“Alla scoperta di Liten – intervista al misterioso Arwin J. Seaman”

Arwin J. Seaman

Intervista a Arwin J. Seaman

DOMANDE DI: Laura Crottini

SPAZIO CURATO DA: Laura Crottini

L'isola del passato

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Arwin J. Seaman misterioso autore di L’isola del passato(Piemme Edizioni, 2026) letto e recensito dalla nostra Laura (Link recensione).

THRILLER LIFE: Da volume a volume il Punto di Vista cambia ogni volta e spesso emergono piccoli dettagli che erano già presenti in altri volumi e che all’improvviso acquistano significato, senza contare che la voce narrante cambia molto la percezione dei fatti; quello che vogliamo chiederti è quindi: ha già un idea di tutti e sei i POV e quindi della storia di base di ogni volume oppure procede man mano, magari anche in base chi prende più o meno consensi da parte dei lettori?

ARWIN J. SEAMAN: Quando il progetto è stato proposto, conteneva già la sinossi di tutti e sei i volumi, quale sarebbe stata la voce narrante di ciascuno e quale il suo punto di vista su Liten e i vari comprimari. Questa è stata un’elaborazione complessa e profondamente ragionata, perché, per esempio, sarebbe stato impossibile avere Malin protagonista oltre il secondo volume, poiché sarebbe cresciuta troppo e quindi i tormenti dell’adolescenza (e le sue intemperanze) sarebbero stati meno efficaci. Se avessi dovuto seguire il favore del pubblico, Henning Olsson sarebbe stato protagonista di tutte le vicende.

TL: In questo volume abbiamo la presenza di due linee temporali differenti, ma in un certo senso parallele; come mai questa scelta stilistica così differente dagli altri volumi? E come hai strutturato la stesura?

ARWIN J. SEAMAN: Era nodale, per me, che i libri si differenziassero in maniera netta. Avevo quindi scelto temi diversi: morti rituali, stalking, scomparsa, cold case (più gli ultimi due). Cambiando il punto di vista (riferendomi sempre a Malin: lei non avrebbe mai potuto avere informazioni dirette sulle indagini di polizia, il che rendeva più complesso veicolare i vari indizi) cambia il ritmo e il modo di raccontare.

Annelie è stata sin dal primo volume fortemente ancorata al passato, a quell’indagine chiusa in fretta e al suo inspiegabile trasferimento su Liten, di cui sapevamo poco e solo attraverso l’opinione di altri personaggi. Le andava riconosciuta una testimonianza diretta sul passato, oltre che la narrazione del presente. Ma non ho scritto le due linee separatamente, ho lavorato piuttosto accoppiando i capitoli in peso e contrappeso.

TL: Ora una piccola curiosità: scrivendo sotto pseudonimo avrebbe potuto reinventarsi in qualsiasi modo e scrivere qualsiasi cosa; come mai proprio il thriller nordico? Come si è preparato e avvicinato a questo genere?

ARWIN J. SEAMAN: Lo frequentavo da lettore, naturalmente, e ho notato che sono libri che hanno sempre una certa misura, quasi uno schema, che li rende equilibrati. Si tratta di un modo di raccontare più razionale e meno istintivo, che presenta un certo rigore. Era una strada interessante, per me, più composta ma meno prevedibile di altre. Mi vi sono accostato come avrei potuto fare con una qualsiasi disciplina orientale.

TL: I suoi personaggi sono tutti completamente diversi e sempre molto ben strutturati, passiamo dall’adolescente irrequieta, all’uomo di mezza età alla giovane poliziotta ambiziosa; si ispira a qualcuno per poter variare così tanto? Ma soprattutto quale è stato il suo punto di vista preferito sino ad ora?

ARWIN J. SEAMAN: Per deformazione professionale, noi scrittori rubiamo sempre qualcosa alla realtà, a chi abbiamo conosciuto, a personaggi di cui abbiamo letto. Ma scrivere sottraendo non è interessante. Sono partito da sei stereotipi e non li ho trattati come tali. L’agente della scientifica bello e dannato, l’adolescente ribelle, il poliziotto di campagna, la poliziotta ambiziosa e algida, il medico legale amichevole e il giovane agente entusiasta. Possiamo ritrovarli in tanti volumi, ma io ho voluto prendere la loro essenza, senza negarla, e renderla umana, vera, mostrando le sfumature, ciò che resta in ombra. Va da sé che, fosse solo per affinità, comprendo perfettamente il punto di vista di Owe Dahlberg.

TL: Leggendo tutti i volumi si nota una forte presenza della famiglia Andersson e una certa nota di orgoglio nel mostrarla, sembra quasi che i veri protagonisti della serie siano loro, massimo emblema di Liten; le chiediamo quindi dove è nata l’idea di questa famiglia così anacronistica eppure così reale?

ARWIN J. SEAMAN: Ho sovente raccontato di conoscere da vicino le piccole comunità montane. Famiglie come quella, lì ci sono ancora, attaccate alle tradizioni, refrattarie ai cambiamenti, spesso benestanti senza esibire mai il denaro. Gli Andersson sono il mio personale coro greco. Anche se in maniera spiacevole, dicono sempre la verità sulla natura dell’isola e dei suoi abitanti. Con il tempo mi ci sono, inevitabilmente, affezionato.

TL: Prima di salutarla, c’è qualcosa che vorrebbe dire ai lettori di ThrillerLife?

ARWIN J. SEAMAN: Porto la mia testimonianza in difesa di questo genere. Il thriller è una lente d’ingrandimento sulla realtà, raccontata forse nei suoi aspetti estremi, ma autentica. Chi ama il thriller è curioso della vita e la curiosità è una delle forze più potenti del mondo.

La redazione di Thriller Life ringrazia Arwin J. Seaman per la disponibilità

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