“Matrimonio con delitto”: un’indagine a quattro mani
Intervista a Marzia Elisabetta Polacco
TITOLO: “Matrimonio con delitto” di Alessandra Carnivali e Marzia Elisabetta Polacco – intervista a Marzia Elisabetta Polacco
DOMANDE DI: Ilenia Ruzza
SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Marzia Elisabetta Polacco, con il suo libro “Matrimonio con delitto” (Newton Compton, 2026) letto e recensito dalla nostra Ilenia Ruzza.
Nata a Bari e cresciuta a Roma, si è diplomata ballerina professionista alla John Cranko Schule di Stoccarda. Laureata in Lingue, da diversi anni lavora nell’ambito delle rievocazioni storiche su tutto il territorio italiano. Nel 2018, in seguito alla vittoria del concorso “ilmioesordio”, ha pubblicato il romanzo “Delitto nel campo di girasoli” con la casa editrice Newton Compton. Vive a Orvieto con il marito e quattro gatti. Con Alessandra Carnevali ha scritto “Caffè con delitto” e “Matrimonio con delitto”.
THRILLER LIFE: Come è nata la vostra collaborazione artistica e come si è formato il vostro duo di scrittura? Qual è il segreto per scrivere a quattro mani un romanzo mantenendo una voce così fresca, fluida e coerente?
Marzia Elisabetta Polacco: È nata per caso. Alessandra e io ci conoscevamo già, scambiavamo quattro chiacchiere quando ci incontravamo a Orvieto, ma niente di più. Poi un giorno, sapendo che sono una lettrice onnivora, mi ha proposto di scrivere un romanzo rosa: mi ha sempre interessato la struttura dei romanzi in genere e per questo conosco anche le dinamiche e i topoi dei romance.
Il problema è che quando lo abbiamo proposto alla Newton ci hanno detto che era poco spicy, in parole povere non c’erano scene di sesso: trasformatelo in un giallo e rimandatecelo, ci ha proposto l’editor. Pensavamo che infilarci un morto bastasse e invece abbiamo dovuto riscrivere il romanzo da capo: alla fine è uscito fuori Caffè con delitto, che ci piace definire un arancione, mezzo giallo e mezzo rosa.
THRILLER LIFE: Poggiobecco e i suoi stravaganti abitanti sono tra i punti di forza di questa serie. Quanto c’è della provincia italiana reale in questo microcosmo fittizio e a cosa vi siete ispirate per tratteggiare personaggi così pittoreschi?
Marzia Elisabetta Polacco: Il pettegolezzo è un po’ la caratteristica dei piccoli paesi e Poggiobecco non fa differenza. In realtà i personaggi sono volutamente esagerati perché sia a me che ad Alessandra piace estremizzare le caratterizzazioni e giocare con l’assurdità delle situazioni. Io sono una grande osservatrice, di solito parlo poco e ascolto quello che succede attorno a me: sono tutte informazioni che incamero per poi rielaborarle in unsecondo momento nei romanzi che scrivo.
THRILLER LIFE: In “Matrimonio con delitto” la narrazione è affidata interamente alla prima
persona di Greta. Come riuscite, lavorando in due, a calarvi così perfettamente nell’identità, nel caos e nell’ironia di un’unica voce narrante?
Marzia Elisabetta Polacco: Nella prima stesura ci dividiamo i capitoli, alternandoli. Ognuno scrive secondo il proprio stile: la prima persona è un grande aiuto, perché paradossalmente è la più semplice da gestire. Poi prima dell’editing definitivo diamo una passata di coppale, o almeno io la intendo così: riscriviamo quello che stride con il resto e cerchiamo di rendere tutto più fluido ed omogeneo.
THRILLER LIFE: Il rapporto tra Greta e sua madre Lodovica è uno dei motori narrativi più forti del libro, specialmente ora che Lodovica si ritrova nel ruolo di principale sospettata. Quanto è stato divertente – e complesso – esplorare questo legame madre-figlia così conflittuale e caotico?
Marzia Elisabetta Polacco: Adoro il personaggio di Lodovica, perché mi permette di sbizzarrirmi nel genere che più mi appartiene, ovvero il grottesco: con Lodovica è facile giocare, esagerare, tirare la corda, farle dire e fare le cose più assurde, perché ogni sua stravaganza rientra nel personaggio. In realtà il rapporto con la figlia è il classico dominatore-succube, con Greta che vorrebbe liberarsi della madre, ma non è abbastanza forte per farlo. Tutto quello che le riesce è sopportare le stramberie di Lodovica e cercare di non farsene coinvolgere troppo.
