Intervista a Tommaso Pagano
DOMANDE DI: Alessandra Boschini
SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Tommaso Pagano con il suo nuovo libro “Ovunque giaguari” (Mondadori, 2025) letto e recensito dalla nostra Alessandra.
Tommaso Pagano è nato a Genova, ma da tredici anni si ritrova a Siracusa a fare il sostituto procuratore. Ha scritto per l’editore Solferino “Il bambino che disegnava le anime”. La cosa più bella che ha fatto in vita sua si chiama Giacomo.
THRILLER LIFE: Tommaso Coco è un ragazzino timido e riservato che sente il bisogno di indagare: “io non me la ricordo la mamma. Avevo solo tre anni” in questa frase è racchiusa tutto il senso della sua missione, convinto che la verità salvi suo padre. Quanto è importante il ricordo?
TOMMASO PAGANO: Il ricordo è importante e allo stesso tempo tremendamente pericoloso. Tommaso Coco (Tommaso il Giovane) inizia la sua missione senza un ricordo “vero” di sua madre, che è morta quando era troppo piccolo per conservarne memoria. Lui investiga per migliorare il presente e salvare il futuro, suo e di suo padre. Anzi, in qualche modo ricordare gli fa paura, teme la sofferenza che il passato può portare con sé.
Eppure, trova lo stesso il coraggio di voltarsi verso quel dolore, farlo entrare dentro di sé. Il “mescolamento” delle ossa di sua mamma al cimitero, che costituisce il punto finale del conto alla rovescia che dà il ritmo a tutta la storia, è in qualche modo anche il mescolamento del ricordo che Tommaso, alla fine, lascia entrare dentro di sé.
TL: Tommaso Musumeci invece vive di ricordi, la vecchiaia che non accetta e la paura di riascoltare la voce della figlia sul vecchio cellulare lasciato dentro un cassetto da quel maledetto giorno. I suoi modi sfrontati di chi non ha nulla da perdere e il sincero affetto per il nipote lo rendono un personaggio indimenticabile. Come nasce il suo personaggio?
TOMMASO PAGANO: Tommaso Musumeci (Tommaso il Vecchio) è il personaggio cui sono più affezionato del romanzo, forse perché in lui ritrovo caratteristiche di alcune persone care (di una, in particolare) che tanto sono state importanti nella mia vita e che mi hanno spinto ad affrontare le mie personalissime missioni, anche con qualche poderoso calcio in culo.
Mi piace di lui il modo che ha di affrontare l’esistenza e di volere bene al nipote, privo di qualsiasi retorica e infingimento, la sfacciata richiesta di amore che contengono le sue ripetute finte morti, la sua nostalgica volgarità da pornomane, così sincera che forse solo un vecchio plurinfartuato come lui, che in fin dei conti non ha più nulla da perdere, può permettersi.
TL: Il tuo lavoro di sostituto procuratore darà sicuramente parecchi spunti per raccontare e scrivere storie. Le indagini che riguardano riciclaggio di denaro, il traffico di stupefacenti, le cooperative come coperture per lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, il caporalato, le mazzette e gli alti vertici collusi e conniventi. Una realtà che mette i brividi…
TOMMASO PAGANO: Sì, credo che il mio lavoro costituisca un punto di osservazione importante per le mie storie. Però la considero una prospettiva allo stesso tempo privilegiata e limitante. Mi spiego meglio: i fascicoli e le persone che ogni giorno mi passano davanti sono certamente una raccolta inesauribile di storie interessanti, uno spunto continuo per interrogarsi su quanto complessa e a volte terrificante possa essere la realtà che ci circonda.
L’approccio del pubblico ministero alle storie con cui gli tocca fare i conti, però, è un approccio filtrato dalla logica e dalla razionalità, che impone di non lasciarsi coinvolgere emotivamente dalle vicende umane che gli scorrono davanti. La scrittura, per me, è anche un modo di recuperare quel lato umano che troppo spesso nel lavoro mi sento costretto a soffocare, un luogo dove ci sia finalmente spazio per uno sguardo più ravvicinato all’umanità e dove possa trovare ospitalità anche la compassione.
