Come si uccide un gentiluomo
Domande a cura di: Simona Marti
Spazio a cura di: Sharon Lattanzi

Autore: Tullio Avoledo, classe ‘57, nasce a Valvasone. Dopo essersi laureato in Giurisprudenza ha iniziato a lavorare presso una banca a Pordenone. Il suo romanzo d’esordio è “L’elenco telefonico di Atlantide” (Sironi) vincitore del premio “Forte Village Montblanc – scrittore emergente dell’anno”.
ThrillerLife: ciao Tullio, grazie per aver accettato questa intervista! Iniziamo con una domanda diretta: “Come si uccide un gentiluomo” pone al centro dell’attenzione la salvaguardia del Tagliamento (oggetto di accesi dibattiti anche in tempi recenti). Come mai hai scelto di portare, all’attenzione del grande pubblico, proprio questa vicenda?
Tullio Avoledo: grazie per la domanda. Il Tagliamento è l’ultimo fiume libero d’Europa. Anche se dovrei dire che è in regime di semilibertà, dato che nella parte alta del corso le sue acque sono da anni catturate e deviate per scopi che vanno dalla produzione di energia elettrica all’innevamento artificiale delle piste da sci. La realtà è che molti fiumi della mia regione, il Friuli, sono stati schiavizzati e messi a profitto, con effetti a volte paradossali, come quando i sindaci di qualche paese di montagna devono chiedere a una società di gestione idroelettrica di lasciare loro un po’ d’acqua per i bisogni essenziali della popolazione.
Ora si vorrebbe sbarrarlo, controllarlo, contenerlo. E questo contro il parere di autorevoli scienziati, non solo italiani. Leggete cos’ha scritto Mario Tozzi, sul nostro fiume. Il Tagliamento, con il suo alveo libero, è servito da modello per la rigenerazione del fiume Isar a Monaco di Baviera, che da canale fognario, compresso fra brutti argini di cemento, nel 2000 è stato rinaturalizzato e ora è un polmone verde per l’intera città, è tornato balneabile e ospita di nuovo una fauna ittica. Il parco che sorge sulle sue rive è meraviglioso, fa respirare l’anima. Su quell’esempio verranno rinaturalizzati altri grandi fiumi tedeschi.
La diga del Vajont è un esempio e un monito dei disastri che il Capitale scatenato (e un’idea distorta di “progresso”) possono produrre. Nei progetti di qualcuno l’ambiente è una cosa del tutto trascurabile, l’importante è far muovere l’economia. Qualcuno vorrebbe trasformare la nostra terra in una piattaforma logistica al servizio del commercio internazionale. Io credo che siamo nati per qualcosa di più grande e più bello del profitto. Un fiume come il Tagliamento dovrebbe insegnarci come l’acqua, l’aria pulita e la libertà valgano più di un’economia che fa di tutti noi degli schiavi insoddisfatti. Il consumo dell’ambiente è anche consumo della nostra umanità.
Mi è sembrato un tema importante da portare all’attenzione dei lettori, non solo della mia regione. Vorrei che attraverso le pagine del mio romanzo tutti provassero un po’ della meraviglia che provano i suoi protagonisti, due milanesi DOC messi a confronto con la natura della mia terra e con la ruvidezza e la solidarietà di una comunità immaginaria ma non troppo, perché riassume in forma romanzesca realtà concrete, vere.
ThrillerLife: in alcuni punti del libro Vittorio e Gloria sembrano agli antipodi, mentre, in altri sono complementari. Il loro rapporto sembra alimentarsi di un “affetto ghiacciato”. Vedremo delle evoluzioni in questo rapporto?
Tullio Avoledo: sicuramente. Tra loro, in questa prima avventura, c’è una relazione simile a quella che ci può essere tra fratello e sorella, ma venata anche da un’innegabile attrazione fisica. Gloria è spesso quasi protettiva nei confronti di Vittorio, che dei due è la persona meno “sul pezzo”: più svagato, tendente a divagare, con un passato pesante e inconfessato alle spalle.