THRILLER LIFE: La scrittura di questo secondo capitolo ha un ritmo incalzante e una forte carica visiva, che ricorda molto i tempi comici e i meccanismi del cinema. Avete mai pensato a una possibile trasposizione cinematografica o televisiva delle avventure dell’Agenzia dei cuori in fuga? E, se poteste scegliere, quali attori vedreste bene nei panni dei protagonisti Greta e Lorenzo?
Marzia Elisabetta Polacco: Francamente no. È vero che la scrittura ricorda quella delle sceneggiature, con molti dialoghi e poche descrizioni, ma immaginare Greta e Lorenzo sullo schermo, no, proprio non ci riesco.
THRILLER LIFE: Rispetto al romanzo d’esordio dell’Agenzia dei cuori in fuga, in questo secondo volume si avverte una grandissima energia e la voglia di alzare la posta in gioco. Qual è stata la sfida più grande nel riprendere in mano personaggi già amati come Greta e Lorenzo e farli muovere in una storia ancora più ricca, caotica e complessa senza perdere la freschezza dell’inizio?
Marzia Elisabetta Polacco: Il punto di partenza era diverso: quando abbiamo pensato a “Matrimonio con delitto”, lo immaginavamo già come un giallo, a differenza del precedente. Eravamo molto più focalizzate sull’indagine e volevamo crearne una che fosse un po’ più complessa di “Caffè con delitto”. Probabilmente è stato più semplice scrivere il secondo che il primo: almeno non abbiamo dovuto smontarlo e rimontarlo da capo!
THRILLER LIFE: La scelta di far ruotare l’indagine secondaria attorno a un nano da giardino rubato (il celebre “Brontolo”) è un colpo di genio che aggiunge una nota di irresistibile bizzarria. Come vi è venuta in mente questa idea così originale e quanto è stato divertente trasformarla nel motore di qualcosa di molto più grosso?
Marzia Elisabetta Polacco: Divertente pochissimo. A parte gli scherzi, un giorno Alessandra se n’è uscita che voleva inserire i nani da giardini nel romanzo, a qualunque costo. Le piaceva l’idea e non avrebbe abdicato mai e poi mai. Il problema era come infilarli nella trama e trovargli un ruolo che non risultasse kitsch e appiccicato come un francobollo. A furia di rimuginare, un po’ alla volta, ho cominciato a vederli nel romanzo (per chi ha già letto il libro, lo spunto me l’hanno dato le bambole da cui è invasa casa della signora Santina) e ho capito cosa farne, ma mai mi sarei aspettata che andando avanti acquistassero un ruolo così importante.
THRILLER LIFE: Greta e Lorenzo sono ormai entrati nel cuore dei lettori. Senza fare troppi spoiler, potete anticipare ai lettori di ThrillerLife se l’Agenzia dei cuori in fuga riaprirà presto i battenti per un terzo capitolo?
Marzia Elisabetta Polacco: Sì, abbiamo iniziato a scrivere il terzo capitolo della storia, sappiamo già chi è la vittima, chi l’assassino e qual è il movente. Dobbiamo solo capire come arrivarci.
THRILLER LIFE: Prima di salutarti e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di Thrillerlife?
Marzia Elisabetta Polacco: Se parliamo di consigli letterari, posso dire che ho iniziato a leggere gialli da adolescente: Ellery Queen, Agatha Christie e Caroline Graham (quella dell’Ispettore Barnaby, per capirci: The Killing at Badger’s Drift credo sia il giallo più ingegnoso mai scritto).
Un posto speciale nel mio cuore lo occupa Ruth Rendell, forse da noi poco conosciuta, ma di recente 66th and 2nd ha ripubblicato “La morte non sa leggere”, un capolavoro del giallo psicologico. Da anni sono innamorata, non corrisposta purtroppo, di Will Trent, il personaggio creato da Karin Slaugther, mentre da qualche settimana ho scoperto la serie di Jackson Brodie, scritta da Jane Atkinson, che mi sta appassionando molto. Fra i contemporanei veri e propri S.A. Cosby con Il sangue dei peccatori è stato una piacevolissima scoperta.
La redazione di Thriller Life ringrazia Marzia Elisabetta Polacco per la disponibilità.





