Killer Potential
SPAZIO CURATO DA: Laura Crottini
TRADUZIONE A CURA DI: Laura Crottini

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Hanna Deitch con il suo nuovo libro “Killer Potential” (Marsilio, 2025) letto e recensito dalla nostra Giorgia (QUI la sua recensione).
Hanna Deitch ha lavorato come insegnate prima di scoprire il suo talento per la scrittura; “Killer Potential è stato portato in Italia nel 2025 ed è in corso di traduzione in venti paesi.
Thriller Life: La narrazione mostra come i media possano influenzare e deformare la realtà. Che ruolo pensa abbiano oggi i media nella costruzione dell’opinione pubblica?
HANNA DEITCH: Penso che i media plasmino in modo assoluto l’opinione pubblica: credo che i nostri pregiudizi e preconcetti interni siano in un circolo vizioso con i media; Proviamo ciò che proviamo nei confronti delle donne, dei criminali, della classe operaia a causa dei nostri sistemi di credenze intrinseci, oppure abbiamo questi sistemi di credenze a causa dei media e del modo in cui le donne, i criminali e la classe operaia vengono rappresentati dai media?
I media svolgono un ruolo così sproporzionato nelle nostre vite che spesso è impossibile per le persone capire come e perché provano certe cose nei confronti di certe persone o idee. Stiamo ereditando interi sistemi di credenze senza nemmeno capire cosa ha plasmato i nostri valori o perché.
TL: Il libro intreccia una trama di suspense con riflessioni sociali profonde. È stata una sfida bilanciare questi due aspetti?
HANNA DEITCH: Sorprendentemente no, e credo che ciò sia dovuto al fatto che sia la trama che le riflessioni sociali derivano dalla stessa origine: dalle caratterizzazioni di Evie e Jae.
Tutto ciò che accade nel romanzo accade grazie ai loro personaggi, che si tratti della loro educazione, delle loro situazioni attuali, dei loro sentimenti verso se stessi, il mondo o gli altri. La trama e il tema sono tutti nati organicamente dai personaggi.
TL: Il riferimento a Charles Manson è molto forte nel romanzo. Cosa l’ha spinta a inserire questa figura come simbolo mediatico all’interno della storia?
HANNA DEITCH: Penso che abbia funzionato come una semplice scorciatoia: Charles Manson rappresenta il tumulto degli anni ’60, e Los Angeles è stata il fulcro di gran parte dei disordini sociali di quel periodo.
Gli eventi del mio romanzo sono una sorta di eco di quel periodo, e anche Los Angeles ne è una parte importante: c’è un malcontento sociale ed economico, e quando un crimine avviene al centro di tutto questo, naturalmente diventa questo parafulmine, questo simbolo carico di significato che assorbirà tutta la furia e il simbolismo del periodo, proprio come accadde con i crimini di Charles Manson.
TL: Evie Gordon è una protagonista molto complessa, divisa tra ambizione e difficoltà. Come ha costruito il suo carattere e quali aspetti della sua personalità voleva mettere in risalto?
HANNA DEITCH: Ho costruito il suo personaggio seguendo un arco narrativo, questa era la cosa più importante per me: Evie è una persona completamente diversa alla fine del romanzo rispetto all’inizio. Quando la incontriamo per la prima volta, Evie è una persona che pensa di sapere tutto. Ha una voce molto ironica e sicura, e si considera una persona stanca del mondo, esperta e indurita. Ma è ancora molto ignara del mondo, di se stessa e del suo ruolo al suo interno. Bisogna essere sputati sulla strada, senza risorse, solo questa sconosciuta, per imparare come funziona davvero il mondo e come ci si inserisce.
La redazione ringrazia Hanna Deitch per la collaborazione.





