Chiara Albertini: entriamo nel mondo di Fratello Cadfael

Chiara Albertini è la  graditissima ospite di oggi nel nostro spazio dedicato alle interviste.

Chiara Albertini, nata nel 1980, dopo aver conseguito la laurea in Lingue e letterature straniere a Bologna, ha all’attivo il saggio Il Medioevo in giallo nella narrativa di Ellis Peters (Il Ponte Vecchio – 2022) e il romanzo Nel cuore di una donna (Il Ponte Vecchio – 2019).

Il Medioevo in giallo nella narrativa di Ellis Peters, letto e recensito Qui da Alessia Chierico, si propone come un’approfondita indagine critica dei romanzi di questa prolifica scrittrice inglese.

L’autrice ha gentilmente risposto alle nostre domande:

Thriller Life: Nella Prefazione specifichi che il saggio è una rielaborazione della tua tesi di laurea.

Come e quando è nata la tua passione per Ellis Peters?

Chiara Albertini: Ho avuto la fortuna e il piacere di essere seguita nel percorso della tesi di laurea da una relatrice profondamente empatica, non saprei definirla in altro modo.

All’epoca, la sua prima domanda fu questa: cos’è che ti emoziona di più, ciò che porti nel cuore pensando al mondo della letteratura in generale?

Rimasi piacevolmente sorpresa.

Trovai in lei un approccio molto spontaneo, aperto, “liberatorio”.

Le risposi subito che amavo l’epoca del Medioevo e, nello specifico, gli ambiti, i contesti religiosi che fungono da scenari per uno o più delitti (le accennai l’esempio de Il nome della rosa di Umberto Eco).

A quel punto, mi chiese se avessi mai sentito parlare di Ellis Peters (pseudonimo di Edith Mary Pargeter), se avessi mai letto Le Cronache di Fratello Cadfael…

Fu così che mi si aprirono le porte di un mondo letterario meraviglioso, a me completamente sconosciuto, all’istante provai il forte desiderio di addentrarmi in quelle lontane atmosfere e suggestioni.

T.L.: La Peters è nata e vissuta nella contea inglese dello Shropshire, al confine con il Galles. Quanto è importante l’ambientazione nei suoi gialli? Hai avuto occasione di visitare quei luoghi?

C.A.: Fondamentale direi, non riesco a immaginare fra le pagine delle sue opere ambientazioni “scarne”.

Le descrizioni di luoghi, di ambienti, dei paesaggi circostanti, oltre a essere ben tratteggiate, dettagliate e piuttosto suggestive e coinvolgenti, sono strettamente funzionali alla narrazione.

Diventano automaticamente il riflesso, lo specchio dei pensieri, degli umori, delle azioni e dei gesti di ogni singolo personaggio.

Ѐ come se l’anima dei protagonisti tratteggiati dalla scrittrice entrasse a far parte di un processo di “osmosi” con la Natura e con i luoghi vissuti.

Questa funzionalità narrativa permette di destare e mantenere alti l’attenzione e il coinvolgimento del lettore.

In realtà, l’ambientazione della Peters non l’ho vissuta direttamente, in prima persona.

Ho comunque avuto modo, per gli studi intrapresi e per puro interesse personale, di visitare altri luoghi, altre città dell’Inghilterra. Una terra che sa entrarti nel cuore, nell’anima.

T.L.: Il contesto storico delle Chronicles è circoscritto ad un periodo specifico: dal 1137 al 1145. Quanto sono attinenti i fatti storici narrati e quanta parte è romanzata?

C.A.: Ritengo che la Peters abbia cercato e mantenuto un approccio quasi sempre fedele nei confronti della ricostruzione storica, dal punto di vista politico, sociale, economico e religioso del tempo.

T.L.: Hai analizzato tutti gli aspetti trattati dalla Peters in quello scorcio di Medioevo. Quale tematica ti ha affascinato maggiormente?

C.A.: Sicuramene la tematica del furto delle reliquie e della natura dei miracoli, come è stata affrontata, per esempio, nella prima Cronaca, A Morbid Taste for Bones.

T.L.: Chi ha letto la serie delle Cronache, si è fatto un’idea soggettiva di Fratello Cadfael. Il protagonista della serie televisiva si avvicina alla tua raffigurazione del personaggio?

C.A.: Personalmente, ho apprezzato molto il ruolo impersonato da Derek Jacobi, sia nella fisicità stessa dell’attore sia nell’espressività che ogni volta ha saputo donare, trasmettere. A mio avviso, è stato in grado di calarsi in modo magistrale, impeccabile nei panni di Fratello Cadfael.

T.L.: Dal tuo saggio si percepisce l’amore per questa scrittrice e per il suo stile. Quale aspetto di questa versatile giallista apprezzi maggiormente?

C.A.: Di lei posso dire che amo ogni sfaccettatura, soprattutto la cura nelle descrizioni e la rappresentazione dei dettagli e, non meno importante, la vena ironica di cui più volte si è resa portavoce.

T.L.: Nei suoi venti romanzi, la Peters ha affrontato molteplici argomenti e tematiche, presentando una serie di personaggi differenti.

C’è una vicenda, una tematica o un personaggio che avresti voluto che fosse maggiormente sviluppato o approfondito?

C.A.: Ho gradito in ugual misura ogni tematica affrontata, le singole vicende narrate, non me la sento di accusare la scrittrice di “aver peccato” in qualcosa, perché non ho riscontrato punti deboli o lacune, mancanze.

Ritengo che abbia saputo scandagliare in modo impeccabile l’eterogeneo universo da lei narrato. La Peters è (stata) una scrittrice “densa”, intensa, profonda, che ha saputo donarsi ai suoi lettori.

T.L.: Qual è stato l’aspetto più difficile da esaminare nei libri della Peters?

C.A.: In realtà, non si è trattato di aver riscontrato delle difficoltà nella comprensione di quanto da me letto e analizzato, tutto è avvenuto in modo naturale e appassionato, da parte mia con profondo coinvolgimento, complice anche la prosa stessa della Peters.

Mi verrebbe da dire più che altro di aver dovuto prestare maggiore attenzione, durante la stesura della tesi, all’analisi delle differenze e analogie fra i romanzi e la loro trasposizione cinematografica. 

T.L.: Infine ti chiedo, qual è la tua Cronaca preferita e per quale motivo?

C.A.: Vorrei poter non scegliere perché la lettura di ogni romanzo si è rivelata davvero una scoperta piacevole ed entusiasmante.

Per chi ha già letto, conosciuto e apprezzato le opere di Ellis Peters potrà concordare con me.

T.L.: Prima di salutarci, quale messaggio o augurio vorresti lasciare ai nostri lettori?

C.A.: Mi auguro che il mondo letterario di Ellis Peters in futuro possa continuare a essere conosciuto e amato da più lettori possibili.

Ritengo che il Medioevo rappresenti un’epoca indubbiamente complessa, contraddittoria e affascinante che vale la pena di essere analizzata, vissuta da vicino, e che sia “madre” di molti aspetti e di alcune visioni in fin dei conti non così lontani dal nostro mondo attuale.

Thriller Life ringrazia Chiara Albertini per la cortesia e per la sua disponibilità.

A cura di: Alessia Chierico e Rosaria Sorgato

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