscontro immediato sulla figura di Sara, che passa nel giro di poche pagine da donna stanca di vivere, con le lacrime che non riesce a piangere per la morte improvvisa del figlio e prima ancora per la perdita dell’amore della sua vita, ex Capo e compagno Massimiliano, a professionista dei servizi segreti che riesce a carpire da espressioni e parole non dette una verità devastante che provvederà a sistemare, tutto da sola.

Nell’aprile dello stesso anno esce Sara al tramonto edito, come tutta la serie di Sara, da Rizzoli.

L’ex collega Teresa, detta Bionda, chiede l’aiuto di Sara per seguire un’indagine per omicidio già chiusa, ma per la quale ha un dubbio ed è preoccupata per la salute di una bambina. Sara dovrà dare uno sguardo d’insieme a questo caso, nell’ombra, leggendo tra le pieghe del viso e negli sguardi quelle parole non dette, come solo lei sa fare.

Adesso che di tempo ne ha fin troppo, dopo la morte del suo adorato Massimiliano, per cui ha lasciato la sua famiglia:

Amore, stai tranquillo”. Ancora qualche minuto e la fiala faranno effetto. Distraiti, pensa a quella volta che piazzammo una cimice e c’era un topo. Noi ascoltavamo e arrivavano squittii e fruscii…Presto dormirai, amore mio

Adesso che avrebbe tempo per provare a recuperare il rapporto con suo figlio, lui non c’è più.

In compenso però incontra Viola, compagna del figlio in attesa di un bimbo da lui.

È un’indagine per nulla ordinaria che ci introduce a questi nuovi personaggi, in particolare ci presenta una Sara malinconica, che non vuole dormire per non ricordare il suo Massi che non c’è più e che fatica ad accettare una quotidianità per lei così scialba.

Perché

Sara al tramonto era diversa. Sara al tramonto aveva nel cuore una porta aperta in cima a una scala a chiocciola, e quella porta era la sua debolezza.

Le parole di Sara viene pubblicato nel 2019.

In questo libro dove De Giovanni mescola descrizioni poetiche con un mistero duro ma senza la violenza che spesso s’incontra nei thriller, Sara è alle prese con un caso che coinvolge Teresa direttamente, ma che si collega sempre al passato, riportando scorci d’immagini di chi non c’è più, per diversi motivi.

È un libro rivelatore dove incontriamo una Teresa più umana, con delle fragilità che difficilmente si sarebbero intuite dal libro precedente; nel contempo anche Sara è diversa, più decisa e concentrata, insomma “sul pezzo”.

Amiche? Forse una volta immaginavamo di esserlo. Quelle come noi, hai ragione tu, non provano sentimenti normali. Comunque sì, puoi fidarti

Prende forma anche la squadra che aiuta Sara nelle indagini, ovvero Viola, compagna del figlio e mamma del nipotino Massimiliano e Davide Pardo, un poliziotto molto scettico nei confronti di Sara, almeno all’inizio.

Sara non parla spesso e quando lo fa, è come una saetta, un fulmine a ciel sereno. Per questo motivo Le parole di Sara sono da ascoltare.

Una trama che ci racconta le mille sfumature che l’amore può avere e cosa, il sentimento più potente, riesce a smuovere.

Nel 2020 ecco Una lettera per Sara, che prende spunto, come affermato dell’autore, dalla storia di una giovane vittima di Mafia, Graziella Campagna, uccisa nel 1985 a soli diciassette anni per essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Questa volta il protagonista è Davide Pardo, cui si rivolge Fusco, ex collega e vicecommissario in pensione, fratello di Ada, la vittima, a cui chiede un favore. Entra in gioco Sara, con tutta la sua “invisibilità” e Viola, per aiutarlo a risolvere un giallo che coinvolge tutti i protagonisti, a diversi livelli e per diversi motivi.

Escono prepotentemente dal romanzo una ridda di emozioni, come la rabbia e l’impotenza per chi se n’è andato via, il dolore cui non c’è rimedio ed il desiderio di amare, contro qualsiasi difficoltà.

Gli occhi di Sara, un giallo intenso, Gli occhi di Sara.

Per diversi motivi questo romanzo ti muove un mondo dentro, ti strizza il cuore.

Forse per via di Massi, un bimbo innocente, colpito da una malattia misteriosa, quasi una condanna per gli errori commessi dalla nonna Sara in passato, o forse no.

Un libro dove si intreccia il passato, la fine del regime di Ceausescu con tutti i suoi orrori, che sembra lontano per tutto ciò che ha comportato, ma che si è svolto nel 1989. Una ferita quindi molto recente, e il presente, con quella sensazione d’impotenza e speranza che serpeggia nei reparti pediatrici di oncologia.

Una sorta di Sara con gli occhi magnetici, quelli che sono perennemente rivolti verso il basso, ma che quando ti fissano, t’ipnotizzano.

Una Sara determinata e allo stesso tempo disperata, che farebbe qualsiasi cosa per aiutare il nipotino, la cui vita resta nelle mani del destino oppure di un Dio in terra, a seconda della prospettiva da cui lo si guarda.

