Un’immersione nelle atmosfere cupe di “La stanza dei fiori neri”, l’ultimo lavoro di Roberto Carboni

Roberto Carboni

Intervista a Roberto Carboni

TITOLO: “La stanza dei fiori neri”– intervista a Roberto Carboni

DOMANDE DI: Alessandra Boschini

SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Roberto Carboni, con il suo libro “La stanza dei fiori neri” (Newton Compton, 2026) letto e recensito dalla nostra Alessandra Boschini.

Classe 1968, è nato a Bologna e vive sulle colline di Sasso Marconi. È autore di numerosi romanzi e docente di Scrittura creativa a tempo pieno. Nel 2015 è stato premiato con il Nettuno d’Oro (in precedenza attribuito, tra gli altri, a Lucio Dalla e Carlo Lucarelli), nel 2016 con il premio speciale Fondazione Marconi Radio Days (precedentemente premiati Enzo Biagi, Lilli Gruber). Nel 2017 ha vinto il Garfagnana in Giallo, nella sezione Romanzo Classic.

Nel 2018 è stato vincitore del SalerNoir Festival di Salerno. Con la Newton Compton ha pubblicato con successo “Il giallo di Villa Nebbia”, “La collina dei delitti”, “Il segreto dell’antiquario”, “Il mistero di Villa Lamento”, “Il palazzo delle ombre” e “La Stanza dei Fiori Neri”. Il suo sito è robertocarboni.com. Qui trovate le nostre interviste all’autore 

THRILLER LIFE: Dopo Villa Lamento, immersa nei boschi dell’Alto Adige e il Palazzo delle Ombre a Bologna, un’altra ambientazione suggestiva, Rocca Pavone di Monte Scuro, nel cuore dell’Appennino Tosco emiliano. Corridoi e cunicoli, stanze nascoste, sotterranei cupi, biblioteche immense… le atmosfere di antiche dimore si stanno rivelando il file Rouge che unisce i tuoi romanzi. Come nasce questa scelta?

Roberto Carboni: Le dimore fanno parte del gotico, sono una rappresentazione simbolica. Ogni ambientazione ha un aspetto visivo e uno sommerso, che dialoga con il nostro inconscio. È di questo dialogo che si occupa il noir-gotico. Il giallo si occupa della meccanica dell’omicidio: colpevole, movente, arma. Il noir, della dinamica umana che porta all’omicidio.

Il gotico è un noir che usa le parole in modo diverso: più suggestivo, più contaminante, più simbolico, più colorato. L’obiettivo è scriverlo in modo scorrevole, avvincente, semplice, immediato. Deve mordere e non lasciare più la presa. E quel morso deve contaminare.

THRILLER LIFE: Di atmosfere cupe e suggestive si nutrono le pagine di ogni tuo romanzo. Ne “La stanza dei fiori neri” la Foresta delle streghe che “era stata teatro di sacrifici umani, in cui sembravano avvenire fenomeni malvagi e soprannaturali”. Qui vive Leonarda, la cui storia è molto toccante perché chissà quante donne come lei, depositarie di antiche conoscenze, sono state bruciate oppure emarginate. Come nasce il personaggio di Leonarda?

Roberto Carboni: Il tema della Madre, come archetipo junghiano, ha riguardato il secondo atto, Il palazzo delle ombre: gli affetti mancati. Una madre che non ti ha mai amato, che ti ha buttato giù dal nido prima ancora che tu imparassi a volare. Cialdini non ha imparato a volare. Ha imparato a cadere.

Leonarda rappresenta un altro tipo di madre. Paradossalmente, una donna che la società bolla come folle è madre molto più di quanto non lo sia la madre di Cialdini, diva del cinema idolatrata dal mondo intero. Non dimentichiamo quanto l’essere umano viva di apparenza e quanto sia suggestionabile dai media.

Anche Leonarda, quindi, è un simbolo. Ma è investita da una grande empatia, e questo la lega all’affetto del lettore. È impossibile non provare qualcosa nei suoi confronti.

THRILLER LIFE: Paul Cialdini somiglia sempre più a un investigatore dell’occulto, lontano dall’essere un giornalista investigativo: vegetariano come Dylan Dog e un po’ detective dell’impossibile come Martin Mistére. Non trova pace, ne esce sempre con le ossa rotte, ogni avventura prevede una tappa all’ospedale e si ficca sempre in un mare di guai.

Curioso, intuitivo, passionale, si lascia sempre coinvolgere emotivamente in ogni sua ricerca. Imparerà a convivere con i suoi demoni?

Roberto Carboni: Dylan Dog e Martin Mystère sono personaggi dei fumetti e, come tali, sopra le righe, costruiti sugli stereotipi: «Groucho, la pistola!». Un po’ come le battute del cabaret. Fa parte del gioco. I miei romanzi sono ancorati alla realtà, all’inconscio umano, alla paura degli spiriti, non agli spiriti in sé.

