L’educatore: intervista ad Antonio Lanzetta
DOMANDE DI: Alessandra Boschini
SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Antonio Lanzetta con il suo nuovo libro “L’educatore” (Newton Compton Editori, 2025) letto e recensito dalla nostra Alessandra qui.
Antonio Lanzetta vive a Salerno. Ha iniziato a scrivere romanzi fantasy/young adult, poi ha virato verso il thriller, prima con il racconto breve “Nella pioggia”, finalista al premio Gran Giallo di Cattolica e poi con “Il buio dentro”, tradotto in Francia, Canada e Belgio ed eletto dal «Sunday Times» uno dei cinque migliori thriller stranieri dell’anno. È stato finalista a importanti premi come il Prix Découverte de l’Iris Noir e il Masterton Prix e vincitore del Grand Prix Noir Charbon. La Newton Compton ha pubblicato “L’uomo senza sonno” (2021), “Delitto in riva al mare” (2023), “Luna rosso sangue” (2024) e “L’Educatore” (2025).
THRILLER LIFE: Grazie per la disponibilità e la tua gentilezza.
In molti dei tuoi romanzi ricorre il tema dell’infanzia violata, dell’abuso sui minori, della mancanza di protezione e di controllo nei confronti dei più indifesi. Anche ne “L’educatore” emerge una situazione davvero agghiacciante, bambini che hanno subito terribili esperimenti di condizionamento psicologico, addirittura la manipolazione delle loro menti perseguendo uno scopo tutt’altro che benefico…
Da cosa nasce questa tua esigenza di proporre temi così forti ma allo stesso tempo da trattare con delicatezza?
ANTONIO LANZETTA: Credo che scrivere significhi assumersi la responsabilità di guardare in faccia le ombre, anche quando fanno paura. L’infanzia violata è una ferita che appartiene non solo ai singoli, ma a tutta la società. Nei miei romanzi non cerco mai lo scandalo, ma piuttosto la compassione: raccontare il dolore con delicatezza, senza indulgere, perché dietro le cronache e i numeri ci sono volti e silenzi che meritano ascolto. È un modo per dire che non possiamo fingere di non vedere.
TL: La figura del vicequestore Fabio de Santis è potente ma fragile, è un uomo devastato dal peso del rimorso e dal dolore che sente come “un vuoto assordante che mi schiaccia”. Solo nell’epilogo scopriamo il nome del figlio, che viene continuamente menzionato ma rimane una presenza eterea “Ho smesso di pronunciare il suo nome da quella notte”. Cosa comporta la costruzione di un personaggio così incisivo e allo stesso tempo così doloroso?
ANTONIO LANZETTA: Per me i personaggi non devono essere invincibili, ma veri. Fausto De Santis nasce da questa convinzione: la sua fragilità non lo rende meno credibile come uomo di legge, anzi lo rende più vicino a noi. Ho voluto raccontare la solitudine di chi porta sulle spalle colpe e vuoti che non si colmano. La scrittura, in questo senso, diventa un atto di empatia: mi costringe a camminare nei suoi passi, a sentire il peso che lui sente.
TL: Il giudice, la psichiatra infantile, l’istituto “Pentecoste”… lo studio comportamentale di bambini nati da madri tossicodipendenti e l’ipnosi. Deficit comportamentali, ansia latente e infine il progetto finanziato da una casa farmaceutica. Come nasce un tuo romanzo? Quali sono gli spunti, le idee oppure i fatti che danno vita a una storia?
ANTONIO LANZETTA: Ogni romanzo nasce da un seme minuscolo: una notizia letta di sfuggita, una sensazione, un ricordo. Poi inizia il lavoro di stratificazione: mi documento, studio, cerco di capire. Ma la scintilla è sempre qualcosa di umano, un dettaglio che mi colpisce e non mi lascia più. In questo senso, la trama è un pretesto: quello che cerco davvero è dare voce a una domanda, a un’inquietudine che porto dentro.
TL: La sequenza numerica e la simbologia del Lambda… Quanta importanza dai alla numerologia e al simbolismo? Sono figure che aiutano a creare storie in cui il mistero è fondamentale?
ANTONIO LANZETTA: Il simbolismo è uno strumento narrativo che mi affascina. Non lo uso come un codice esoterico, ma come un linguaggio che apre spazi al mistero. I simboli hanno il potere di dire più di quello che appare, di suggerire significati sotterranei. Non devono spiegare tutto, ma evocare. Credo che in un thriller il mistero non stia solo nei fatti, ma anche nelle suggestioni che restano sospese.
TL: Salerno e il mare, la città e la sua periferia, i sobborghi e le spiagge… Atmosfere che impregnano i tuoi romanzi e che sono sempre presenti, in ogni stagione e in tutte le versioni. Quanta importanza dai all’ambientazione nei tuoi romanzi?
ANTONIO LANZETTA: Per me l’ambientazione non è uno sfondo, ma un personaggio a tutti gli effetti. Salerno, il mare, le periferie sono parte della mia identità e inevitabilmente entrano nelle storie. Non potrei scrivere senza quei paesaggi: hanno un odore, un ritmo, una luce che si riflette nell’anima dei protagonisti. Ogni strada, ogni spiaggia che descrivo porta con sé un pezzo di memoria, mia o di chi mi ha preceduto.
TL: C’e chi ti sta paragonando a Stephen King per il tuo modo di scrivere noir, per il tuo scandagliare le profondità dell’animo umano. Come ti fa sentire?
ANTONIO LANZETTA: Con grande sincerità: mi fa sentire piccolo e insignificante. King è un maestro assoluto, ha costruito un immaginario intero. Il paragone è lusinghiero, certo, ma il suo livello è inarrivabile. Per quanto mi riguarda, vorrei restare fedele alla mia voce e continuare a raccontare storie che abbiano un senso per me e, spero, anche per i lettori. Se poi qualcuno ci rivede un’eco, vuol dire che le mie parole hanno toccato qualcosa di universale. Da lettore e fan di Stephen King non può che farmi piacere.
TL: Prima di salutarti e ringraziarti c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di Thriller Life?
ANTONIO LANZETTA: Forse più che un consiglio, un augurio: di non smettere mai di cercare storie che emozionino. La lettura è un atto di resistenza in un mondo che corre e consuma tutto troppo in fretta. Un libro chiede tempo, silenzio, disponibilità a lasciarsi toccare. Spero che i lettori continuino a regalarsi questo spazio, perché è lì che la letteratura, quella vera, continua a respirare.
La redazione di Thriller Life ringrazia Antonio Lanzetta per la collaborazione.