Gloria è la vera anima dello studio ma se ha deciso di fare società con un tipo come Vittorio deve avere evidentemente anche dei motivi extraprofessionali. Ho voluto piazzare lo studio di uno psicologo accanto al loro proprio perché penso che il loro rapporto vada approfondito e analizzato da un esperto. Sarebbero una bella coppia, sesso a parte. Ma sia lui che lei hanno una mentalità aperta per cui, in realtà, nulla è impossibile…
ThrillerLife: sappiamo molto del passato di Vittorio ma quasi nulla di Gloria. La scelta di focalizzarsi su un solo personaggio è legata alla crescita in ottica seriale oppure c’è una gerarchia ben precisa nel tuo progetto complessivo?
Tullio Avoledo: nel romanzo che sto scrivendo ora, il secondo dedicato allo studio legale Almariva Fuentes e Contrada, Gloria assume un ruolo da coprotagonista. In futuro non è escluso che emerga maggiormente il terzo elemento della squadra, Andrea “Ciuffo” Benati. Trovo essenziale che in un romanzo noir ci sia un protagonista, e non più di uno. Io almeno la vedo così. Uno alla volta, non spingete, c’è posto per tutti, sulla pagina. Non parlate tutti col conducente, cioè il lettore. Avrete tutti modo di raccontare la vostra storia. Come siete arrivati sin qui. Chi siete. Dove andrete, chiusa l’ultima pagina del libro…
ThrillerLife: hai all’attivo già una serie di stampo investigativo, più classica. A cosa è dovuto l’allontanamento da un poliziesco, o da un giallo, per entrare nell’inesplorato mondo del diritto ambientale?
Tullio Avoledo: il primo motivo, di carattere personale, è che mia figlia ventiduenne ha scelto quel ramo di specializzazione per i suoi studi universitari. Law and Sustainable Development, un corso tutto in inglese. So che tutto, al momento, sembra mettere in discussione la sostenibilità della sua scelta ma penso che l’umanità, prima o poi, dovrà rendersi conto che il rispetto per l’ambiente e la ridistribuzione della ricchezza non sono delle mere opzioni ma una necessità.
Stiamo sprecando nel giro di pochi decenni quello che a una specie consapevole e razionale dovrebbe bastare per millenni e potremmo farlo senza lasciare nessuno indietro come invece facciamo noi oggi, con l’1% di persone, quelli che chiamiamo oligarchi, che detengono la metà della ricchezza mondiale. Ma ce ne rendiamo conto? Abbiamo idea di cosa vuol dire? L’1% della popolazione detiene più del doppio della ricchezza posseduta da 7 miliardi di persone e l’accettiamo come se fosse una cosa normale? La vera distopia, di questi tempi in cui tutti si riempiono la bocca di quella parola, è la nostra passiva accettazione di questo stato delle cose.
Il secondo motivo è che dopo il Tagliamento, che mi sta personalmente a cuore, ci sono altri abissi del presente su cui indagare e su cui focalizzare un thriller. Un solo libro, purtroppo, non basta. Ho la fortuna di poter contare fra le mie conoscenze un paio di giornalisti investigativi che di tanto in tanto mi parlano di cose incredibili, di crimini contro l’ambiente che hanno dimensioni gigantesche eppure rimangono invisibili, nascosti. I miei prossimi romanzi saranno fari puntati su zone oscure dei nostri tempi. Eco-thriller che surferanno sull’onda del presente. In presa diretta sul presente. Avrete delle autentiche sorprese. Stay tuned.
ThrillerLife: hai tre libri del cuore?
Tullio Avoledo: solo tre? Okay. Va bene. “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman, “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad e l’antologia che raccoglie le poesie del mio amico Pierluigi Cappello, passato dall’altra parte del velo nel 2017 ma ancora e sempre più vivo nei suoi versi.
ThrillerLife: prima di salutarci, vuoi lasciare un messaggio ai lettori di ThrillerLife?
Tullio Avoledo: la vita è una danza di cui non sappiamo in anticipo i passi. Ma li impareremo danzando.
La redazione di Thriller Life ringrazia Tullio Avoledo per la disponibilità.