Cialdini non si occupa di paranormale: come capita a tutti noi nella vita, gli succede di rapportarsi con fenomeni all’apparenza inspiegabili. Forse è più vicino alle storie di Scooby-Doo. Al termine della trilogia riesce a trovare qualche compromesso con sé stesso. Tutte le trilogie si costruiscono su tesi, antitesi e sintesi: la triade dialettica che siamo abituati ad associare a Hegel. Aristotele, nella Poetica, la diceva in modo più semplice: principio, mezzo e fine.

Il terzo episodio di Cialdini si pone proprio quella domanda: cosa ci faccio, con i miei spettri? Quali vale la pena tenere e quali lasciarsi alle spalle? Quali smettere di nutrire? Tutti noi, a un certo punto, dovremmo domandarcelo. Per questo Cialdini non può essere paragonato ai fumetti.

I personaggi seriali dei fumetti sono bidimensionali. Non cambiano mai. Non evolvono, non disegnano un arco. Molti personaggi dei fumetti, supereroi e comici, non possono evolvere. Evolvere significa cambiare. Ve li immaginate Stanlio e Ollio che diventano saggi? Chi riderebbe più?

THRILLER LIFE: Il Kompte è una figura piuttosto bizzarra: la sua collezione di animali deformi, la storia del suo gemello cresciuto dentro di lui, il suo modo di vestire all’antica e gli esperimenti scientifici; eppure, sembra condividere con Cialdini le sofferenze di un passato che ha segnato entrambi.

Traumi infantili, abbandoni, incapacità di amare e infanzia negata sono temi ricorrenti dei tuoi romanzi. Sono argomenti che ti stanno molto a cuore?

Roberto Carboni: Fanno sempre parte del tema degli affetti mancati. Il mistero di Villa Lamento riguardava gli affetti perduti: la fidanzata di Cialdini, incinta, morta in un incidente aereo. Gli argomenti non devono stare a cuore a me: devono essere pertinenti alla storia. Una storia è un organismo, ogni organo va al suo posto.

E l’organismo dev’essere completo per funzionare. La drammaturgia prevede razionalità, non emotività. Anche se il risultato finale deve essere l’emozione. E-mozione: ciò che ci muove.

THRILLER LIFE: Il tema centrale di “La stanza dei fiori neri” è l’incapacità di lasciar andare chi amiamo, la non accettazione della morte, il volerla controllare mescolando scienza e negromanzia. L’uomo ha da sempre cercato spiegazioni e una sorta di collegamento con l’aldilà, il bisogno di risposte può generare angoscia e disperazione. Paul Cialdini ha sofferto moltissimo per la prematura morte del padre, poi ha perso Alysia e la loro bimba che portava in grembo: troverà mai pace?

Roberto Carboni: Quasi. Il tema de La stanza dei fiori neri sono gli spettri che ci portiamo dentro, e il modo in cui possiamo mediare con loro. Risolverli, nel senso freudiano del termine. I saggi non cercano la pace: sanno che non è possibile. I saggi trasformano il dolore in esperienza e in una futura ricerca di felicità. Se non sappiamo che cosa ci renderebbe felici, navighiamo nelle tenebre. Se ne abbiamo consapevolezza, i momenti di infelicità diventano momenti di ricerca della felicità. È tutta un’altra prospettiva.

THRILLER LIFE: Leonarda e il Kompte, due personaggi diversissimi tra loro, per estrazione sociale e culturale, eppure vittime della stessa disperazione, entrambi emarginati, entrambi soli. Come nascono i tuoi personaggi? Per le tue storie da cosa parti, quali sono gli input da cui scaturiscono le idee?

Roberto Carboni: Mi ripeto: in drammaturgia una storia non nasce da un’idea o da un personaggio. Nasce da un tema. È il granello di sabbia che si trasforma in perla. Qui, fin dall’inizio, l’idea è stata quella di una trilogia degli affetti e degli spettri intesi come vestigia della nostra vita. Il resto è consequenziale.

Il protagonista porta avanti la storia e si relaziona con il lettore; i personaggi secondari gli fanno da cornice e rappresentano gli archetipi che di volta in volta la storia richiede.

THRILLER LIFE: Da scrittore sarai prima di tutto un lettore: quali sono gli autori che più ti hanno ispirato e regalato emozioni?

Roberto Carboni: A centinaia. Impossibile nominarli tutti. Jung, Dostoevskij, Čechov, Hemingway, Philip Roth, Bolaño, Bulgakov, Nabokov, Simenon… no, no, è proprio impossibile. Ho un rispetto enorme per i Maestri.

THRILLER LIFE: Prima di salutarti e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di Thrillerlife?

Roberto Carboni: Consigli? Oh, mio Dio, no. Sono un normalissimo scrittore e grazie al Cielo non sono affetto da narcisismo cronico. Nessun consiglio. Mi auguro che si divertano e auguro loro il meglio. Anche solo per la pazienza che hanno avuto ad arrivare fin qui.

La redazione di Thriller Life ringrazia Roberto Carboni per la disponibilità.

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