TL: Il padre di Tommaso, una figura marginale ma che poi si rivelerà in un finale sorprendente, un uomo incapace di esprimere i propri sentimenti, di parlare e raccontargli della madre per mantenerne vivo il ricordo. Chiuso in un mondo fatto di silenzi, l’unico contatto è la lettura sulla vita di Juri Chechi che tutte le sere snocciola a Tommaso prima di dormire, un rituale che non abbandona nonostante ormai sia un adolescente e che Tommaso non riesce a spezzare. Il compito di un padre è quello di proteggere e accudire, ma lui è troppo preso dal suo di dolore per accorgersi di quello degli altri…
TOMMASO PAGANO: Comunicare, comunicare qualcosa di “vero”, un affetto, un amore, un disagio, è tremendamente difficile. Con un preadolescente poi, quasi impossibile. Il padre di Tommaso non ne è capace, e ne soffre, e questo aspetto, nonostante tutto, me lo rende in qualche modo vicino.
TL: La metafora usata per descrivere gli adolescenti all’uscita di scuola è molto efficace, vengono descritti come “mammiferi in via di sviluppo, che si salutano, si guardano, si ignorano, guidati soltanto dal primordiale istinto di salvare la pelle e preservare la specie”. E così ci sono le iene brufolose, il leone pluriripetente e il gruppo di suricati “che per non soccombere devono rimanere all’erta”. Esilarante, ma allo stesso tempo molto triste, perché il fenomeno del bullismo sembra sempre “di moda”, nemmeno Tommaso ne è esente.
TOMMASO PAGANO: Mi piace usare il mondo animale per descrivere le persone: è come se lì dentro ci fossero condensate le nostre stesse caratteristiche, ma a un livello più profondo, più puro, e quindi di più immediata comprensione. E sì, come temo in tutte le scuole, anche in quella di Tommaso il Giovane c’è un coccodrillo palestrato che bullizza i timidi suricati. Nel libro il tema è solo accennato, è un argomento complesso che non mi sento in grado di trattare. Era solo un altro modo per parlare della solitudine di Tommaso, che, come tutte le solitudini, a volte si sente più forte quando sei in mezzo alla gente.
TL: La figura del vice questore Vito Prestia, uomo sensibile, che sente sulle spalle, come un fantasma, la morte di Anna, se ne sente responsabile. “Sanguino, sanguino perché devo capire. È il mio fantasma”. Per un uomo onesto, che crede nel proprio lavoro e lo porta avanti come una missione, quanto male può fare la realtà di una istituzione corrotta?
TOMMASO PAGANO: Purtroppo nei primi anni di lavoro mi è capitato di confrontarmi con un‘esperienza tutto sommato affine a quella di Prestia. Una decina di anni fa, il “sistema Siracusa” in cui sono stati accusati (e poi condannati), anche per corruzione, magistrati e avvocati del Tribunale dove presto servizio, ha occupato per un po’ le pagine dei principali quotidiani. È una realtà che smantella ogni visura idealizzata dell’istituzione e che certamente porta con sé un‘enorme quantità di domande colme di disincanto. Nei giorni buoni, provo a rispondere dicendo che non esistono istituzioni corrotte od oneste, ma solo le persone che le compongono e che ognuna di loro può scegliere in ogni momento da che parte stare.
TL: Infine Moana, la gatta arancione di Tommaso senior, un personaggio incredibile “avanza dondolando, con la coda all’insù che ondeggia come un palmizio” che non gli appartiene, si frequentano senza nessun obbligo reciproco. Una figura che risulta essere una sorta di guardaspalle nei confronti del vecchio, perché proprio un gatto?
TOMMASO PAGANO: Una gatta, correggerebbe subito Tommaso il Vecchio. Beh, perché c’era bisogno in qualche modo di uno spirito guida molto più intelligente dei due Tommasi, molto più sensibile, che in qualche modo li conducesse lungo la loro missione, dall’alto della sua superiorità. E quindi un gatto. E quindi una femmina.
TL: Quali sono i tuoi tre libri che ti hanno ispirato maggiormente?
TOMMASO PAGANO: Credo che Ovunque Giaguari sia in qualche modo debitore soprattutto a tre libri, tutti incredibilmente più belli del mio e che cito solo come fonte di ispirazione, non certo come paragone: Ogni Cosa è illuminata e Troppo Forte incredibilmente Vicino di Jonathan Safran Foer e Elena lo sa, di Claudia Pineiro. Non vi dico perché e in cosa mi abbiano consciamente o inconsciamente ispirato, così chi non li avesse ancora letti potrà avere ancora il piacere di scoprirlo senza anticipazioni.
TL: Prima di salutarci e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vuoi dare ai lettori di Thriller Life?
TOMMASO PAGANO: Se c’è una cosa che non mi sono mai sentito in grado di dare a nessuno, sono i consigli.
La redazione di Thriller Life ringrazia Tommaso Pagano per la collaborazione.





