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Ombra

Max, Abdel, Sanda e Vittoria vorrebbero solo vivere come persone normali, loro che di normale hanno ben poco. Dopo essere evasi da un carcere francese mai avrebbero pensato di diventare detective per caso. E mentre l’aria pungente dell’autunno torinese fa cadere le foglie e ingrigire le facciate dei palazzi, Numero Uno, il misterioso fondatore dell’agenzia investigativa per cui lavorano, li convoca in una cascina abbandonata.

Nella periferia di Torino un prete è morto in strane circostanze. In quartiere don Mario Stejardt era amato da tutti, negli ultimi tempi però appariva molto giù di corda. Ora al suo posto c’è un nuovo parroco e durante le funzioni si respira un’aria gelida. Il caso è stato archiviato come un normale incidente stradale e gli imputati hanno subìto lievi condanne.

Ma le coincidenze sono difficili da digerire e anche questa volta, per vederci chiaro, Max, Abdel, Sanda e Vittoria dovranno scavare a fondo. E da una piccola parrocchia verranno catapultati nella realtà più oscura della Chiesa. Il prezzo da pagare sarà alto, soprattutto per Vittoria, l’affascinante e malinconica alsaziana che dovrà lottare con tutte le sue forze per proteggere se stessa e la figlia.

Il secondo capitolo della saga dei latitanti più ricercati di Francia si svolge a Torino, dove i quattro vivono sotto nuove identità. Questa volta devono indagare nell’ambiente ecclesiastico, fra elemosine che non vanno ai poveri e la morte di un sacerdote troppo onesto.

Un libro da leggere assolutamente? Difficile rispondere a questa domanda. Il vincitore del premio Scerbanenco 2022 ci aveva abituati a ben altro: ritmo, trama e colpi di scena. Tre ingredienti fondamentali per il genere che risultano, in questa pubblicazione, leggermente meno potenti di quanto ci si poteva aspettare.

Trattare di Chiesa e corruzione non è mai facile, ma in questo Pandiani è un maestro. Non è caduto nella trappola del moralista, ha lasciato che la narrazione scorresse da sola, senza giudizi di sorta, anche se, a ben guardare, il punto di vista dell’autore emerge -inevitabilmente- nella sceneggiatura dell’opera. Che si sia lasciato “tentare” dal politicamente corretto? Chi può dirlo. Certo è che la linea di demarcazione tra buoni e cattivi è ben tracciata e chi si salva sono sempre i primi.

Detto questo, la lettura è scorrevole (a parte i refusi, che fanno storcere il naso ai precisini della lettura, i quali mai si aspetterebbero di trovarne, soprattutto se a pubblicare il romanzo è una casa editrice come la Rizzoli) e i personaggi ben delineati. Chi volesse conoscerli a fondo farebbe bene a dare un’occhiata a Fuoco, il romanzo in cui prendono vita per la prima volta.

Apprezzati i dialoghi, semplici e schietti, come i protagonisti di questa storia; carina la trovata di far incrociare protagonisti di saghe diverse.

Ombra risulta un romanzo dalla difficile valutazione. Se da un lato si registra la bravura di Pandiani, dall’altro è come se lo si avvertisse stanco e svogliato. O forse è solo la rappresentazione della nostra società, stanca, svogliata e piena di malaffare.

Editore: Rizzoli
Pagine: 420
Anno pubblicazione: 2023

Classe 1956, Enrico Pandiani nasce a Torino e cura la parte infografica del quotidiano La Stampa. Arriva al grande pubblico nel 2009, quando esordisce come giallista con la fortunata serie “Les italiens”, pubblicata prima da Instar poi da Nero Rizzoli. Da questo momento la sua carriera è fitta di pubblicazioni, la più fortunata è Fuoco, vincitrice del premio Scerbanenco 2022

Ombra di Enrico Pandiani
Concludendo
Il dio denaro è il protagonista indiscusso di questo noir, che vuole scandagliare il marciume del mondo ecclesiastico. Enrico Pandiani ne affida il compito ai già conosciuti ex delinquenti evasi dal carcere. Come era facile immaginare, se in Fuoco l'autore aveva narrato solo una parte delle vicende che riguardavano i quattro protagonisti, in Ombra cerca di entrare nelle vite di ognuno di loro, rendendoli più umani e vicini al lettore. È così che si creano diversi livelli di lettura. Le storie nella storia. Il tutto si svolge in una Torino per nulla protagonista, diversamente da quanto ci si aspetterebbe. La città fa solo da sfondo, ma non diventa in alcun modo scenario insostituibile delle vicende. Questo rende lo stile di Pandiani diverso da quello dei suoi colleghi che, spesso, rendono le città parte integrante delle storie stesse. Ombra viaggia benissimo anche da solo, ma, per lasciarsi veramente catturare da esso, sarebbe bene leggere prima Fuoco.
Pro
Scrittura non banale.
Contro
Refusi.
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