Claudia Girardi e la Taranto del “Delitto a Via delle Rose”

Claudia Girardi

Intervista a Claudia Girardi

DOMANDE DI: Alessandra Boschini

SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Delitto a via delle rose

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Claudia Girardi con il suo libro Delitto a Via delle Rose” (Newton Compton, 2026) letto e recensito dalla nostra Alessandra (Link).

Claudia Girardi è nata a Taranto nel 1971, si è laureata in Lettere moderne e dal 2003 lavora in un’industria. La passione per la scrittura e la lettura accompagna da sempre la sua vita. “Delitto a Via delle Rose” è il suo primo romanzo pubblicato con la Newton Compton.

THRILLER LIFE: Grazie per averci concesso il tuo tempo e benvenuta nel mondo del giallo. Cosa ti ha spinta a scrivere una storia che vede protagonista un commissario donna e una trama che ha come sfondo due omicidi avvenuti nella stessa famiglia a distanza di vent’anni? Non temi che il panorama del giallo italiano possa essere già “saturo” di storie come questa?

CLAUDIA GIRARDI: Io ringrazio voi per l’ospitalità e per lo spazio che mi state dedicando.
“Delitto a Via delle Rose” è nato da una domanda: cosa accadrebbe se all’improvviso il passato tornasse per chiudere un conto rimasto aperto? Da lì ho cominciato a immaginare i personaggi e i possibili intrecci.

La commissaria Silvia De Luca ha preso forma da un’esigenza precisa. Volevo allontanarmi dall’immagine quasi mitologica del commissario infallibile, raccontando una donna in tutte le sue stratificazioni, capace di entrare su una scena del crimine con autorevolezza e poi portarsi dentro dubbi e paure. Silvia è una persona che si chiede sempre se sta facendo la cosa giusta. Sbaglia, vacilla, cade e si rialza. A volte non ha risposte immediate, eppure continua a cercarle. Una di noi, insomma.
Sul “rischio saturazione” del giallo italiano credo che i delitti siano spesso simili, ma la voce con cui vengono raccontati faccia la differenza. E poi, diciamolo, noi italiani abbiamo famiglie così complicate che il materiale non finirà mai.

TL: ⁠Il commissario Silvia De Luca ha presentato le dimissioni, l’indagine precedente “l’aveva prosciugata, lasciandola senza forze” ma, allo stesso tempo “adorava il suo lavoro e non riusciva a sottrarsi al bisogno di difendere il bene da chi lo metteva a repentaglio”. È una “combinazione di autorevolezza e sensibilità” in grado di conquistare tutti quelli che la circondano. Quanto c’è di Claudia Girardi in Silvia De Luca?

CLAUDIA GIRARDI: C’è molto di mio, anche se me ne sono resa conto soltanto alla fine. C’è la mia sensibilità, il mio modo di leggere ciò che accade intorno, il modo in cui vive le emozioni. Tende a caricarsi tutto addosso, anche quello che dovrebbe lasciare fuori dalla porta. Io, con gli anni, ho imparato un po’ di più a lasciar andare le cose spiacevoli; Silvia ci sta ancora lavorando. In lei ho riposto la mia sensibilità e forse anche quella convinzione ostinata che, nonostante tutto, il bene valga sempre la fatica.

TL: Dalla morte del padre, per Silvia De Luca la percezione della vita cambia e quando viene chiamata sul luogo dell’omicidio scopre che il misfatto è avvenuto proprio nell’appartamento in cui ha vissuto vent’anni della sua vita: “quella ferita mai cicatrizzata sembrava riaprirsi”. Si sente esposta e fragile, è anche per questo motivo che non riesce a lasciarsi andare con il collega Gentile e riuscire a vivere una storia come uomo e donna e non solo come colleghi?

CLAUDIA GIRARDI: Silvia è una donna che ha imparato a proteggersi. La perdita del padre le ha lasciato addosso la sensazione che tutto possa rompersi da un momento all’altro, e tornare nella casa in cui ha vissuto vuol dire fare i conti con fantasmi che credeva sepolti.

Con Giulio c’è una grande attrazione, ma lei è il suo capo e sa quanto sarebbe complicato. Lasciarsi coinvolgere davvero vorrebbe dire abbassare le difese, e Silvia, almeno per ora, è molto più brava a risolvere delitti che a gestire i sentimenti.

Anche se, a volte, il confine tra ciò che prova e ciò che dovrebbe fare diventa molto più sottile di quanto vorrebbe ammettere. Il problema è che Giulio sembra avere la pericolosa capacità di far vacillare tutte le sue certezze.

TL: La figura del commissario Magazzino, in pensione da anni ma di cui Silvia De Luca si fida ciecamente perché suo mentore, risulta essere un personaggio che nasconde un segreto. A lui si rivolge perché si occupò del caso Urselli, avvenuto vent’anni prima e che il commissario trattò con leggerezza. Quanto è importante quel filo che collega passato e presente?

CLAUDIA GIRARDI: Per me il passato è quasi sempre un personaggio nascosto. Mi affascina l’idea che ciò che crediamo chiuso o dimenticato continui invece a influenzare il presente. Il caso Urselli è proprio questo, una ferita mai guarita, un errore che continua a produrre conseguenze. E il commissario Magazzino ne è, in qualche modo, il simbolo.