De Giovanni ci porta in un romanzo intenso, poetico, quasi fosse il culmine della vita di Sara e, a ben guardare, lo è.

Come per gli altri libri di De Giovanni con protagonista Sara, l’indagine di Un volo per Sara parte con una visita dal passato dell’unità investigativa, di cui faceva parte con la ex-collega, quasi una sorella, Teresa Pandolfi, detta ‘Bionda’ e Angelo Catapano, ipovedente con un udito super potente.

Proprio da quest’ultimo e da un suo ascolto del telegiornale inizia l’indagine, con l’aiuto di Viola, ‘nuora’ di Sara e Davide Pardo, poliziotto di professione, innamorato di Viola, con una voglia matta di fare da papà al piccolo Massi (Massimiliano) nipotino di Sara.

A fare da controparte troviamo il Gotha dell’alta finanza italiana, quella corrotta, piena di soldi, che tira le fila dietro le quinte, che decide di fare cadere un aereo privato con otto passeggeri a bordo per eliminare solo una persona scomoda.

È ascoltando la voce di un passeggero, una donna, nome in codice Biancaneve, che Angelo riconosce qualcuno su cui aveva indagato quando era in servizio ai tempi di ‘Mani pulite’.

Iniziano quindi a scavare, fare domande e capiscono che l’obiettivo da eliminare era proprio lei: ma perché?

Tangentopoli è ormai lontana, quindi che motivo c’è di uccidere tutte quelle persone per eliminare lei?

Nel frattempo torna in gioco anche ‘Bombardiere’, in passato capo di Biancaneve che, non solo non è mai scomparso, anzi, al contrario si è arricchito e ha proliferato, sempre stando ben attento a non uscire dal limbo, quella zona d’ombra che ha creato per sé e per quei cosiddetti ‘finanzieri’ con cui collabora.

Quella che era iniziata come una indagine normale, si rivelerà ben presto insidiosa e pericolosa e, mentre De Giovanni ci accompagna verso la fine, alla soluzione del caso, lascia tutti i protagonisti ‘sospesi’.

Cosa succederà a Sara? Sarà disposta ad approfondire il suo strano legame con il dottor Popov? E Teresa? Le ultime righe del libro riguardano proprio lei: come finirà la sua corsa mattutina? E Viola? Aprirà il suo cuore a Davide?

Resta così, tutto sospeso, con un punto interrogativo, come solo un abile burattinaio riesce a far fare alle sue marionette. De Giovanni ci lascia con tutti i nostri dubbi.

In Sorelle. Una storia di Sara c’è davvero tanta spiegazione del vissuto di Sara e Teresa, del loro passato, a tal punto che a volte quasi sovrasta la storia del rapimento di Bionda ed il pericolo che lei sta correndo.

Ci racconta, De Giovanni, di come si è cementato il loro rapporto, quando Sara ha lasciato marito e figlio perché innamorata del suo capo Massimiliano e di come Bionda l’ha accolta in casa sua, a braccia aperte:

Mi preoccupano le cazzate che pronunci. Stammi a sentire, Mora: questa non è una sistemazione provvisoria, ma definitiva. Noi due siamo diverse, io ti prenderei a calci almeno dieci volte al giorno, ma siamo anche qualcos’altro. Siamo due sorelle che si sono scelte

È proprio attraverso i loro dialoghi che esploriamo come sia diventato intenso, a volte anche difficile, il loro rapporto, ricco di affetto e sostegno reciproco; ad esempio quando Bionda si arrabbia con Mora:

vi vedete ogni giorno per dieci ore e lui ti scrive queste lettere chilometriche in cui ti dice cose che potrebbe invece dirti invitandoti a cena???!!! E te le spedisce, perdipiù. Te-le-spe-di-sce!!!

Teresa che ha un carattere più impulsivo, vorrebbe vedere più azione, vorrebbe vederli felici, insieme, è un vulcano in piena, eppure quando tocca a lei non si espone, resta guardinga, in particolare nei suoi rapporti con il fidanzato Marco.

Questa è la cifra stilistica di De Giovanni che è in grado di dipingere immagini nella mente dei lettori, contribuendo a rendere i personaggi ancora più reali, in particolare nei flashback.

Le protagoniste sono ben caratterizzate in modo realistico e complesso, con le loro virtù, fragilità e conflitti interiori.

L’ho più che immaginata Sara, l’ho vista, con gli occhi pieni di lacrime senza pianto, quando ha scoperto che “l’assicurazione” per Bionda era stata fornita da Massimiliano, mentre stringeva la sua cartellina, un pezzo di carta, che però si rifiuta di consegnare, tant’è che la sostituisce con una nuova.

C’è un micro cosmo di emozioni in questo libro dove l’autore sembra quasi abbia aperto gli argini e lasciato fuoriuscire una ridda di emozioni intense, facendoci riflettere sulle nostre relazioni più intime e su quanto, troppo spesso, diamo per scontato alcuni rapporti, salvo poi riscoprirli quando, a volte, è troppo tardi.