TL: La famiglia Urselli nasconde diversi intrallazzi, segreti, è un vero ginepraio di personaggi strani e bizzarri. Come nascono i tuoi personaggi, dove prendi spunto per crearli e dar loro vita?

CLAUDIA GIRARDI: I miei personaggi nascono un po’ ovunque, da persone incontrate per caso, da una frase ascoltata al bar, da certe espressioni che restano impresse. Mi diverte creare famiglie in apparenza rispettabili che, piano piano, mostrano tutte le contraddizioni nascoste. Gli Urselli sono un concentrato di segreti, ambizioni, stranezze e tensioni, il materiale ideale per far impazzire una commissaria.

Una delle figure peggiori del romanzo, Olga La Manna, è nata da una donna che vedevo in un parco mentre correvo. Era impossibile non notarla. Avanzava velocissima, seguita da un piccolo gruppo di podisti amatoriali che faticava a tenere il passo. Bacchettava tutti, scandiva il ritmo della corsa, inveiva contro chi non riusciva a starle dietro. È stata un’antipatia immediata.

L’ho incontrata varie volte mentre scrivevo il romanzo e le ho persino rubato qualche frase. Poi ho cambiato orari e non l’ho più vista, ma intanto era diventata un personaggio importante. Ho cercato di entrare nella sua testa, di capire la sua visione degli altri e il suo modo di stare nel mondo. Potete immaginare la mia faccia quando, qualche giorno fa, l’ho rivista per caso. Io ho l’impressione di conoscere tutti i suoi segreti, mentre lei ignora completamente di essere finita in un romanzo.

TL: Taranto è più che uno sfondo paesaggistico, diventa parte fondamentale della trama: la città vecchia e la città nuova, la sua “bellezza struggente”, l’aria limpida di terra, di natura e poi i profumi dei mandorli in fiore e Grottaglie con “le pennellate di colore” e la sua tradizione di ceramisti. Quanto sei legata al tuo territorio e che importanza ha per te poterlo riproporre nel romanzo?

CLAUDIA GIRARDI: Il legame con la mia terra è fortissimo. Taranto è una presenza viva nel romanzo. Ho cercato di raccontarne la bellezza, le atmosfere, gli angoli che magari attraversiamo ogni giorno distrattamente senza renderci conto di quanta storia custodiscano.

Mi piaceva l’idea di mostrare una città con le sue ombre ma anche con i suoi colori, gli odori, il mare e la luce. In fondo i luoghi ci somigliano, conservano la memoria di ciò che è stato, quasi fossero presenze silenziose che osservano tutto.

TL: Il sottotitolo del romanzo cita “La prima indagine per la commissaria De Luca”, è lecito pensare che seguiranno altre avventure per questa squadra così unita e che leggeremo presto un seguito?

CLAUDIA GIRARDI: Silvia De Luca è una donna testarda che non ama stare ferma, quindi sì, l’idea è quella di continuare a darle spazio. Del resto sta già facendo tutto da sola, sequestrandomi ogni notte davanti al computer, e credo che non mollerà la presa finché non scriverò la parola fine alla sua seconda indagine.

C’è da dire che sono molto affezionata a lei e alla sua squadra, e sono la prima a voler sapere cosa accadrà. Anche perché Silvia ha ancora parecchi conti aperti, sia con i criminali sia con sé stessa.

TL: ⁠Che tipo di lettrice è Claudia Girardi? Ci sono autori a cui ti sei ispirata e che ti hanno dato spunto per la scrittura del tuo romanzo?

CLAUDIA GIRARDI: Sono una lettrice onnivora, passo dal giallo al saggio o al romanzo storico anche durante la stessa nottata. La mia scrittrice preferita resta Simone de Beauvoir. L’ho scoperta intorno ai vent’anni preparando un esame di letteratura francese, e poi ho letto tutto quello che ha scritto. La sua è una scrittura potente, lucidissima, capace di scavare dentro le coscienze.

Se penso invece ai modelli nel giallo, da adolescente ho amato molto Agatha Christie, soprattutto i romanzi con Miss Marple. Quell’apparente fragilità che nasconde un’intelligenza affilatissima mi ha sempre affascinata.

Amo gli autori che riescono a creare atmosfere e personaggi che sembrano veri, quelli che ti fanno pensare “sì, potrei incontrarlo davvero”. L’avvocato Guerrieri e il commissario Ricciardi, per esempio, sono figure impossibili da dimenticare.

Mi piacciono molto autrici come Cristina Cassar Scalia e Gabriella Genisi perché riescono a unire indagine, ironia e territorio in modo straordinario. E credo che il territorio, quando entra davvero nella storia, possa diventare memorabile quanto i personaggi.

TL: ⁠Prima di salutarci e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di Thriller Life?

CLAUDIA GIRARDI: Ai lettori di Thriller Life direi: “lasciatevi sorprendere”. Dai libri, dai personaggi imperfetti, dalle storie che magari iniziano piano e poi restano dentro.

E se aprirete “Delitto a Via delle Rose”, spero che vi sentirete anche voi un po’ parte della squadra di Silvia De Luca. Magari iniziando a guardare con occhi diversi certe famiglie troppo perfette o certi silenzi che sembrano innocui. Perché a volte i segreti più pericolosi si nascondono proprio nei luoghi che crediamo di conoscere meglio.

La redazione di Thriller Life ringrazia Claudia Girardi per la collaborazione.

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